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Koreja

Al teatro Koreja di Lecce rivive lo sciopero delle “piscinine”

Nel 1902 a Milano circa 400 giovanissime lavoranti protestarono per ottenere maggiori diritti e tutele. «Lo sciopero delle bambine» ricostruisce la vicenda con potente ironia.
  • Il 29 marzo 2026 il Teatro Koreja di Lecce ha ospitato Lo sciopero delle bambine. L’eroicomica impresa del 1902.
  • La rappresentazione ricorda la protesta di circa 400 bambine, tra i 6 e i 14 anni, che si mobilitarono per ottenere condizioni di lavoro più umane.
  • Lo spettacolo, con Rita Pelusio e Rossana Mola, per la regia di Enrico Messina, è stato scritto da Domenico Ferrari, Rita Pelusio ed Enrico Messina.

Era il 1902 quando a Milano accadde l’impensabile. Nelle strade del centro si riversò un’onda di piscinine che, nell’arco di una settimana, si ingrossò fino a diventare una marea di circa 400 “piccoline”. Erano le giovanissime lavoranti al soldo delle tante sarte e delle tante botteghe che producevano abiti e accessori per la parte benestante della società meneghina. Il tutto grazie specialmente a una macchina basata sullo sfruttamento che non suscitava né clamore né indignazione. L’età delle bambine scese in piazza variava dai sei ai quattordici anni.

A guidare la protesta una tredicenne, Giovanna Lombardi, detta Giovannina. È tutto quello che sappiamo. Poche le testimonianze dell’epoca, che si limitano alla cronaca dei quotidiani che – in coro – cercarono di sminuire e di mettere alla berlina le rivendicazioni delle giovanissime salariate. Per fortuna, a distanza di oltre un secolo, ci ha pensato PEM Habitat Teatrali a ridare il giusto rilievo a questo episodio con Lo sciopero delle bambine. L’eroicomica impresa del 1902, uno spettacolo che è approdato il 29 marzo al Teatro Koreja di Lecce.

Al teatro Koreja si parla milanese

Sul palco, a ricostruire i fatti, due piccioni nella godibile interpretazione di Rita Pelusio e Rossana Mola (a fianco, in una foto di scena di Silvia Varrani). L’idea geniale di assegnare loro il compito di osservatori-commentatori si deve a Domenico Ferrari, Rita Pelusio ed Enrico Messina, che cura anche la regia. Verrebbe da dire: è il teatro, bellezza. Perché Lo sciopero delle bambine condensa il meglio di questo genere letterario in un modo che non sarebbe possibile con altre forme d’arte. Dai dialoghi in cui il «giochiamo a…» richiama da vicino il nostro parlare a vanvera mentre il mondo va a fuoco, ai costumi della stilista Lisa Serio che rendono verosimile l’incrocio tra volatile ed essere umano. Ogni cosa, ogni parola è la tessera di un puzzle a beneficio dello spettatore, che piange e ride insieme. E, nel farlo, non solo impara qualcosa che non conosceva, ma scopre aspetti di sé che forse aveva dimenticato, intento a fare spesso tutt’altro tranne che fermarsi a riflettere.

Se il cambiamento arriva dalle briciole

«Il teatro è inutile» dice provocatoriamente Enrico Messina nel foyer di Koreja, dopo la rappresentazione. Aggiungendo però che può servire a «mettere dei semi». Quasi fossero le briciole citate come un mantra dai piccioni della sua pièce. O l’esito non immediato che lo sciopero delle piscinine sortì in termini di diritti riconosciuti a chi prima non ne aveva. Rita Pelusio ricorda la genesi dell’opera che la vede co-protagonista: le manifestazioni a sostegno della causa palestinese che si sono riversate nelle piazze italiane dopo il 7 ottobre 2023. Sono forse servite a risolvere la tragedia di Gaza? «Viva il sciopero! Abbasso i scatulun!» scandito dalle centinaia di bambine ha contribuito a far loro ottenere una paga più equa e condizioni di lavoro meno disumane? Di certo la nascita, nel 1903, della società di mutuo soccorso La Fraterna, a opera dell’Unione Femminile Nazionale, è debitrice anche della mobilitazione spontanea dell’anno prima.

Per orientarsi fra testo e contesto

Il che ci porta a una considerazione finale sul ruolo del teatro e sulla sua “inutile” vocazione. Oggi, più che mai, il teatro o è civile – nella sua accezione più ampia – o non è. Prima ancora che Dario Fo mettesse in scena le sue commedie nelle fabbriche per svegliare le coscienze degli operai, è agli albori che bisogna guardare, a quando l’Antigone di Sofocle incarnava la lotta tra la legge degli uomini e quella della pietà familiare. Tutto il contrario di una forma di intrattenimento tesa a distogliere l’attenzione del civis da ciò che davvero conta. Lo sciopero delle bambine, in tal senso, ne è un esempio magistrale, poiché ci ricorda che anche noi possiamo essere, di volta in volta, piccioni oppure bambine. In un caso, commentatori più meno accaniti nelle versioni che vanno dal contribuente malmostoso fino al leone da tastiera; nell’altro, artefici ingenui, ma determinati, del nostro stesso destino.


Articolo scritto interamente da un essere umano “a mano”, cioè senza l’uso di AI.(scopri di più)
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