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- La strana morte dell’ammiraglio è stato scritto a più mani dai membri del Detection Club, tra cui Agatha Christie.
- Si tratta di un giallo in stile inglese: la storia inizia con la scoperta del corpo dell’ammiraglio Penistone e si sviluppa tra omertà e personaggi dal tipico aplomb britannico.
- La struttura collaborativa presenta anche dei punti deboli, come ad esempio le ripetizioni dovute alla necessità per ogni autore di ricollegarsi a quanto scritto in precedenza.
Che cos’è un romanzo collettivo? Un esempio arriva dall’editore Giunti, che ha ripubblicato quest’anno La strana morte dell’ammiraglio nella traduzione di Roberto Serrai. Si tratta di un libro frutto di un esperimento letterario nato all’interno del Detection Club, un’associazione di scrittori britannici di spicco. Tra i membri figurano nomi del calibro di Agatha Christie, Dorothy L. Sayers, G. K. Chesterton e Henry Wade. Tutti uniti da un’idea ambiziosa: creare un romanzo poliziesco scritto a più mani.
Le regole del romanzo collettivo
L’originalità del progetto risiedeva nelle regole ferree che ne governavano la realizzazione. Ogni autore si doveva cimentare nella stesura di un capitolo, partendo dalle fondamenta gettate dal primo scrittore: un omicidio e una serie di indizi iniziali. Ogni autore inoltre doveva rispettare quanto scritto dai predecessori, garantendo la coerenza logica degli indizi e la loro risoluzione razionale. Il compito di svelare il mistero e di collegare tutti i fili narrativi spettava all’ultimo scrittore.
Nel caso de La strana morte dell’ammiraglio, il racconto prende avvio dalla scoperta del corpo senza vita dell’ammiraglio Penistone a bordo di un’imbarcazione, sul fiume Whyn, un corso d’acqua il cui flusso muta in base alle maree. L’ispettore Rudge viene incaricato delle indagini, ma si trova di fronte a un muro di omertà. Tutti coloro che ruotano attorno all’ammiraglio sembrano nascondere qualcosa e nessuno è disposto a rivelare il proprio alibi per la notte dell’omicidio. Si sviluppa così un giallo in puro stile inglese, con personaggi dal tipico aplomb britannico e un sottile umorismo. Non manca un omaggio a Sherlock Holmes, l’investigatore per antonomasia.
Gli indizi, disseminati e sviluppati capitolo dopo capitolo, si incastrano in modo efficace, creando un intreccio avvincente. Tuttavia, la struttura collaborativa del romanzo presenta anche dei punti deboli. Le ripetizioni, dovute alla necessità per ogni autore di ricollegarsi a quanto scritto in precedenza, possono appesantire la lettura. Nonostante ciò, l’opera offre uno spaccato interessante delle diverse sensibilità e dei diversi stili di scrittura dei vari autori.
- Un esperimento letterario audace e originale... 👍...
- Un giallo un po' ripetitivo, ma... 🤨...
- E se l'omicidio fosse solo un pretesto...? 🤔...
L’ambientazione e i personaggi dell’opera
Il romanzo collettivo è ambientato negli anni Trenta, un periodo storico caratterizzato da grandi cambiamenti sociali e politici. L’eco della Prima Guerra Mondiale è ancora presente e la società inglese è alle prese con nuove sfide e nuove tensioni. Un contesto storico che contribuisce a dare profondità e spessore alla narrazione.
L’ammiraglio Penistone, la vittima, è una figura enigmatica, circondata da un alone di mistero. La sua morte innesca una serie di eventi che sconvolgono la tranquilla routine della comunità locale. L’ispettore Rudge, il detective incaricato delle indagini, è un uomo metodico e perspicace, determinato a scoprire la verità, anche a costo di scontrarsi con l’omertà e i segreti dei testimoni.
I personaggi secondari, come la signora Davis, la comare dell’hotel Lord Marshal, e gli altri sospettati, contribuiscono a creare un’atmosfera di suspense e di intrigo. Ognuno di loro ha un motivo per nascondere qualcosa, e l’ispettore Rudge dovrà fare appello a tutte le sue capacità investigative per smascherare il colpevole.
L’ambientazione gioca un ruolo fondamentale nella narrazione. Il fiume Whyn, con le sue maree che cambiano direzione, diventa un simbolo dell’incertezza e dell’imprevedibilità. La barca su cui viene ritrovato il cadavere dell’ammiraglio è un luogo isolato e misterioso, che contribuisce a creare un’atmosfera di inquietudine. L’hotel Lord Marshal, con i suoi corridoi labirintici e le sue stanze piene di segreti, è un microcosmo della società inglese dell’epoca, con le sue convenzioni e le sue ipocrisie.
Il contributo di Agatha Christie
Un esempio eloquente è il quarto capitolo, firmato da Agatha Christie, che propone ai lettori la figura della signora Davis. Proprietaria dell’hotel Lord Marshal, incarna la classica comare che apparentemente non vede e non sa nulla, ma che in realtà è a conoscenza di ogni dettaglio. Il suo è un vero e proprio monologo, ricco di sfumature e di dettagli rivelatori.
Nel 2026, fra l’altro, ricorrono i cinquant’anni dalla scomparsa della regina del giallo. La sua eredità letteraria si può considerare seconda solo a quella di Shakespeare per popolarità e numero di traduzioni. Sempre Giunti, in occasione della ricorrenza, ha dato alle stampe a gennaio il romanzo biografico Indomabile di Susanne Lieder. L’opera ripercorre le tappe fondamentali dell’esistenza di Agatha Mary Clarissa Miller, in arte Agatha Christie, gettando nuova luce sulla genesi del suo talento e sulla formazione della sua personalità.
Per orientarsi fra testo e contesto
La strana morte dell’ammiraglio è un’opera che merita di essere riscoperta per la sua originalità e per la sua capacità di coinvolgere il lettore in un intricato gioco di indizi e di sospetti, nonostante le pecche che la caratterizzano.
La sperimentazione letteraria del Detection Club appartiene a un filone che ha visto diversi autori cimentarsi nella scrittura collaborativa. Un esempio simile, sebbene in un contesto diverso, può essere rintracciato nel teatro, dove la figura del drammaturgo è spesso affiancata da quella del regista e degli attori, che contribuiscono a dare forma all’opera finale. Allo stesso modo, nel cinema, la realizzazione di un film è il risultato del lavoro di un’équipe di professionisti, ognuno dei quali apporta il proprio contributo alla creazione dell’opera.








