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«Cime tempestose»: se la regista gira come se avesse 14 anni

Il capolavoro di Emily Brontë è approdato sul grande schermo, preceduto da grandi aspettative suscitate dalle prove precedenti di Emerald Fennell, che però stavolta...
  • A febbraio è arrivato nelle sale Cime tempestose di Emerald Fennell, una trasposizione della famosa opera di Emily Brontë, che ha deluso ampiamente le aspettative.
  • Ma quali sono stati i film del 2025 che si sono paragonati con un’opera letteraria o con un classico?
  • L’anno scorso sono usciti, tra gli altri, il remake di Nosferatu di Robert Eggers e la trasposizione Queer di Burroughs a cura del regista Luca Guadagnino.

Finalmente Cime tempestose di Emily Brontë, affidato alla regista Emerald Fennell, è arrivato nelle sale italiane. C’era grande attesa per il film, visti i precedenti della Fennell, già apprezzata per Una donna promettente e Saltburn, pellicole nelle quali si era distinta per uno suo stile audace e provocatorio. Gli ingredienti c’erano tutti nel cimentarsi con un classico della letteratura inglese, una storia d’amore tormentata e appassionante, ambientata nelle brughiere desolate dello Yorkshire. Anche il cast, con le interpretazioni di Jacob Elordi e Margot Robbie, prometteva di fare scintille.

Invece, come ha acutamente sottolineato Mariarosa Mancuso su Il Foglio, «la regista Emerald Fennell ha voluto le virgolette attorno al titolo. Stanno a significare che restituisce sullo schermo le sue impressioni da quattordicenne che per la prima volta legge “Cime tempestose” di Emily Brontë. Per essere precisi: metà del libro, ma questo è un difettuccio comune a tanti. Finita la passione tra Catherine e Heathcliff si stacca la spina, poco importano le conseguenze sugli eredi». Risultato? «Ogni lettura è legittima. Ma i sogni erotici dell’adolescente avrebbero trovato migliore collocazione su Wattpad – non in un film costato milioni, né sulla copertina della recente edizione Einaudi, che parla di opera “trasgressiva e asessuata”». Come darle torto?

«Cime tempestose» secondo la regista

Si capisce dalla stessa ammissione della regista la modalità con cui ha reinterpretato i personaggi di Catherine e Heathcliff, due anime incapaci di trovare la felicità. In un’epoca dominata da contenuti effimeri e facilmente consumabili, il ritorno ai classici rappresenta una sorta di rifugio sicuro, un’ancora di salvezza per spettatori alla ricerca di trame e personaggi senza sfumature.

L’operazione di adattamento, tuttavia, non è priva di insidie. Trasporre un romanzo, un dramma teatrale o un poema in un linguaggio visivo e dinamico come quello cinematografico richiede una profonda comprensione dell’opera originale e una sensibilità particolare nel tradurne lo spirito e le atmosfere.

Per comprendere quali di queste operazioni recentemente sono riuscite e quali un po’ meno, analizziamo quattro film usciti nel 2025: Nosferatu di Robert Eggers, Queer di Luca Guadagnino, Die My Love di Lynne Ramsay e Le assaggiatrici di Silvio Soldini.

Cosa ne pensi?
  • Che bello vedere i classici rivisitati! 🤩 Ma......
  • Tutti questi remake mi lasciano perplesso... 🤔 Forse......
  • Il vero problema non è l'adattamento, ma... 🎬 Forse......

Nosferatu di Robert Eggers, adattamento dell’adattamento

Un tentativo di trasposizione di un classico è stato quello di Robert Eggers con il suo Nosferatu, uscito il 1° gennaio 2025. Si tratta di un rifacimento del celebre film muto del 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e della versione del 1979 di Werner Herzog, a loro volta ispirati al Dracula di Bram Stoker. Eggers, noto per la sua meticolosa attenzione ai dettagli e per la sua capacità di evocare atmosfere cupe e inquietanti, si è confrontato con un’icona del cinema horror, cercando di preservarne l’essenza e di riproporla a un pubblico contemporaneo. L’operazione, come spesso accade in questi casi, si è rivelata complessa e delicata. Da un lato, vi è stata la necessità di rispettare la fedeltà all’opera originale, di non tradirne lo spirito e il messaggio. Dall’altro, è stato fondamentale saper innovare, reinterpretare, offrire una visione personale e originale della storia.

