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Ilaria Rossetti

Febbraio è il mese dell’odio: dopo Michela Murgia, Ilaria Rossetti

Non solo il saggio postumo della scrittrice sarda. «Qualcuno da odiare» è un romanzo che prende spunto dal medesimo sentimento per farci capire da dove nasce la rabbia.
  • Qualcuno da odiare di Ilaria Rossetti, pubblicato a febbraio 2026 da Guanda, è una ricognizione intensa e sofferta del dolore trasformato in rabbia.
  • Abele Rossi, il protagonista, vive un percorso che inizia nel 1937, quando viene inviato in Etiopia, e culmina nel 2019 con la celebrazione del suo centesimo compleanno.
  • La svolta avviene quando Abele incontra Ludovica, la sua badante, grazie all’intercessione di un gruppo neofascista.

Qualcuno da odiare di Ilaria Rossetti, pubblicato a febbraio 2026 da Guanda, è una ricognizione intensa e sofferta del dolore trasformato in rabbia, un grido di fronte alle frustrazioni e alle sopportazioni di una vita. Dopo il saggio postumo di Michela Murgia, Lezioni sull’odio, giunge in libreria un romanzo che ha al centro lo stesso sentimento. La storia infatti segue il percorso di Abele Rossi, un uomo segnato da eventi storici e personali traumatici, dal 1937, quando viene inviato da Mussolini a conquistare l’Etiopia, fino al suo centesimo compleanno, celebrato nel 2019 dai neofascisti di Idea Sociale.

Il viaggio di Abele è sia geografico sia interiore, un percorso che lo conduce dal caldo dell’Africa al freddo della neve su una spiaggia del nord. Questo spostamento fisico simboleggia il suo tormento interiore e la difficoltà di elaborare un passato ingombrante. L’opera di Ilaria Rossetti fa capire come in Italia, a differenza di altri paesi europei, ci sia stata una rimozione collettiva sulle proprie responsabilità nell’epoca del colonialismo. Attraverso la finzione letteraria viene riportata a galla un’epoca rimossa e mai effettivamente elaborata. Motivo per cui il passato continua a bruciare e l’odio rimane il controcanto costante dell’esistenza.

Il protagonista dell’opera di Ilaria Rossetti

Abele, un uomo il cui nome stesso vive di contraddizioni, è figlio di una famiglia di panettieri di Roccafredda e si trova coinvolto in una guerra sporca e razzista, convinto che obbedire agli ordini sia un dovere e una possibilità per restare a Bahir Dar e aprire lì una panetteria. Il pane, con la sua valenza simbolica, diventa un elemento centrale nella sua vita. Sconfitto, Abele torna al suo paese e riprende a fare il pane, costruendo una famiglia con Anna e i figli Giovanni e Rosa.

Tuttavia, il suo passato da “Africano” e fascista lo perseguita, fino a portare all’umiliazione e alla chiusura della sua panetteria anche a causa dell’apertura di un supermercato negli anni Sessanta. Dopo un periodo difficile, in cui perde il lavoro e la famiglia, Abele trova impiego come fornaio in un supermercato, riuscendo a riconquistare i suoi cari. La scoperta da parte di Anna del passato di Abele, causa la separazione definitiva e la presa di distanza dei figli.

Cosa ne pensi?
  • Un libro necessario per non dimenticare il nostro passato coloniale... 🇮🇹...
  • Il protagonista è odioso, un fascista senza redenzione... 😠...
  • Interessante l'analogia tra il pane e la storia del protagonista... 🍞...

Un incontro in cerca di redenzione

Dopo la separazione, gli anni passano in solitudine e Abele invecchia coltivando in sé quell’odio richiamato nel titolo del romanzo. La rabbia è il suo modo per sopravvivere senza che l’estraneità per il mondo moderno lo faccia sentire sempre fuori posto. Finché non avviene l’incontro con Ludovica, trentenne che vive un senso di tradimento rispetto alle generazioni precedenti. Abele, ormai centenario, grazie a Idea Sociale, un gruppo neofascista che si prende cura di coloro che stanno ai margini, allaccia un legame con Ludovica che gli fa da badande. Un legame che, inaspettatamente, lo porterà a dover fare i conti con sé stesso e con il suo passato coloniale.

Abele e Ludovica, provenienti da mondi che non esistono più, hanno in comune la rabbia che, non a caso, il gruppo neofascista che li ha fatti conoscere alimenta, onorando il passato di Abele e offrendo a Ludovica quel sostegno che altri non le hanno saputo o voluto dare. In questa fase, la presenza di un elefante in gabbia, all’interno di un circo, rappresenta per Abele un richiamo fortissimo al ricordo dello stesso mammifero visto per la prima volta nella foresta fuori Bahir Dar. Da qui la decisione di compiere un gesto che funge da espiazione, per quanto tardiva, e sul quale non vogliamo anticipare nulla.

Per orientarsi fra testo e contesto

In un’epoca in cui molte autrici e molti autori si concentrano sui rapporti familiari e su una dimensione intima del racconto, Ilaria Rossetti scrive un romanzo solido, costruito con maestria, che alterna presente e passato con una scrittura misurata e precisa. La narrazione è vivificata da ricordi e notazioni con piccoli scarti semantici e particolari inattesi, in un racconto che è cronaca e storia insieme. Il personaggio di Abele Rossi, in particolare, è un uomo segnato dalla storia, dalle sue scelte e dalle sue contraddizioni, che cerca una redenzione che forse non arriverà mai.

Volendo cogliere delle analogie con il testo appena pubblicato di Michela Murgia, anche lì l’odio era considerato legittimo, e anzi doveroso, in determinate circostanze. Qui, invece, non lo si giustifica, ma si danno degli strumenti per comprenderne l’origine e l’evoluzione, fino alle possibili modalità per affrancarsene.


Articolo ibrido in cui i contenuti selezionati dall’AI sono stati rivisti da un essere umano.(scopri di più)
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