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Michele Mari trionfa al Premio Strega nonostante le polemiche

La vittoria al riconoscimento, ottenuta dal romanzo dello scrittore milanese, ha confermato le previsioni a dispetto delle controversie che l’avevano preceduta.
  • Michele Mari con I convitati di pietra ha conquistato la giuria del Premio Strega 2026 con 190 voti.
  • Il romanzo mette al centro un patto tra ex compagni di liceo in una sorta di macabra roulette russa.
  • Il premio era stato preceduto dalle polemiche su delle presunte dichiarazioni dell’autore sull’aspetto fisico di Michela Murgia.

Michele Mari con il suo romanzo I convitati di pietra (Einaudi, 2025) ha vinto il Premio Strega 2026. Il successo segue la vittoria ottenuta a giugno nella categoria giovani del riconoscimento. Il filologo e scrittore milanese ha totalizzato 190 voti su 643, superando Platone: Un’epopea affettiva di Matteo Nucci (Feltrinelli), che ha totalizzato 152 consensi, e Il sonno della veggente di Bianca Pitzorno (Bompiani), con 84 preferenze. Il disorientamento di Alcide Pierantozzi (Einaudi) ha raccolto 78 voti, seguito da Regina Madre di Teresa Ciabatti (Mondadori) con 75, mentre Le vedove di Camus di Elena Rui (L’orma) si è attestato a 64 voti.

Il romanzo di Mari, proposto da Vittorio Lingiardi e pubblicato dalla casa editrice Einaudi – che con questa vittoria raggiunge il traguardo di 17 successi in 80 anni di Premio – è stato descritto come un’opera «nera, ossessiva e toponomastica». Nonostante il successo, lo stesso Michele Mari ha dichiarato che I convitati di pietra non è il suo romanzo più riuscito, perché lo rappresenterebbe meno rispetto ad altre sue opere. Questa affermazione, rilasciata a La Lettura, ha alimentato ulteriormente il dibattito intorno al libro, ma non ha scalfito il suo percorso verso la vittoria. L’opera è stata elogiata per la sua scrittura spietata ma capace di pietas, per la capacità di Mari di temperare ogni parola senza manierismo, giocando con i vocaboli e i cognomi dei personaggi, che popolano il romanzo con un ritmo di lista o cantilena. Un’opera comica e corale che avrebbe potuto incontrare il favore di Carlo Emilio Gadda.

La trama dell’opera di Michele Mari

I convitati di pietra è caratterizzato da una trama grottesca e macabra. L’opera è incentrata su un gruppo di ex compagni di liceo che, dopo il diploma, stringono un patto singolare: ogni anno contribuiscono con una somma di denaro a un fondo comune, destinato a essere riscosso dagli ultimi tre superstiti entro il 2050. Questa “riffa della morte”, come è stata definita, trasforma la narrazione in una metafora della lotta darwiniana, mascherata da un rito borghese, dove l’altro è ridotto a variabile economica e il tempo a un countdown verso un’accumulazione di capitale di cui nessuno potrà realmente godere.

La critica ha evidenziato come il romanzo sia una riflessione intensa sulla crisi dell’identità collettiva e sulla memoria come spazio di contesa spietata, dove l’unico “tempo ritrovato” è quello di un’aula scolastica che continua a proiettare le sue ombre sul futuro. Un incontro, che all’inizio avrebbe dovuto essere un momento all’insegna della nostalgia e della goliardia, con il tempo si trasforma in un rituale macabro, una sorta di roulette russa morale che dà adito a tentativi di omicidio, amori clandestini e rancori sopiti.

La polemica di Michele Mari con Elena Rui

Il percorso verso la finale non è stato esente da tensioni. Una polemica ha animato il dibattito letterario, coinvolgendo direttamente il vincitore, Michele Mari. Durante un trasferimento in Puglia, a Bisceglie, nel giugno 2026, Mari avrebbe pronunciato, in una conversazione con Elena Rui, un’affermazione controversa su Michela Murgia, sostenendo che fosse «amareggiata con il mondo perché era brutta». Questa frase ha scatenato la reazione di Teresa Ciabatti, particolarmente legata a Murgia, e la discussione è rapidamente passata dai confini del pulmino che ospitava i finalisti agli ambienti letterari e, inevitabilmente, alla stampa.

