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- Diario di un curato di campagna di Georges Bernanos, pubblicato nel 1936, offre ancora oggi spunti di riflessione validi per la situazione attuale.
- Il protagonista del romanzo è un giovane sacerdote che si trova a confrontarsi con una piccola comunità rurale segnata dalla miseria e dall’indifferenza e dalla noia.
- In un'epoca come la nostra, il testo di Bernanos è una provocazione contro la logica del profitto e dell’interesse personale.
La mia parrocchia è divorata dalla noia
È una delle prime annotazioni dell’io narrante nel Diario di un curato di campagna di Georges Bernanos uscito novant’anni fa, nel 1936. A distanza di allora, nel vortice della società contemporanea, spesso dominata dalla frenesia dei consumi e da una pervasiva sensazione di vuoto, rimane intatto il tema della noia, un male oscuro che corrode l’anima e spegne ogni slancio vitale.
Nonostante il passare del tempo, il Diario continua a possedere una sorprendente attualità, poiché offre spunti di riflessione preziosi per affrontare le sfide del presente. Il suo autore, Georges Bernanos, nato a Parigi il 20 febbraio 1888 e scomparso il 5 luglio 1948, è uno scrittore che riporta nella sua opera un’esperienza personale intensa e tormentata nel contesto storico e sociale della prima metà del Ventesimo Secolo, un periodo segnato da conflitti, crisi e profonde trasformazioni.
Diario di un curato di campagna a 90 anni
Il romanzo di Bernanos affronta il tema della noia non come un semplice stato d’animo passeggero, ma come una vera e propria malattia dell’anima, una lebbra che si insinua nel cuore dell’uomo e lo priva della gioia di vivere. Il curato di campagna, protagonista del romanzo, è un giovane sacerdote che si trova a confrontarsi con la realtà di una comunità rurale segnata dalla miseria, dall’indifferenza e dalla mancanza di fede. In questo ambiente, il religioso si interroga sul significato della sua vocazione e sulla possibilità di portare un messaggio di speranza e di salvezza. In un’epoca come la nostra, in cui tutto viene misurato in termini di visibilità e i social network sembrano aver occupato ogni spazio vitale, il testo di Bernanos è una provocazione contro la logica del profitto e dell’interesse personale.
La testimonianza presente nelle sue pagine diventa un atto eroico, una sfida controcorrente che richiede coraggio e determinazione. Quindi, non un semplice romanzo, ma un vero e proprio manuale di sopravvivenza spirituale, un antidoto al “male di vivere” che affligge la nostra società.
- Un libro che invita alla riflessione interiore... 🙏...
- Un romanzo sopravvalutato, lento e deprimente... 😔...
- E se la vera noia fosse la risposta? 🤔......
«Nel fracasso dei bronzi e nell’esplosione»
Nel romanzo, il protagonista va a trovare il curato di Torcy, la parrocchia
vicina alla sua. Di seguito, alcuni passi del monologo pronunciato dal “collega”:
Vorrei che fosse qui uno di quei sapientoni che mi accusano di oscurantismo; gli direi: “Non è colpa mia se sono vestito come un beccamorto. Dopotutto, il papa si veste di bianco, e i cardinali di rosso. Io avrei diritto di andare in giro vestito come la regina di Saba, perché porto la gioia. Ve la darei per nulla, se voi me la chiedeste. La Chiesa dispone della gioia, di tutta quella gioia che è riservata a questo triste mondo. Ciò che avete fatto contro di lei, lo avete fatto contro la gioia. Vi impedisco forse di calcolare la processione degli equinozi o di disintegrare gli atomi? Ma a cosa vi servirebbe fabbricare la vita stessa, se avete perso il senso della vita?
Vi resterebbe solo di farvi saltare le cervella davanti alle vostre storie. Fabbricate vita quanto volete! L’immagine che date della morte avvelena poco a poco il pensiero dei più poveri; oscura, sbiadisce lentamente le loro ultime gioie. La cosa continuerà a funzionare finché le vostre industrie e i vostri capitali vi permetteranno di fare del mondo una fiera con meccanismi che girano a velocità vertiginose, nel fracasso dei bronzi e nell’esplosione dei fuochi d’artificio. Ma aspettate, aspettate il primo quarto d’ora di silenzio. Allora, la sentiranno la parola: non quella che hanno rifiutato, che tranquillamente diceva “Io sono la Via, la Verità, la Vita”, ma quella che sale dall’abisso: “Io sono la porta chiusa per sempre, la strada senza uscita, la menzogna e la perdizione”.
Per orientarsi fra testo e contesto
L’opera di Georges Bernanos si inserisce in un filone letterario che ha affrontato il tema della fede e della crisi spirituale con profondità e intensità. Autori come Graham Greene, François Mauriac e Julien Green si sono spinti nelle zone d’ombra dell’animo umano, mettendo in scena personaggi tormentati dalla ricerca di Dio e dalla lotta contro il male.
Diario di un curato di campagna, 90 anni dopo la sua pubblicazione, può essere letta come un’opera che anticipa le inquietudini e le angosce del Novecento, un secolo segnato da guerre, totalitarismi e crisi ideologiche. E che continua a parlare al nostro tempo, dominato dalla tecnologia e da una strisciante disumanizzazione, con una forza sorprendente.




