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A tavola con gli scrittori

«A tavola con gli scrittori» fra gastronomia e letteratura

Valerie Stivers, che da anni cura la rubrica «Eat Your Words» su The Paris Review, ha raccolto in un libro le abitudini alimentari di oltre 50 fra autori e autrici.
  • A tavola con gli scrittori di Valerie Stivers, con le illustrazioni di Katie Tomlinson, propone un’analisi delle abitudini alimentari di oltre 50 “penne”.
  • Da Virginia Woolf a Jane Austen, da Truman Capote a Roald Dahl, fino a Haruki Murakami: ecco alcuni dei nomi citati nel libro.
  • Il volume è frutto delle informazioni raccolte da Valerie Stivers scrivendo da anni per la rubrica Eat Your Words su The Paris Review.

L’intreccio tra cibo e letteratura è un connubio capace di svelare aspetti inediti degli autori e delle loro opere. A tavola con gli scrittori di Valerie Stivers, con le illustrazioni di Katie Tomlinson (L’Ippocampo, 2026), si occupa proprio di questo legame, offrendo un’analisi originale delle abitudini alimentari di oltre 50 scrittori e delle ricette che hanno segnato i loro romanzi e le loro vite.

Come affermava Virginia Woolf nel suo saggio Una stanza tutta per sé del 1929, il benessere fisico è fondamentale per coltivare le facoltà intellettuali ed emotive. Woolf utilizzava il cibo come metafora per denunciare le disparità di genere, evidenziando come un pasto opulento in un college maschile contrastasse con la frugalità di un pasto in un college femminile, a conferma dei pregiudizi sociali che erano in vigore per le donne dell’epoca.

Il cibo per Jane Austen e Truman Capote

Un secolo prima di Woolf, Jane Austen utilizzava il cibo per delineare i suoi personaggi. Nei suoi romanzi, Austen si sofferma spesso a descrivere i pasti dei protagonisti, fornendo dettagli significativi sul loro status sociale e sulle loro personalità. In Emma, ad esempio, il signor Woodhouse, ossessionato dalla salute, cerca di influenzare le scelte alimentari degli ospiti, mentre in Orgoglio e pregiudizio, il signor Bingley annuncia un ballo a Netherfield, promettendo che gli inviti saranno diramati non appena Nicholls avrà preparato «zuppa bianca a sufficienza». Questa zuppa, una vellutata a base di brodo di vitello o pollo, mandorle e panna, simboleggia la cura e l’attenzione del padrone di casa verso i suoi ospiti.

Truman Capote, noto per il suo stile di vita eccentrico, amava le patate al forno con panna acida e caviale, una ricetta che condivise con la rivista Vogue. In A tavola con gli scrittori  viene svelata la ricetta del suo piatto preferito al Plaza Hotel di New York: il Chicken Hash, uno spezzatino di pollo con crema di panna. La ricetta originale prevede 800 g di pollo cotto tagliato a dadini, 350 ml di panna fresca, 230 ml di besciamella, 2 cucchiaini di sale, un pizzico di pepe bianco, 60 ml di Sherry secco e 115 ml di salsa olandese. La preparazione contempla una cottura in casseruola e in forno, con l’aggiunta finale di Sherry e salsa olandese.

Roald Dahl, autore de La fabbrica di cioccolato (1964), aveva una passione smodata per i dolci. Insieme alla moglie Felicity, scrisse Roald Dahl’s Cookbook, pubblicato postumo nel 1991. All’interno del volume, la moglie Felicity rivela che l’autore manteneva costantemente un vasetto di caramelle gommose alla frutta vicino al letto, mentre sua nipote Sophie Dahl evoca con tenerezza il Tupperware rosso di cioccolatini che il nonno presentava regolarmente alla fine dei pasti. I suoi snack preferiti erano i Kit Kat, che consumava quotidianamente, trasformando gli involucri argentati in fermacarte.

Cosa ne pensi?
  • Che meraviglia scoprire i gusti degli scrittori... 😋...
  • Non so, mi sembra un po' superficiale ridurre......
  • E se il cibo fosse una chiave per decifrare......

