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Giancarlo Stoccaro

Per una psicanalisi dello sguardo: la poesia di Giancarlo Stoccoro

Si intitola «Corpo in ombra» la silloge poetica, pubblicata da I Quaderni del Bardo, in cui l’autore, psichiatra e psicoterapeuta, prova a esprimere l’indicibile del sogno.
  • Corpo in ombra è l’ultima silloge poetica dello psichiatra e psicoterapeuta Giancarlo Stoccoro.
  • Nella sessantina di liriche che compongono il volume, la parola “sguardo”, con la variante più rara di “occhi”, ricorre costantemente.
  • Giancarlo Stoccoro (Milano 1963) ha vinto diversi premi di poesia ed è presente in numerose antologie.

Si intitola Corpo in ombra la silloge poetica di Giancarlo Stoccoro appena pubblicata da I Quaderni del Bardo. Stoccaro è psichiatra e psicoterapeuta e, in questa sua raccolta, il mestiere si sente. Nella sessantina di liriche che compongono il volume, la parola “sguardo”, con la variante più rara di “occhi”, ricorre in modo insistito e, verrebbe da dire, maniacale. Tanto da far pensare che la scelta del titolo non abbia tenuto conto di questa ostinazione. Del resto, come si fa a cogliere un “corpo in ombra” se non si possiede uno sguardo che vada oltre la funzione fisiologica del vedere? In quanto studioso di Georg Groddeck, medico e pioniere della psicosomatica, l’autore sa bene che lo sguardo è una manifestazione simbolica del corpo e dell’inconscio, vale a dire di quello che Groddeck, tra i primi, definì “Es”.

Il sogno di Stoccoro, psichiatra e poeta

Di questo “Es” Corpo in ombra è stracolmo. Se si chiamasse Ombra in corpo, il risultato rimarrebbe invariato. Prova ne sia il fatto che se da un lato il registro lessicale ruota ossessivamente attorno al campo semantico della visione (“sguardo”, “guardare” “occhi”, “luce”, “ombra”, “buio”), dall’altro il sacrificio della punteggiatura sembra corrispondere alla vittoria del sogno sulla pagina vergata in stato vigile. Perché se il sogno possiede un ordine segreto, questo spesso è privo delle regole della grammatica a occhi aperti. Non a caso Giancarlo Stoccoro scrive in conclusione:

Nulla unisce, infatti, gli esseri umani quanto l’esperienza onirica che ne testimonia la sostanziale uguaglianza, continuamente negata allo stato di veglia.

Quasi una excusatio non petita che prova a voler “giustificare” la doppia natura di psichiatra e poeta. Nel primo caso, Stoccoro è chiamato a interpretare i sogni degli altri; nel secondo, i propri. Compito forse più arduo, se non impossibile.

Sguardo, occhi, luce, silenzio, carne

Nell’introduzione alla raccolta, Laura Garavaglia, presidente della Casa della poesia di Como, spiega bene di quale natura sia questo compito:

Aprendo il volume, ci accoglie l’epigrafe di Edmond Jabès: «Un giorno la poesia darà agli uomini il suo volto». È una promessa, ma anche un avvertimento che Stoccoro sembra fare proprio fin dal primo verso, ingaggiando una lotta corpo a corpo con l’invisibile.

A conferma di questo, ecco la prima lirica:

Se fosse lo sguardo a dare voce
alle cose a muovere gli occhi
in direzione contraria al taglio
della bocca per un più acuto
sentire la distanza alla finestra
avremmo la luce a redimerci
dal silenzio che incombe gremito
sugli angoli della carne viva

Sguardo, occhi, luce, silenzio, carne. Sembrano gli stessi elementi che il premio Nobel Jean-Marie Gustave Le Clézio ha posto a fondamento di Midriasi, poemetto che verte sulla dilatazione della pupilla dovuta presumibilmente a uno stato allucinatorio.

Per orientarsi fra testo e contesto

Gli esiti più convincenti, tuttavia, si trovano quando il processo di “scarnificazione” del linguaggio attinge in Corpo in ombra all’esperienza diretta del poeta-psichiatra:

Fammi cuscino d’ombra
se il corpo è distante
all’insonnia
piega lo sguardo
al sogno
indica la resa
se è prossimo il giorno

Giancarlo Stoccoro (Milano 1963) ha vinto diversi premi di poesia ed è presente in numerose antologie tra cui, per citare l’ultima, Sogni. Storie, visioni e intuizioni, a cura di Silvana Ceruti (La vita felice edizioni, 2025).

Suo è il primo libro che esplora il cinema associato al Social Dreaming intitolato Occhi del sogno (Fioriti, 2012). Tra le sue sillogi più recenti, ricordiamo Partiture incomplete per gli occhi (Macabor edizioni, 2024) e Sguardofilia (Macabor 2025).


Articolo scritto interamente da un essere umano “a mano”, cioè senza l’uso di AI.(scopri di più)
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