Mari ha prontamente diffuso un comunicato, tramite Einaudi, scusandosi pubblicamente e negando di aver mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia. Anche la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, organizzatrice del Premio Strega, ha preso le distanze dalle affermazioni attribuite a Mari, pur sottolineando che la polemica non avrebbe influenzato il giudizio sui libri in gara. Nonostante l’incidente, la posizione di Mari come favorito non è stata scalfita, e la sua vittoria ha confermato la sua forza nella competizione.

Chi è Michele Mari, un profilo d’autore

Michele Mari, nato a Milano nel 1955, è una figura poliedrica del panorama culturale italiano. Discendente del rinomato designer Enzo Mari e della creativa e narratrice per l’infanzia Lela Mari (Gabriela Ferrario), ha sviluppato fin da giovane una spiccata attitudine per l’arte del racconto. Scrittore, poeta e traduttore, ha ricoperto la cattedra di Letteratura italiana all’Università statale di Milano fino al 2020. La sua opera è profondamente intrisa di temi ricorrenti, tra cui spiccano l’infanzia e la memoria, esplorati con una sensibilità che fonde il gotico, il fantastico e una sottile ironia.

L’infanzia di Mari è un serbatoio inesauribile di ispirazione, come dimostrano opere quali Tu, sanguinosa infanzia (Einaudi, 1997), in cui rievoca le letture formative di autori come Stevenson, London, Poe e Melville, che hanno popolato i suoi pomeriggi ai giardinetti di fantasmi e creature mitologiche. Il tema ritorna con forza in Leggenda privata (Einaudi, 2021), dove i genitori sono dipinti con tratti grotteschi e i ricordi assumono contorni fantastici. Anche in Verderame (Einaudi, 2007), la ricerca delle radici e l’incontro con figure enigmatiche, come un contadino-mostro, si intrecciano con la memoria e l’esperienza personale. Mari stesso ha ammesso che, sebbene I convitati di pietra non sia direttamente ispirato ai suoi compagni di scuola, l’esperienza filtrata dagli anni e dalla vita permea comunque la narrazione.

Per orientarsi fra testo e contesto

La vittoria di Michele Mari al Premio Strega 2026, nonostante le controversie seguite alle sue presunte dichiarazioni, conferma il valore di un autore di vastissima cultura che si manifesta in una miriade di riferimenti. Basti pensare, ad esempio, al caso dell’introvabile e di culto Io venía pien d’angoscia a rimirarti (Il Saggiatore, 1990), un ritratto affascinante e oscuro di Giacomo Leopardi in cui l’autore utilizza i modi della prosa italiana dell’Ottocento e toni cupi tipici del romanzo nero per affrontare il tema del doppio. La curiosità di Mari si estende alla musica, come dimostrato in Rosso Floyd (Einaudi, 2015), un’opera romanzesca dedicata al percorso umano e artistico dei Pink Floyd, e si proietta sul grande schermo, con frequenti richiami ai film di Gene Hackman, una vera e propria fissazione evidente in I convitati di pietra.

Anche i fumetti sono una costante nelle sue opere, citati frequentemente nel romanzo vincitore dello Strega. Mari ama il gotico e il fiabesco, la cura per le parole e i registri linguistici raffinati o i pastiche letterari, come in Roderick Duddle (Einaudi, 2016), che evoca i grandi romanzi ottocenteschi alla Dickens.

Un’altra tematica centrale nella sua produzione è il significato che attribuiamo agli oggetti, esplorata in Locus Desperatus (Einaudi, 2024), pubblicato un anno prima di I convitati di pietra. Il romanzo si apre con una descrizione dettagliata di una collezione di oggetti preziosi e significativi, da tavole originali del Necron di Magnus a una Madonna lignea del Cinquecento, fino alla prima edizione dell’Ortis foscoliano. Un trasloco forzato scatena nel protagonista un profondo terrore. Gli oggetti si animano e i ricordi sbiadiscono, in un equilibrio costante tra gotico-fantastico e ironia sottile, tra cultura pop e cultura alta, tra riflessioni esistenziali e divertissement, nostalgia, inquietudine e paranoia.


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