Dalla Coca-Cola di Didion al caffè di Proust

In A tavola con gli scrittori si scopre che Joan Didion iniziava la sua giornata di scrittura con una Coca-Cola ghiacciata a colazione e che imparò a cucinare lavorando per Vogue dal 1956 al 1964. Divenuta una scrittrice di successo, organizzava cene elaborate per 35-40 persone, curando ogni dettaglio. Nel suo The White Album (1979), racconta di aver preparato un pranzo enorme per Pasqua, nonostante avesse assunto un farmaco contro la nausea. Nel 2017, suo nipote Griffin Dunne ha raccolto le sue ricette allo scopo di supportare economicamente il documentario a lei dedicato. Tra i suoi piatti forti c’era l’insalata di prezzemolo, preparata con 8 mazzetti di prezzemolo, 240 ml di olio d’oliva, 40 g di parmigiano grattugiato, 60 ml di aceto balsamico, sale e pepe.

Nelle pagine de Il Gattopardo, Tomasi di Lampedusa descrive il “timpano”, uno scenografico sformato di pasta corta cotto al forno in un guscio di pasta frolla, emblema di una nobiltà in declino. La fragranza di zucchero e cannella che emana da questo timballo è il preludio alla delizia che si sprigiona dall’interno, con fegatini di pollo, ovetti duri, sfilettature di prosciutto, pollo e tartufi impigliati nella massa untuosa dei maccheroncini corti.

Céleste, la governante di Marcel Proust, rivelò che lo scrittore viveva di croissant e tazze di café au lait. Verso la fine della sua vita, Proust rinunciò persino ai croissant, nutrendosi esclusivamente di caffellatte. David Foster Wallace, il famoso scrittore americano contemporaneo, ammetteva candidamente la perenne assenza di cibo nel suo frigorifero e la sua abitudine di scandire le sessioni di scrittura con abbondanti dosi di caffè e cibo “spazzatura”, prediligendo in particolare brownies bianchi e biscotti ripieni.

A tavola con gli scrittori Murakami e Plath

Haruki Murakami, autore giapponese più volte candidato al Premio Nobel, dissemina i suoi romanzi di riferimenti al cibo. È un’altra delle “rivelazioni” di A tavola con gli scrittori. Solamente nel romanzo 1Q84 vengono dettagliati ben ventisei pasti, spaziando dall’insalata di tre cipolle allo stufato di Wagyu di Iwate accompagnato da Bordeaux. Nel racconto Nell’anno degli spaghetti, il protagonista sperimenta un anno di completa solitudine, dedicandosi compulsivamente alla preparazione di spaghetti ed evitando qualsiasi contatto umano. Le descrizioni delle pietanze nelle pagine di Murakami rendono quasi magico il quotidiano, trasformando il reale in un sogno. Nel romanzo Norwegian Wood, il personaggio principale, Toru, così si esprime: «È una sensazione piacevole poter gustare qualcosa di prelibato. Ti fa sentire vivo».

Sylvia Plath nutriva una passione pari per la scrittura e la cucina. Nei suoi diari compaiono descrizioni dettagliate dei suoi pasti con il marito, dalla colazione alla cena. Una delle sue specialità culinarie predilette era la torta meringata al limone, per la quale aveva ideato un metodo ingegnoso: lasciare raffreddare l’impasto della frolla e la crema alla vaniglia sul davanzale di un bagno non riscaldato. Nel luglio 1957, Plath appuntò sul suo diario alcune note per un racconto intitolato Il giorno delle ventiquattro torte, la storia di una donna stanca del marito e dei bambini che contempla la fuga o il suicidio, e che infine decide di rimanere e di preparare torte, una per ogni ora del giorno. Peccato che nella realtà sia andata diversamente.

Per orientarsi fra testo e contesto

A tavola con gli scrittori accoglie molte delle informazioni che Valerie Stivers ha raccolto negli anni scrivendo per la rubrica Eat Your Words su The Paris Review. Il volume propone uno sguardo inedito sul rapporto tra cibo e letteratura, svelando come le abitudini alimentari degli scrittori possano influenzare le loro opere e riflettere le loro personalità. Il libro – nell’evidenziare come le scelte alimentari possano essere indicative di status sociale, identità culturale e persino stati d’animo – è in linea con la grande attenzione che oggi si dà all’alimentazione. Un’attenzione confermata dalle tante trasmissioni tv in cui il cibo è al centro. Si tratta di una moda che, molto probabilmente, è destinata a durare nel tempo. Anche perché il cibo diventa spesso un pretesto per conoscere la dinamica delle relazioni umane ed entrare in angoli della vita altrimenti inesplorati.


Articolo ibrido in cui i contenuti selezionati dall’AI sono stati rivisti da un essere umano.(scopri di più)
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