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- Il nuovo romanzo di Douglas Stuart, John figlio di John, segna un cambio di ambientazione dalle strade di Glasgow alle remote isole Ebridi.
- Il protagonista, John-Calum Macleod (Cal), torna sull’isola di Harris dopo quattro anni trascorsi a Edimburgo, per trovare...
- Il cuore della narrazione è il rapporto teso tra Cal e suo padre John, entrambi custodi di un segreto che li unisce e li allontana allo stesso tempo.
John figlio di John, l’ultima fatica di Douglas Stuart, edito da Mondadori a settembre 2026, segna un punto di svolta nella produzione dell’autore scozzese-americano, già insignito del Booker Prize nel 2020 per Storia di Shuggie Bain. Con questo terzo romanzo, Stuart non solo conferma la sua capacità narrativa, ma abbandona i confini geografici e tematici che avevano caratterizzato le sue opere precedenti.
Il romanzo, infatti, si discosta dalle strade grigie e dalle atmosfere soffocanti di Glasgow, teatro dei suoi precendenti successi, per trasportarci nelle remote isole Ebridi, al largo delle coste nord-occidentali della Scozia. Questa scelta permette a Stuart di mettere al centro le dinamiche dell’animo umano in un contesto dove tradizione e modernità si scontrano con una forza quasi primordiale. John figlio di John è già stato tradotto in diverse lingue, tra cui spagnolo, norvegese, olandese e francese, e ha ricevuto recensioni lusinghiere da testate prestigiose come Kirkus Reviews, Library Journal e Publishers Weekly, con una critica unanime sul fatto che il romanzo si può considerare il lavoro letterario più compiuto di Stuart fino a oggi. Un riconoscimento confermato dalla sua candidatura all’Orwell Prize e al Booker Prize del 2026.
Trama e personaggi di John figlio di John
La trama di John figlio di John si snoda attorno al ritorno di John-Calum Macleod, detto Cal, un giovane di ventidue anni, nella sua isola natale di Harris. Dopo quattro anni trascorsi a Edimburgo, dove ha conseguito una laurea in studi tessili, Cal si ritrova senza un impiego e senza prospettive, costretto a fare ritorno nella fattoria sferzata dal vento dove è cresciuto. Il pretesto ufficiale è la malattia della nonna Ella, ma la realtà è ben più complessa: Cal cerca un rifugio, un modo per sfuggire ai propri fallimenti e si ritrova catapultato in un mondo che sembra essersi fermato.
L’isola di Harris, con la sua comunità gaelica e la sua austera Chiesa Presbiteriana, è un personaggio a sé stante. Qui, la lana viene ancora filata e tessuta con tecniche quasi ancestrali e il ritmo della vita è scandito da tradizioni secolari. In questo contesto, il ritorno di Cal, con i suoi capelli lunghi tinti e i jeans strappati, rappresenta una vera e propria anomalia, un elemento di disturbo in un equilibrio precario. L’inizio del romanzo catapulta immediatamente il lettore in quest’aura di aspettativa e tensione:
«Senza un soldo e senza aver ottenuto grandi risultati dagli anni passati all’accademia d’arte, John-Calum Macleod torna a casa, sull’isola di Harris, nelle Ebridi Esterne. E scopre che nulla è cambiato, tranne lui.»
Il segreto di John padre e di John figlio

Il cuore pulsante di John figlio di John è il rapporto teso e complesso tra Cal e suo padre John. Quest’ultimo, pastore, tessitore di tweed e pilastro della comunità presbiteriana locale, incarna la rigidità e l’intransigenza di un mondo ancorato a valori tradizionali. La sua fede è un faro inamovibile e ogni deviazione da essa è vista come un’offesa, un segno di debolezza. Il contrasto tra padre e figlio è palpabile fin dal primo incontro, un conflitto che si manifesta in piccole, quotidiane scaramucce: un saluto in gaelico ignorato, i vestiti “di seconda mano” di Cal, la lunghezza e il colore dei suoi capelli. Questi dettagli, apparentemente insignificanti, sono in realtà sintomi di una frattura più profonda, di un’incomunicabilità che affonda le radici in anni di silenzi e incomprensioni.
Anche nei momenti di quiete apparente, il dissidio emerge in maniera palpabile, come illustrato da questo scambio eloquente: «Il continente ti ha rammollito. (…) Devi aver conosciuto qualche cattolico. Magari ci hai persino fatto amicizia». Ma dietro la facciata di rigidità e intransigenza, Cal e suo padre nascondono un segreto che li accomuna e li allontana al tempo stesso: la loro omosessualità. Cal, che a Edimburgo si è sentito libero di esprimere la propria identità, sull’isola è costretto a celare la sua natura. Quello che Cal non immagina è che anche John, sotto la sua austera maschera religiosa, custodisce un amore segreto che è stato il principale motivo dell’abbandono della madre di Cal.
Voci e volti delle Ebridi Esterne
Tra i personaggi che popolano l’isola di Harris, spicca la figura di Ella, la nonna di Cal. Anche lei, come il nipote, è un’estranea, arrivata da Glasgow decenni prima e segnata dal giudizio della comunità per aver sposato Calum quando era già incinta di un altro uomo. Nonostante la malattia e le difficoltà, Ella mantiene una vitalità sorprendente, dormendo in un ripostiglio senza finestre e trovando piacere nell’imparare parolacce nuove, nel punzecchiare il figlio John e nel proteggere Cal.
Accanto a Ella, troviamo Innes, il vicino di casa che John padre ama in segreto. Ci sono poi i due fratelli che vivono nella fattoria accanto, in silenzio da una vita, le cui esistenze solitarie riflettono la solitudine e l’isolamento che possono colpire anche all’interno di una comunità apparentemente unita. E infine c’è l’intera congregazione della Chiesa Presbiteriana, un coro di operai, tessitori e pettegole incallite. Douglas Stuart riesce a entrare nell’anima di ogni personaggio, senza mai giudicarlo. Stuart stesso, originario di Glasgow ma trasferitosi a New York, dopo Storia di Shuggie Bain ha trascorso mesi nelle Ebridi Esterne, dove gli hanno fatto compagnia «l’odore della pioggia, della lana e della salsedine».
Per orientarsi fra testo e contesto
John figlio di John è certamente il più autobiografico tra i libri di Stuart che, come il protagonista, vanta una lunga esperienza nel mondo della moda. L’opera si inserisce con prepotenza nel panorama della narrativa contemporanea, non solo per la sua qualità intrinseca, ma anche per la sua capacità di affrontare temi universali con una prospettiva fresca e profondamente umana. Douglas Stuart, con questo romanzo, consolida la sua posizione di voce autorevole, capace di esplorare i grandi temi della famiglia e della fede.
Il romanzo si lega comunque alle opere precedenti di Stuart, cioè a Storia di Shuggie Bain e a Il giovane Mungo, attraverso la comune esplorazione di relazioni familiari disfunzionali e la ricerca di identità in ambienti ostili al proprio orientamento sessuale. Se in Shuggie Bain la Glasgow degli anni Ottanta faceva da sfondo alla lotta di un figlio per salvare la madre alcolizzata, e Il giovane Mungo era incentrato sull’amore proibito tra due ragazzi in una Scozia divisa da pregiudizi secolari, in John figlio di John l’autore sposta l’attenzione sulle Ebridi, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, ma dove le dinamiche umane e i conflitti interiori sono più che mai attuali.







