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- Dopo aver annunciato il suo ritiro dalla scrittura, Don Winslow torna in libreria con i sei racconti brevi contenuti ne L’ultimo colpo.
- Il racconto conclusivo, Collisione, potrebbe diventare una possibile trasposizione cinematografica con l’interpretazione di Jake Gyllenhaal.
- Winslow si conferma erede dell’hard boiled alla Chandler, con un tocco personale che illustra come individui insospettabili possano trasformarsi in criminali.
A gennaio 2026 è uscito per HarperCollins Italia L’ultimo colpo di Don Winslow. Strutturata in sei racconti brevi, l’opera evoca le atmosfere delle novelle di Guy de Maupassant, maestro nel ritrarre la società francese della Belle Époque. L’autore, noto per i suoi bestseller e per aver vinto numerosi premi, tra cui l’adattamento cinematografico del suo romanzo Le belve e Crime 101, torna in libreria nonostante avesse annunciato il suo ritiro dalla scrittura per dedicarsi all’attivismo politico contro Donald Trump.
Tuttavia, come spesso accade, c’è sempre “un ultimo colpo” all’orizzonte, e Winslow non ha resistito al richiamo della scrittura, un’arte che sembra essere parte integrante del suo DNA. Il suo stile inconfondibile, diretto e cinematografico, continua a dipingere il mondo della criminalità americana con realismo e immediatezza.
L’ultimo colpo di Don Winslow è già un film
Il successo di L’ultimo colpo sembra sfatare il mito del villaggio globale di McLuhan, che preconizzava una pervasiva omologazione culturale. Al contrario, l’opera di Winslow, pur veicolando apparentemente la moda del consumismo attraverso l’industria culturale, trasmette uno stile e una passione autentici per la scrittura. Tanto che l’accoglienza favorevole del pubblico per questo libro apre già la possibilità di una sua futura trasposizione cinematografica, in particolare per la novella conclusiva, Collisione, che dovrebbe essere interpretata da Jake Gyllenhaal.
Uno dei racconti – da cui è tratto il titolo della raccolta – narra la storia di John Highland, un rapinatore che pianifica un ultimo colpo in un casinò dove i narcos riciclano denaro sporco. Un altro racconto segue Nick, uno studente che arrotonda i suoi guadagni vendendo alcolici illegalmente, convinto di essere indispensabile per la sua comunità. Un poliziotto onesto si trova di fronte a un dilemma morale a causa delle azioni di suo cugino, mentre il detective Boone Daniels e la sua squadra di surfisti devono proteggere una star del cinema da uno stalker. Infine, in Collisione, Brad McAlister, un uomo di successo, perde tutto a causa di un errore fatale e finisce in prigione.
- Don Winslow colpisce ancora! Storie intense e personaggi memorabili......
- Un ritorno deludente? Mi aspettavo di più da Winslow, sembra......
- Interessante la sua visione del crimine, non più solo genetica......
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L’hard boiled in stile Quentin Tarantino
Don Winslow si conferma un degno erede dell’hard boiled alla Chandler, un genere che rappresenta realisticamente il crimine, la violenza e il sesso. Leggere Winslow è come assistere a una scena di Pulp Fiction di Quentin Tarantino, un film che incarna perfettamente l’hard boiled. I suoi racconti esplorano il confine tra il bene e il male, mostrando come persone insospettabili possano trasformarsi in criminali per via di circostanze avverse o errori fatali. Il crimine, spesso, nasce da una scelta dettata dalla necessità o da un passato difficile.
Ciascun racconto, oltre a riuscire nell’intento di catturare il lettore, apre quesiti sull’etica, sui legami familiari e sulle decisioni che mutano irreversibilmente il corso della vita. Winslow evidenzia come un autore di genere crime e noir possa al contempo essere un acuto osservatore sociale e un analista delle dinamiche del potere e delle sue potenziali derive violente. La società contemporanea, caratterizzata da aggressività diffusa, ansia post-pandemica e timore dell’alterità, amplifica queste tensioni. Winslow ci fa percepire le sensazioni di chi, in un momento di furia, è capace di compiere una strage. La vera questione è comprendere il processo che porta a diventare assassini.
Tra Cesare Lombroso e Oliver Stone
Cesare Lombroso, l’inventore della criminologia, individuava nei tratti somatici e nell’ereditarietà la propensione alla violenza, sostenendo che il male è determinato dalla biologia e dalla genetica. Oliver Stone, con il suo film Natural Born Killers, sembra apparantemente avvalorare questa tesi, mentre Don Winslow la ribalta, individuando le radici della propensione al male nelle disfunzioni della società stessa. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. La neuro-criminologia moderna, con l’ausilio di strumenti digitali e informatici, ha fatto passi da gigante nello studio del cervello per spiegare i comportamenti antisociali. Forse, in futuro, sarà possibile predire la propensione al crimine attraverso l’incrocio di dati genetici, biologici e sociali, prevenendo il male attraverso la cura.
Sherlock Holmes, personaggio contemporaneo di Lombroso, cercava di risolvere i delitti attraverso il ragionamento e la deduzione, mentre Lombroso individuava il male studiando la fisiologia dei delinquenti e applicando le sue teorie sull’atavismo e sulla fossetta occipitale mediana. Entrambi, a loro modo, erano degli illusi, perché, come dimostra Don Winslow, non c’è sempre una ragione in grado di spiegare come si produce il crimine. I casi della vita possono trasformare chiunque in un assassino freddo e spietato.
Il male è dentro di noi, custodito in un ambito recondito e salvaguardato dall’educazione, dalla società, dalla famiglia e dal lavoro. Ma quando la vita ci pone di fronte a una perdita o al pericolo di perdere tutto, questo involucro si squarcia e il male viene a galla, portandoci ad attaccare e a fare il possibile per riavere quello a cui non possiamo rinunciare. Winslow cerca le cause del crimine nel caso e al di fuori dell’individuo. Non siamo destinati a essere criminali per il nostro aspetto o per l’ereditarietà, ma diventiamo criminali in un certo tipo di società, come quella odierna, dedita alla guerra e dominata dalla corruzione.
Per orientarsi fra testo e contesto
In fondo anche in Winslow resta un residuo lombrosiano, perché i suoi personaggi, pur essendo portati a commettere un delitto in un certo contesto sociale, operano comunque una scelta, generata dal loro cervello. La criminalità non è un destino biologico predeterminato; piuttosto, in qualsiasi momento, possiamo trasformarci in criminali, influenzati dall’ambiente in cui viviamo e dal preciso scenario storico-sociale.
L’opera di Don Winslow, con L’ultimo colpo, si inserisce in un filone narrativo che esplora le zone d’ombra dell’animo umano e le contraddizioni della società contemporanea. Winslow ci pone di fronte a interrogativi scomodi sulla natura del bene e del male, sulla responsabilità individuale e sul ruolo del contesto sociale nella genesi del crimine. La sua capacità di creare personaggi complessi e sfaccettati, in grado di suscitare empatia anche quando compiono azioni riprovevoli, lo rende uno dei più importanti autori di crime e noir del nostro tempo.








