E-Mail: [email protected]
- Era Netanyahu di Patrizia Fabbri (Youcanprint, 2026) è un saggio, documentato e accessibile, che aiuta a capire il conflitto israelo-palestinese.
- Il volume ripercorre gli ultimi vent’anni, che coincidono con la presenza dell’attuale premier israeliano, per spiegare la trasformazione di un’intera regione.
- Dalla costruzione di una democrazia illiberale all’annessione strisciante dei Territori occupati, fino alla gestione politica del conflitto come strumento di consenso.
Era Netanyahu. La metamorfosi delle società israeliana e palestinese della giornalista Patrizia Fabbri (Youcanprint, 2026) è uno di quei rari saggi che aiuta a capire un fenomeno complesso come quello del conflitto israelo-palestinese. Invece di limitarsi, come spesso accade, a prendere le parti di uno dei due popoli, il volume cerca di spiegare come si è arrivati alla situazione attuale, identificando comunque le responsabilità politiche di uno stallo che sembra aver interrotto definitivamente qualsiasi possibilità di convivenza pacifica.
Dopo un breve excursus delle origini del conflitto, a partire dalla costituzione dello Stato di Israele e della conseguente Nakba palestinese, sino al fallimento degli Accordi di Oslo, Era Netanyahu entra nel cuore del periodo che ha ridefinito la natura dello Stato israeliano.
Trent’anni di era Netanyahu (e sentirli tutti)

Il 2026 segna trent’anni di dominio di Benjamin Netanyahu sulla scena politica israeliana. Ma sono soprattutto gli ultimi vent’anni ad aver cambiato profondamente il volto di un’intera regione, innescando una vera e propria metamorfosi delle due società. Si tratta di una trasformazione che ha investito Israele e Palestina, definendo il quadro delle loro rispettive forme attuali. Da una parte, la società israeliana che si caratterizza per concentrazione del potere, deriva etno-nazionalista e frammentazione interna; dall’altra, quella palestinese, divisa geograficamente, che non riesce a superare una crisi della rappresentanza dovendo sopravvivere sotto occupazione e in una situazione di conflitto perenne.
In particolare, Era Netanyahu esamina la costruzione di una “democrazia illiberale” fondata sull’identità etnica, la progressiva erosione dei diritti civili, l’annessione strisciante dei Territori occupati e la gestione politica del conflitto come strumento di consenso. Parallelamente, il libro esplora le fratture interne della società israeliana (tra laici, religiosi, ultraortodossi e arabi israeliani) e le nuove diseguaglianze economiche e culturali, raccontando un Paese spaccato tra la “Start-up Nation” e la marginalità crescente di ampie fasce di popolazione.
Prima e dopo i fatti del 7 ottobre 2023
Uno dei capitoli è ovviamente dedicato al 7 ottobre 2023 e all’attacco israeliano a Gaza, e si interroga sulle conseguenze del massacro e della guerra per entrambi i popoli. Prima ancora, la seconda metà del volume si concentra sulla realtà palestinese, segnata dalla divisione tra Cisgiordania e Gaza, dal consolidarsi di due regimi opposti, autoritario e teocratico, nonché dalla crisi profonda dell’Autorità Nazionale Palestinese. Attraverso un’analisi documentata e un linguaggio accessibile, l’autrice ricostruisce le condizioni di vita sotto occupazione, le diverse forme di resistenza e la lenta disgregazione del tessuto sociale palestinese.
La parte finale propone una serie di “letture trasversali” del conflitto: dal peso della religione come fattore politico e identitario al ruolo dell’area nel nuovo equilibrio geopolitico globale, fino a un’analisi critica delle parole che più dividono il dibattito contemporaneo (genocidio, apartheid, terrorismo e antisemitismo), restituite nella loro complessità storica e morale.
Per orientarsi fra testo e contesto
Era Netanyahu è un’opera di sintesi e riflessione, che intreccia ricerca storica, analisi politica e osservazione sociale per raccontare come Israele e Palestina siano state profondamente ridefinite dall’“era Netanyahu”: un tempo di trasformazioni strutturali, disuguaglianze crescenti e nuove, drammatiche, forme di separazione e violenza diffusa.
Corredato da un’ampia bibliografia, testimonia un modo di fare giornalismo in cui ci si imbatte sempre più di rado. Un giornalismo come quello di Nathan Thrall, vincitore nel 2024 del Premio Pulitzer per la non fiction con Un giorno nella vita di Abed Salama. Anatomia di una tragedia a Gerusalemme. Un giornalismo che cerca, a tutti i costi, di fornire gli strumenti per comprendere i fenomeni e non si accontenta di rimanere nel recinto epistemologico della propria tifoseria di appartenenza.