Il rischio è stato quello di aver realizzato un mero esercizio di stile, una copia sbiadita e priva di anima. Le prime recensioni del film sembrano suggerire un risultato contrastante: se da un lato è stata lodata l’abilità di Eggers nel ricreare le atmosfere gotiche e opprimenti del film originale, dall’altro è stata criticata una certa “freddezza” nell’approccio, un eccessivo formalismo che ha finito per soffocare l’emozione e l’empatia nei confronti dei personaggi.

Guadagnino legge Burroughs, Ramsay legge Harwicz 

Accanto al ritorno ai classici, il cinema del 2025 si è distinto per aver provato a dare forma e concretezza a un universo narrativo inedito e spesso spiazzante.

Un esempio significativo di questa tendenza è rappresentato dall’adattamento di Queer di William S. Burroughs, diretto da Luca Guadagnino e uscito in Italia ad aprile dell’anno scorso. Burroughs, con il suo stile visionario e provocatorio, ha rivoluzionato la letteratura del XX secolo, esplorando i territori oscuri della dipendenza, della sessualità e dell’alienazione. Guadagnino, regista conosciuto per la sua sensibilità estetica e per la sua capacità di creare atmosfere evocative e sensuali, si è confrontato con un’opera controversa, cercando di restituirne la forza e la carica sovversiva. Daniel Craig, nei panni del protagonista William Lee, si è calato in un ruolo difficile e sfaccettato, offrendo un’interpretazione intensa e magnetica.

Altro esempio interessante è Die My Love, tratto dal romanzo di Ariana Harwicz per la regia di Lynne Ramsay. Il film si addentra nella psiche femminile, attraverso il ritratto di una donna che vive un periodo di profonda crisi esistenziale. Jennifer Lawrence, nei panni della protagonista, garantisce una performance intensa e commovente, capace di rendere sullo schermo la fragilità e la disperazione del personaggio. Tuttavia, le recensioni del film sono state discordanti. Sebbene sia stata lodata la capacità della Ramsay di affrontare un tema così delicato con coraggio e sensibilità, non sono mancate osservazioni su una certa astrusità narrativa e su un eccessivo compiacimento nella rappresentazione del dolore.

Per orientarsi fra testo e contesto

Per concludere questa breve carrellata, il 27 marzo 2025 Silvio Soldini ha portato sul grande schermo Le assaggiatrici di Rosella Postorino, romanzo vincitore del premio Campiello 2018. La pellicola è incentrata sulle vicende di Rosa Sauer, impersonata da Elisa Schlott, una giovane donna berlinese che, nell’autunno del 1943, cerca rifugio presso i suoceri nella Prussia Orientale per scampare ai bombardamenti. Tuttavia, la sua esistenza subisce una svolta inattesa quando viene arruolata dalle SS per diventare una delle assaggiatrici di Hitler. Insieme ad altre sei donne, Rosa è forzata a mettere a repentaglio la propria vita, assaggiando le pietanze dirette al Führer per prevenire il pericolo di avvelenamento.

Il cinema, anche in quest’ultimo caso, si conferma un potente strumento di rielaborazione e interpretazione della realtà, capace di attingere a piene mani dalla letteratura per dare al pubblico storie nuove e stimolanti. La sfida, in fondo, è quella di creare un dialogo fecondo tra due forme d’arte diverse, che si possono arricchire reciprocamente aggiungendo elementi o enfatizzando quelli già presenti nell’originale, oppure che si possono impoverire. Come è avvenuto nel caso del film Cime tempestose diretto dalla regista Emerald Fennell.


Articolo ibrido in cui i contenuti selezionati dall’AI sono stati rivisti da un essere umano.(scopri di più)
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