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- Rimpatrio di Ève Guerra ha vinto il Prix Goncourt opera prima nel 2024, consacrando l’autrice come una voce emergente nella letteratura contemporanea.
- Annabella, la protagonista, ha 23 anni e affronta il lutto del padre, un evento che riapre ferite del passato e la costringe a confrontarsi con un rapporto conflittuale.
- «Quando mi chiedono se ho un mio paese, io rispondo foresta» dice la protagonista divisa tra le sue radici africane e la vita in Francia.
Il romanzo d’esordio di Ève Guerra, Rimpatrio (Feltrinelli Gramma, traduzione di Anna D’Elia), vincitore del Prix Goncourt opera prima nel 2024, è un’opera potente e toccante che affronta il tema dell’identità, del lutto e del complesso rapporto tra padre e figlia. Il racconto, ambientato tra l’Africa e l’Europa, precisamente a Lione, segue le vicende di Annabella, una giovane donna di soli 23 anni, originaria del Congo-Brazzaville e cresciuta tra Camerun e Gabon, che si trova a confrontarsi con la notizia della morte del padre. Un evento che, per quanto atteso e in un certo senso desiderato, la sconvolge profondamente, catapultandola in un vortice di ricordi, rimpianti e interrogativi esistenziali.
La particolarità di Rimpatrio risiede nella sua capacità di muoversi fluidamente tra realtà e metafora, offrendo al lettore una prospettiva intima e soggettiva sulla vita di Annabella. La morte del padre, avvenuta in circostanze tragiche a causa di un incidente sul lavoro, diventa il catalizzatore di un viaggio interiore alla scoperta di sé e del proprio passato. Annabella, infatti, aveva già “ucciso” il padre nel suo cuore, dopo aver scoperto una sua menzogna. La notizia della sua scomparsa fisica riapre vecchie ferite e la costringe a fare i conti con un rapporto conflittuale, segnato da silenzi, incomprensioni e dolorose rivelazioni.
Rimpatrio di Ève Guerra come ricostruzione
La narrazione si sviluppa su due piani temporali: il presente, in cui Annabella si destreggia tra le pratiche burocratiche per il rimpatrio della salma del padre, e il passato, rievocato attraverso flashback che ricostruiscono la sua infanzia e il suo rapporto con i genitori. Un padre autoritario e distante, incapace di esprimere affetto, e una madre assente, fuggita di casa quando Annabella era ancora bambina. Un’infanzia segnata dalla mancanza di affetto e dalla difficoltà di trovare un proprio posto nel mondo, come sottolinea la stessa protagonista:
Quando mi chiedono se ho un mio paese, io rispondo foresta.
Il lutto diventa, per Annabella, un’occasione per ripercorrere la propria storia, per dare un senso agli eventi del passato e per ricostruire la propria identità. Un percorso doloroso e complesso, ricostruito con una lingua frammentata e spezzata, che riflette la difficoltà di elaborare il trauma e di trovare le parole giuste per esprimere il proprio dolore. La scrittura di Ève Guerra si distingue per la sua originalità e per la sua capacità di rendere la complessità emotiva della protagonista. Frasi brevi e incisive, punteggiatura essenziale, un ritmo incalzante che trascina il lettore nel vortice interiore di Annabella.
La protagonista si aggrappa alla cultura come ancora di salvezza, trovando conforto nella letteratura e nello studio. Nonostante le difficoltà economiche e la precarietà della sua situazione, Annabella si iscrive a Lettere, consapevole del potere della parola nel dare un senso al mondo e nell’elaborare il proprio vissuto. La letteratura diventa uno strumento per comprendere il passato, per dare voce al proprio dolore e per trovare la forza di andare avanti.
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- Non mi ha convinto del tutto, mi aspettavo di più... 🤔...
- E se il vero rimpatrio fosse quello interiore? 🌍......
Un romanzo tra radici e identità
Il rapporto con il padre è al centro della narrazione. Un rapporto ambivalente, fatto di amore e odio, di ammirazione e risentimento. Annabella oscilla tra il desiderio di vendetta e il bisogno di perdono, tra il rifiuto e la nostalgia. La morte del padre la costringe a confrontarsi con i propri sentimenti e a fare i conti con un passato che non può essere cancellato. La protagonista si interroga sul significato della paternità, sul ruolo del padre nella sua vita e sull’eredità che le ha lasciato.
Rimpatrio è anche un romanzo sull’identità, sulla difficoltà di trovare un proprio posto nel mondo quando si è sradicati dalla propria terra e catapultati in una realtà diversa. Annabella si sente sospesa tra due mondi, tra le sue radici africane e la sua vita in Francia. Un’orfana di sicurezze, incapace di legarsi a chiunque e di slegarsi da certe antiche catene. La sua identità è frammentata, divisa tra il passato e il presente, tra l’Africa e l’Europa.
Per orientarsi fra testo e contesto
Il romanzo si conclude con il rimpatrio della salma del padre, un evento che segna una svolta nella vita di Annabella. La protagonista sembra trovare una nuova consapevolezza di sé e del proprio passato. Il lutto non è ancora elaborato, ma Annabella sembra aver trovato la forza di andare avanti, di ricostruire la propria vita e di trovare un proprio posto nel mondo.
La protagonista si interroga sul significato dell’appartenenza, sulla difficoltà di integrarsi in una società che la percepisce come diversa. Il razzismo e la discriminazione sono temi ricorrenti nel romanzo, che denuncia le ingiustizie e le disuguaglianze che colpiscono i migranti e le persone di origine africana.
In tal senso, Rimpatrio di Ève Guerra è un romanzo che introduce a una prospettiva originale sulla vita di una giovane donna alle prese con un passato doloroso e un futuro incerto. Si tratta di un’opera prima di grande valore, che conferma il talento di una scrittrice promettente.








