E-Mail: [email protected]
- Julian Barnes, vincitore del Booker Prize nel 2011, ha annunciato che il suo prossimo romanzo, Partenze, sarà l’ultimo.
- Barnes ha rivelato di essere affetto da una rara forma di leucemia e ha scherzato sulla possibilità di vendere il suo sangue ai lettori più affezionati.
- In Partenze, lo scrittore immagina una possibile intervista via Zoom dal suo letto di morte, a dimostrazione della consueta ironia presente nella sua narrativa.
Julian Barnes festeggia i suoi 80 anni con Partenze. Lo scrittore britannico, vincitore del Booker Prize nel 2011 per Il senso di una fine, ha rivelato che Partenze, in uscita il 20 gennaio per Einaudi, sarà il suo ultimo romanzo. La decisione è maturata nel corso degli ultimi cinque anni, spinta dalla consapevolezza che ogni nuovo libro potrebbe essere l’ultimo e dal desiderio di non lasciare opere incompiute.
Lo scrittore, contestualmente, ha reso pubblica la diagnosi di una rara forma di leucemia, una condizione che, sebbene non curabile, è gestibile attraverso controlli periodici e trasfusioni di sangue. Con il suo solito spirito arguto e disincantato, Barnes ha persino scherzato sulla possibilità di vendere il suo sangue, immaginando un lettore affezionato che ne custodirebbe una sacca sul caminetto.
L’ironia di Barnes anche di fronte alla morte
Anche in questa occasione, le considerazioni sulla malattia e sulla morte permeano le parole di Barnes, che rifiuta interpretazioni consolatorie o colpevolizzanti. Per lui, la malattia è semplicemente un evento naturale, parte del declino del corpo, privo di un significato intrinseco. L’autore, in tal senso, critica l’atteggiamento di chi personifica il cancro come un nemico da combattere, sottolineando come l’ottimismo o il pessimismo del paziente non influenzino in alcun modo l’esito della malattia. Questa visione lucida e pragmatica si riflette anche nel suo approccio alla scrittura, intrisa di una profonda onestà intellettuale nell’affrontare temi complessi con ironia e profondità.
In Partenze, Barnes si diverte a immaginare possibili ultime frasi da pronunciare, tra cui spicca «Sono sul treno», un riferimento a Prosper Mérimée che evoca l’idea di un viaggio senza ritorno, liberatorio e al contempo doloroso. L’autore è consapevole di come le sue parole potrebbero essere fraintese in un momento così delicato, ma non rinuncia al suo spirito provocatorio e alla sua ironia tagliente. Anzi, propone persino un’intervista via Zoom dal suo letto di morte, gesto che testimonia la sua volontà di affrontare la fine con lucidità e senza tabù.
- Che tristezza 😢, un gigante se ne va......
- Non capisco tutto questo clamore, Barnes......
- E se l'ultimo libro fosse solo una trovata......
Di cosa parla Partenze di Julian Barnes
La presentazione del libro sul sito di Einaudi:
I AM: Io Sono, naturalmente. Ma anche l’acronimo di Involuntary Autobiographical Memory, quella memoria autobiografica involontaria che, a partire da uno stimolo sensoriale (per intendersi, il sapore della madeleine intinta nel tè, nel caso di Proust), rievoca un preciso evento del passato. Illuminante corrispondenza o mero gioco linguistico? Se è vero che «la memoria coincide con l’identità e viceversa», sembrerebbe valere la prima ipotesi. D’altra parte, un ricordo non mediato dalla volontà, e dunque dalle molte narrazioni e autonarrazioni che se ne fanno, è davvero tale? E, in definitiva, vale la pena di essere ricordato? Prendiamo il caso di Stephen e Jean – alto, allampanato, gentile studente di filosofia lui, attraente, caustica, benestante studentessa di letteratura russa lei. Julian li conosce all’Università di Oxford negli anni Sessanta, quell’epoca di libertà sessuale tanto decantata ma raramente sperimentata, e, un po’ terzo incomodo un po’ mezzano, li fa incontrare e innamorare.
Poi la vita fa il suo corso e quarant’anni dopo Julian non resiste alla tentazione di rifarsi Cupido, «scrivendo» un nuovo capitolo della loro unione. Nel raccontare le loro storie d’amore, la prima come la seconda, lo scrittore-demiurgo fa affidamento sulla memoria e gli appunti personali. È lecito domandarsi quale grado di verità tali supporti garantiscano alla narrazione. Anche quando deve fare i conti con la propria caducità, quando una diagnosi infausta stravolge le categorie grammaticali trasformando i suoi tempi verbali da futuro in passato, è il Julian scrittore a prendere il sopravvento. «È stato tutto molto interessante » è il suo commento, a proposito di bagni di realtà brutali, pratiche mediche invasive, e dell’invidiabile condizione del cane di Jean e Stephen, Jimmy, a differenza di lui ignaro della propria mortalità (nonché del fatto stesso di essere cane).
Partenze è un’opera di fantasia, ma questo non significa che non sia vera; è un libro giocoso, arguto e irriverente, ma questo non significa che non stringa il cuore a ogni pagina. «Possiamo e dovremmo fidarci degli scrittori quando ci raccontano meravigliose bugie sui loro romanzi». Julian Barnes lo scrive a proposito di Marcel Proust. O forse no.
Per orientarsi fra testo e contesto
La notizia dell’ultimo libro di Julian Barnes si inserisce in un contesto culturale in cui la riflessione sulla morte e sulla malattia assume un’importanza crescente. L’opera di Barnes si distingue per la sua capacità di affrontare questi temi con un’intelligenza acuta e una sensibilità profonda, senza cedere a facili consolazioni o a una retorica moraleggiante. Il suo stile narrativo, caratterizzato da una prosa elegante e da una sottile ironia, lo ha consacrato come uno dei più importanti scrittori contemporanei.
Partenze si preannuncia come un’opera intensa e commovente, un testamento letterario che invita il lettore a confrontarsi con le grandi domande dell’esistenza. Un libro che, come i suoi precedenti, punta a mantenere nel tempo la validità del suo messaggio, anche dopo l’ultimo viaggio del suo autore.








