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- Per amore dell’antico di Lavinia Fonzi (Vallecchi, 2026) ripercorre la vita di Lord Elgin dall’infanzia in Scozia fino alla morte a Parigi.
- Il diplomatico britannico è noto per aver fatto asportare dall’Acropoli di Atene dei marmi che oggi si possono ammirare al British Museum di Londra.
- Il magistero di Alexandre Dumas è rinvenibile in un’opera che, nonostante la ricca bibliografia a cui attinge, non smarrisce mai il gusto dell’avventura.
La vita di Thomas Bruce, settimo conte di Elgin, scorre sulle pagine del romanzo storico Per amore dell’antico di Lavinia Fonzi (Vallecchi, 2026). Dall’infanzia nella tenuta scozzese di Broomhall House sino alla morte quasi anonima a Parigi. Una vita, tra il 1776 e il 1841, che coincide con i grandi cambiamenti impressi dalla Rivoluzione francese e dall’avvento di Napoleone Bonaparte. Lord Elgin, diplomatico che ricoprì il ruolo di ambasciatore britannico a Costantinopoli tra il 1799 e il 1803, ebbe il merito (o il torto, per i suoi detrattori) di far asportare parte della decorazione dell’architrave del Partenone di Atene, insieme ad alcune sculture dell’Acropoli che oggi si possono ammirare al British Museum di Londra. Tutto questo non perché fosse un “predone”, come lo definì il poeta Lord Byron nel suo Pellegrinaggio del giovane Aroldo, ma soltanto – appunto – «per amore dell’antico».
Per amore dell’antico: fu solo per questo

Il titolo del ponderoso volume di Lavinia Fonzi, se non proprio una excusatio non petita, funge tuttavia da cornice per contestualizzare le azioni che spinsero il conte a considerare meritoria, e addirittura necessaria, la spoliazione del sito greco dalle sue meraviglie. Se non l’avesse fatto, lo stato di degrado in cui versavano durante la dominazione ottomana, ne avrebbe compromesso irrimediabilmente la conservazione. E forse il mondo non le avrebbe mai potute né conoscere né apprezzare. Del resto, non è solo l’Inghilterra a essersi “macchiata” di questa colpa. La Francia dell’epoca non è stata certo da meno.
Noi italiani, colpiti dal saccheggio napoleonico di moltissime opere d’arte, ne sappiamo qualcosa. A ogni modo, l’autrice aderisce totalmente alle ragioni di Lord Elgin, rintracciando i primordi della passione per la bellezza classica fin dagli studi della sua giovinezza. Il che non le impedisce di far emergere, tra le righe, una sorta di stolida ossessione che sarà anche la causa di gran parte dei mali del protagonista.
Storia e avventura, lo stile di Lavinia Fonzi
C’è molto del gusto di Alexandre Dumas nelle pagine di Lavinia Fonzi che, nonostante la ricca bibliografia a cui attinge, non smarrisce mai lo sguardo ingenuo di chi si accosta alla storia come fosse un’avventura. Quasi che a prevalere fosse la lettrice e non la scrittrice. In un caso, ci si lascia trascinare da ciò che si dipana dinanzi ai propri occhi, nell’altro ci si industria per trasformare in letteratura la nuda cronaca dei fatti. La sintesi è nello stile tipico da feuilleton che permea gli avvenimenti oggetto del racconto, spesso talmente incredibili da «sembrare assurdi» come ammette la stessa autrice per ben due volte nella nota storica a chiusura del libro.
Di assurdo, in fondo, c’è ben poco nella vita. Sia in quella di Lord Elgin che, senza accorgersene, fece un grave torto al popolo greco; sia in quella di ciascuno di noi quando segue il proprio desiderio incurante delle conseguenze.
Per orientarsi fra testo e contesto
Nata a Roma nel 1995, ma cresciuta a Milano, Lavinia Fonzi è scrittrice e divulgatrice culturale. Dopo gli studi umanistici, ha lavorato come educatrice museale. Appassionata di storia, da anni svolge ricerche soprattutto sul diciottesimo e diciannovesimo secolo.
Nei suoi romanzi, fondati su solide fonti, dà voce a personaggi talvolta dimenticati o che sono arrivati a noi senza la giusta prospettiva. Tra le sue opere ricordiamo Nel nome del Giglio, ambientato a Firenze durante la Rivoluzione francese, e la saga Tra le pieghe del tempo.
Oggi vive tra l’Italia e l’Inghilterra, certa che questo secondo paese possa fornire continui spunti e infinite suggestioni per le sue opere e i suoi personaggi del passato.





