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- Il 5 novembre 2025 è scomparso Tomaso Kemeny. Nato a Budapest nel 1939, si trasferì a Milano nel 1948, dove ha vissuto fino alla morte.
- Kemeny è stato tra i fondatori del mitomodernismo, un movimento che unisce tradizione e modernità attraverso la poesia come strumento di azione civile.
- Tra le sue opere principali rientrano Il guanto del sicario (1976), Il libro dell’angelo (1991) e La Transilvania liberata (2005).
Il 5 novembre 2025 è morto a Milano Tomaso Kemeny. Poeta, scrittore, critico letterario, drammaturgo e traduttore di origine ungherese naturalizzato italiano, per Kemeny la poesia era un’arma con cui combattere in nome della bellezza e della libertà espressiva. Nato a Budapest nel 1939, ha vissuto a Milano a partire dal 1948, città che ha eletto a sua patria adottiva e dove ha sviluppato un profondo amore per la lingua italiana, divenuta il veicolo privilegiato della sua espressione lirica.
La figura di Tomaso Kemeny è quella di un intellettuale cosmopolita, capace di attraversare confini geografici e disciplinari con una disinvoltura disarmante. La sua formazione accademica, culminata con la cattedra di Letteratura inglese all’Università di Pavia, lo ha portato a confrontarsi con i grandi classici della letteratura anglosassone, da Shakespeare a Dylan Thomas, senza mai perdere di vista la sua vocazione primaria: la poesia.
Kemeny è stato anche un traduttore raffinato, un critico acuto e un saggista prolifico. Soprattutto è stato un poeta capace di fondere mito, storia e attualità in una sintesi originale e profondamente suggestiva. La sua opera, vasta e variegata, spazia dalla poesia all’epica, dal teatro alla narrativa. Sempre animata da una tensione ideale verso la bellezza e la verità.
Tomaso Kemeny e il mitomodernismo
Kemeny è stato tra i fondatori del mitomodernismo, un movimento culturale che ha cercato di coniugare la tradizione mitologica con le istanze del mondo contemporaneo (come spiega lui stesso qui). Insieme a Giuseppe Conte e Stefano Zecchi, Kemeny ha promosso un’idea di poesia come strumento di azione civile, capace di risvegliare le coscienze e di stimolare un rinnovato senso di appartenenza alla comunità umana. Le sue “azioni poetiche”, come l’occupazione simbolica di Santa Croce a Firenze o la “Freccia della poesia” da Napoli a Milano, sono stati gesti provocatori, volti a riaffermare il valore della bellezza e della creatività in un’epoca dominata dal conformismo e dalla mercificazione.
Kemeny ha incarnato l’ideale del poeta come combattente per la bellezza, un guerriero armato di parole e di idee, capace di sfidare il potere e di difendere la libertà di pensiero.
Tra le sue opere più significative si ricordano Il guanto del sicario (1976), un’opera avanguardistica pubblicata in inglese e italiano a New York, Il libro dell’angelo (1991), una raccolta di liriche visionarie, La Transilvania liberata (2005), un poema epico e onirico tradotto in ungherese e tedesco, Don Giovanni innamorato, un romanzo ricco di trovate erotiche, Poemetto gastronomico e altri nutrimenti (2012), una sarabanda di versi rossiniani, e Per il lobo d’oro (2020), un memoir evocativo.
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Per orientarsi fra testo e contesto
Fiori incendiari
Sotto la stella nera dell’endecasillabo
la vita appare come una farsa.
I guardiani della vita e della morte
portano i gattacci ad affogare.
Ma io nel tuo sorrido
ho trovato il paese meraviglioso
dove gli alberi crescono oltre
i cieli.
Per questo riesco a scrivere
fiori incendiari di notte
perché illuminino i tuoi giorni.
La figura poliedrica di Tomaso Kemeny in veste di poeta, scrittore, critico e agitatore culturale ha saputo incarnare un’idea di intellettuale impegnato, capace di coniugare l’amore per la bellezza con l’azione civile. La sua invenzione del mitomodernismo testimonia la volontà di superare le sterili contrapposizioni fra tradizione e modernità, alla ricerca di un nuovo umanesimo che sappia valorizzare il patrimonio culturale del passato senza rinunciare alle sfide del presente. Kemeny è stato un maestro di pensiero e un guida spirituale per molti che hanno trovato in lui un esempio di coerenza e di passione.
La sua scomparsa ci invita a riflettere sul ruolo della poesia nella società contemporanea. Kemeny ci ha insegnato infatti che la poesia non è un semplice esercizio stilistico, ma un atto di coraggio, un gesto di ribellione contro l’omologazione e il conformismo. Se vi capita di passare da Milano, non mancate di visitare la Casa della Poesia, un luogo che Kemeny ha contribuito a creare e che continua a essere un punto di riferimento per tutti gli amanti della lettura.








