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- L’Urlando furioso e altre rime dall’Avanti! di Alberto Cavaliere raccoglie i versi apparsi sulle colonne del quotidiano dal 1947 al 1955.
- Il libro ospita un vero e proprio poema in ottave e in quindici canti che satireggia il Fascismo e Mussolini.
- Oltre al poema, il volume accoglie altri componimenti in rima sull’attualità politica e sportiva dell’epoca
A quasi sessant’anni dalla morte, avvenuta nel 1967, Alberto Cavaliere, l’autore della Chimica in versi e della Storia Romana in versi, nonché di svariate altre pubblicazioni, continua ancora a riservare sorprese se si va a scavare nella mole di componimenti scritti durante la sua vita. Proprio dallo spoglio dell’archivio storico dell’organo ufficiale del Partito socialista, nasce L’Urlando furioso e altre rime dall’Avanti!. Edito da Lyriks a marzo 2026, raccoglie i versi apparsi sulle colonne del quotidiano dal 1947 al 1955, mai usciti finora in volume.
Il libro, accanto a liriche più o meno brevi, ospita un vero e proprio poema in ottave e in quindici canti che dà il titolo alla raccolta. Si tratta, come d’abitudine in Alberto Cavaliere, di un calembour ispirato al capolavoro di Ludovico Ariosto, L’Orlando furioso. A corredo del testo, c’è un apparato di note indispensabili sia per comprendere i vari riferimenti storici sia per contestualizzare i diversi contributi presenti nelle pagine.
Alberto Cavaliere e la satira su Mussolini
Questo piccolo poema comico, che satireggia il Fascismo e Mussolini, tracciandone la storia fin da quando il futuro Duce era ancora antinterventista soprattutto in veste di direttore dell’Avanti!, è uno sbeffeggiamento continuo dal primo verso all’ultimo non soltanto dell’era delle camicie nere, ma anche della guerra e del riarmo (temi oggi tornati drammaticamente d’attualità).

L’incipit de L’Urlando furioso riprende proprio quello dell’Ariosto, ma con alcune significative modifiche:
L’armi, i gerarchi ed i commendatori,
Le scortesie, l’audaci imprese io canto,
Per rinfrescar la mente a quei signori
Che, accesi di nostalgico rimpianto,
Van sospirando nuovi dittatori,
Sul tipo di colui che si diè vanto
Di distrugger l’Italia in un baleno
E c’impiegò trent’anni o poco meno
E termina con parole che, lette oggi, suonano ammonitrici:
Non vi dirò che il mondo è come prima,
Dato che i quattro magni, anzi magnoni,
Ricominciar la vecchia pantomima
Presto vorran con bombe e con cannoni.
Né vi dirò: «De Gasperi è una cima
E con il suo fervore e i suoi sermoni
Speranza c’è che lo Stival rabberci».
Vi dirò solo: «Ciccia e arrivederci».
L’opera è tutta costellata di battute e giochi di parole. Ad esempio, su Mussolini ferito in una esercitazione militare, Alberto Cavaliere scrive: Tornò fasciato (non ancor fascista)
Gli altri componimenti, oltre all’Urlando
Il testo è ricco di neologismi come fezzerie, hitlerizia, preterie (cose da preti) ecc. A cui si aggiungono citazioni da poeti coevi quali d’Annunzio e Marinetti (Marciare e non marcire) e da quelli più antichi come Lorenzo Stecchetti (Armiamoci e partite!), Carlo Alberto Bosi (Addio, mia bella addio), Visconti Venosta (Passa un giorno, passa l’altro, / mai non torna il prode Anselmo) e altri.
Oltre al poema L’Urlando furioso, il libro accoglie altri componimenti in rima sull’attualità sportiva dell’epoca, tra cui il Giro d’Italia e il Tour de France che in quegli anni vedeva protagonista Gino Bartali vittorioso:
Bartali, avanti! È il Papa che ti lancia
l’incitamento, o fosco paladino…
E il miracolo è fatto: ecco San Gino,
trentacinquenne, vincitor di Francia.
C’è spazio anche per le partite di calcio (della serie A e della nazionale):
La vittoria, purtroppo senz’ali,
sullo Stadio Olimpiaco di Roma
agli azzurri non porse la chioma,
com’è scritto nell’inno immortal.
Infine, non manca l’attualità politica, su cui Alberto Cavaliere usava ironizzare con le sue sestine chiuse da un motto di spirito:
Ugo La Malfa, a scopo elettorale,
pur suscitando un senso di sorpresa,
s’affanna a dir che in tutto lo Stivale
s’assiste a una notevole ripresa.
Non è mancato chi, con un sospiro,
ha detto: «È vero, una ripresa… in giro».





