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- Nel saggio postumo Lezioni sull’odio, Michela Murgia affronta il tema dell’odio con un’analisi che spazia dalle maledizioni sarde ai salmi biblici.
- Il libro raccoglie una serie di incontri pubblici nei quali Murgia ha citato, come fonti delle sue argomentazioni, le maledizioni sarde, i salmi biblici, Grazia Deledda e le lettere di San Paolo.
- La scrittrice, nel solco di Antonio Gramsci, parla dell’odio come strumento di resistenza e di reazione etica contro l’ingiustizia.
Questo febbraio Einaudi Stile Libero ha dato alle stampe Lezioni sull’odio di Michela Murgia. Nel saggio l’autrice, scomparsa a Roma il 10 agosto 2023, affronta un tema complesso e spesso eluso, quello dell’odio, con l’obiettivo di disarticolare i pregiudizi che lo circondano e di rivendicare, in determinate circostanze, la legittimità di un sentimento considerato universalmente negativo. Murgia non si limita a una condanna superficiale, ma scava a fondo nella natura dell’odio, sviscerandone le possibili valenze positive e le implicazioni etiche. Il libro raccoglie una serie di incontri pubblici nei quali Murgia ha spaziato dai riferimenti alle maledizioni sarde ai salmi biblici, dall’opera di Grazia Deledda fino alle lettere di San Paolo, creando un tessuto argomentativo ricco di suggestioni e spunti di riflessione.
Si tratta di una eterogeneità di fonti non casuale, poiché riflette la volontà dell’autrice di contestualizzare l’odio all’interno di una storia millenaria per dimostrare come esso sia stato affrontato e interpretato in diverse epoche e culture. La riflessione si inserisce in un contesto contemporaneo dominato da una crescente polarizzazione e da un’esplosione di discorsi d’odio, soprattutto sui social media. Un contesto nel quale la scrittrice suggerisce di non demonizzare aprioristicamente l’odio, ma a comprenderlo nelle sue diverse forme e manifestazioni, distinguendo tra un odio distruttivo e un odio che può, in determinate circostanze, rappresentare una forma di reazione etica e politica.
L’odio di Gramsci e quello di Murgia
L’intento principale di Murgia, come evidenziato, è quello di sottrarre l’odio alla sfera dell’irrazionalità e della mera emozione negativa, per ricondurlo al terreno più impervio della responsabilità individuale e collettiva. L’autrice rifiuta di considerare l’odio come un istinto incontrollabile o una pulsione distruttiva, proponendolo invece come una possibile risposta consapevole e ragionata di fronte a situazioni di ingiustizia, oppressione o prevaricazione. In questo senso, l’odio può diventare uno strumento di resistenza, un modo per affermare la propria dignità e per opporsi a chi calpesta i diritti degli altri.
Murgia si richiama esplicitamente alla figura di Antonio Gramsci e al celebre incipit che apre un suo articolo del 1917:
Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia.
Il magistero gramsciano è elevato a paradigma di un odio costruttivo e politicamente orientato. In Gramsci l’odio non è un sentimento fine a sé stesso, ma una forza propulsiva che spinge all’azione, che induce a prendere posizione e a decidere di lottare. Allo stesso modo, Murgia suggerisce che l’odio può rappresentare una forma di reazione di fronte all’indifferenza, alla passività e alla rassegnazione, fino a spingere gli individui a impegnarsi attivamente nella difesa dei valori in cui credono. Ciò non esime dal dovere di disciplinare e controllare questo sentimento, indirizzandolo verso obiettivi costruttivi e socialmente utili.
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E se l’odio servisse a una società più giusta?
Lezioni sull’odio è un appello pressante alla riflessione personale e collettiva. Murgia non si limita a esporre le proprie idee, ma stimola il lettore a confrontarsi con le proprie emozioni, a interrogarsi sulle proprie reazioni di fronte all’ingiustizia e alla prevaricazione, a valutare il proprio ruolo nella costruzione di una società più giusta e solidale. L’autrice non offre risposte facili o soluzioni preconfezionate, ma pone domande scomode e invita a cercare le proprie risposte, a partire dalla propria esperienza e dalla propria sensibilità. Il libro si propone come uno strumento per comprendere e affrontare le dinamiche dell’odio nella società contemporanea, ma anche come un’occasione per ripensare il proprio rapporto con le emozioni e per riscoprire il valore della propria responsabilità.
Anche questo libro di Michela Murgia, come i precedenti, si caratterizza per uno stile diretto e provocatorio, che riflette la personalità combattiva di una intellettuale che non si è mai sottratta a un chiaro impegno civile. L’autrice non ha mai avuto paura di esprimere le proprie opinioni, anche quando queste erano impopolari o controcorrente, e le ha sempre difese con passione. Questo spirito libero e indipendente si riflette anche in Lezioni sull’odio, un saggio che non teme di affrontare un tema controverso e di mettere in discussione certezze consolidate.
Per orientarsi fra testo e contesto
Lezioni sull’odio rappresenta un contributo di spessore nel dibattito sempre attuale riguardo al ruolo delle emozioni nella vita politica e sociale. Negli ultimi anni, infatti, si è assistito a una crescente attenzione verso il tema dell’odio, soprattutto in relazione alla sua diffusione online e al suo impatto sulla democrazia. Molti studiosi hanno sottolineato come i discorsi d’odio possano alimentare la polarizzazione sociale, minare la fiducia nelle istituzioni e favorire l’emergere di movimenti estremisti. In questo contesto, il libro di Michela Murgia offre un contributo originale e provocatorio che cerca di superare le semplificazioni e di interrogarsi sulle complesse dinamiche che sottendono a questo sentimento.
Per chi non lo avesse letto, resta fondamentale il recupero di Accabadora (Einaudi, 2009), romanzo intenso e commovente che affronta il tema della morte e dell’eutanasia in Sardegna e che fa capire l’origine della passione civile della scrittrice.








