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- Il nuovo romanzo di Rabih Alameddine, La vera storia di Raja il credulone (e di sua madre), edito da La nave di Teseo, è uscito nelle librerie italiane il 2 giugno.
- Al centro della narrazione, Raja, un professore di filosofia sessantatreenne, vive una convivenza complessa con la madre Zalfa a Beirut, una città che è un personaggio vivo.
- Il tour di presentazione del libro di Alameddine è stato inaugurato il 4 giugno 2026 alla Milanesiana.
Dal 2 giugno è arrivato nelle librerie italiane La vera storia di Raja il credulone (e di sua madre), l’ultima fatica letteraria di Rabih Alameddine. Edito da La nave di Teseo e tradotto da Licia Vighi, il romanzo è stato insignito con il prestigioso National Book Award 2025. La sua rilevanza nel panorama della narrativa moderna è innegabile, poiché Alameddine riesce a tessere una trama che intreccia la memoria individuale con la tragedia collettiva, la commedia con il dolore, l’ironia con una ferocia disarmante.
In un’epoca in cui la ricerca di identità e la comprensione delle dinamiche familiari e sociali sono temi centrali, il romanzo di Alameddine offre una prospettiva originale, radicata nella realtà libanese ma universale nel suo messaggio. L’autore, figura eclettica che si divide tra la scrittura, la pittura e l’ingegneria, porta in scena un’opera che è al contempo una saga familiare, un affresco storico e una riflessione sulla condizione umana.
Un legame conflittuale tra madre e figlio

Al centro del racconto troviamo Raja, un professore di filosofia sessantatreenne, la cui esistenza è un delicato equilibrio tra l’amore per i libri, la solitudine e una convivenza forzata con la madre ottuagenaria, Zalfa. Quest’ultima, una donna dalla personalità prorompente e tutt’altro che remissiva, rappresenta un perno ineludibile nella vita del figlio. La loro dinamica, intrisa di amore e potenziale conflitto, è il motore di una storia che si dipana attraverso sei decenni, offrendo uno spaccato intimo e al contempo epico della vita in Libano. Raja, descritto come «l’omosessuale del quartiere», vive in un minuscolo appartamento di Beirut, una città che non è un semplice sfondo, ma un personaggio vivo e pulsante, segnato da decenni di conflitti, invasioni, crisi finanziarie e devastazioni.
L’elemento scatenante della narrazione è un misterioso invito proveniente da un’illustre fondazione americana, che intende premiare Raja per presunti successi letterari. L’invito, apparentemente un’opportunità di fuga dalla madre e da un paese martoriato, si rivela presto una soglia attraverso cui Raja è costretto a rileggere il proprio passato. È un cammino introspettivo che lo conduce a esaminare la sua giovinezza, caratterizzata da incomprensioni familiari e dalla scoperta della propria sessualità, fino all’esperienza traumatica del rapimento durante i tumulti della guerra civile, e infine agli incontri e ai voltafaccia che hanno profondamente segnato la sua vita.
Il romanzo, con un tono brutalmente ironico, danza tra la comicità e la malinconia, la riflessione politica e la celebrazione dell’amore. Alameddine, con la sua prosa affilata, parla del legame tra un figlio e sua madre, un rapporto che, come ha dichiarato l’autore stesso, può oscillare tra l’amore più profondo e la possibilità di annientamento reciproco.
Il tour italiano di Rabih Alameddine
L’uscita in Italia de La vera storia di Raja il credulone (e di sua madre) è accompagnata da un tour che vede Rabih Alameddine protagonista di diversi eventi culturali. Il 4 giugno 2026, l’autore ha inaugurato il suo percorso alla Milanesiana, il festival culturale ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, in una serata dedicata a “Il desiderio e la libertà”. Il tour è proseguito il 5 giugno a Pescara, dove Alameddine è stato ospite del Qui 365 Festival, una rassegna culturale promossa dalla Fondazione Pescarabruzzo e dal FLA – Festival di Libri e Altrecose. Altri appuntamenti hanno incluso Velletri il 6 giugno, Viterbo il 7, Pompei l’8 e Bari il 9 giugno. L’autore sarà presente anche a Noci, in occasione della settima edizione del festival Chiostri e Inchiostri, in programma dal 23 al 26 luglio 2026.
Rabih Alameddine, di origini libanesi, è nato in Giordania e ha trascorso parte della sua vita in Kuwait e in Libano. Ha poi completato gli studi accademici in Inghilterra e negli Stati Uniti, conseguendo una laurea in ingegneria a San Francisco. La sua biografia multiculturale si riflette nella sua opera, che tocca temi di identità, migrazione e conflitto. Oltre a essere uno scrittore tradotto in più di venti lingue, Alameddine è anche un pittore che ha esposto negli Stati Uniti, in Europa e nel Medio Oriente. Attualmente, vive tra San Francisco e Beirut, mantenendo un legame profondo con le sue radici e le sue esperienze di vita, che continuano a nutrire la sua produzione artistica.
Per orientarsi fra testo e contesto
Prima de La vera storia di Raja il credulone (e di sua madre), Alameddine ha scritto Hakawati, il cantore di storie (Bompiani, 2008), un’opera che celebra il potere della tradizione orale, e Io, la Divina (Bompiani, 2015), che affronta temi di genere e identità con una prospettiva audace e provocatoria. Non meno significativo è L’angelo della storia (Bompiani, 2017), un romanzo che si addentra nelle pieghe della storia e della psiche umana, e Il lato sbagliato del telescopio (La nave di Teseo, 2022), vincitore del PEN/Faulkner Award per la narrativa, incentrato sulle vicende di una dottoressa libanese che assiste rifugiati siriani.
Il suo nuovo romanzo, focalizzato sul legame madre-figlio e sulla memoria collettiva del Libano, è intriso di ironia e umanità come i precedenti. In un’epoca di frammentazione e incertezza, Alameddine ci ricorda che, in fondo, siamo le storie che raccontiamo a noi stessi e agli altri, e che attraverso queste storie possiamo trovare un senso di appartenenza e comprensione.







