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Adriana Lecouvreur San Carlo

Al San Carlo l’Adriana Lecouvreur ambientata nella Belle Époque

Il capolavoro del compositore Francesco Cilea rivive a Napoli con un allestimento che sposta l’azione dalla Francia settecentesca al periodo precedente alla Grande Guerra.
  • Dal 14 al 20 giugno, il ritorno di Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea al Teatro di San Carlo di Napoli avviene a distanza di dieci anni dall’ultima rappresentazione.
  • La regia di Davide Livermore sposta l’azione dalla Francia del Settecento alla Belle Époque, un periodo che precede la Grande Guerra.
  • La produzione vanta un cast internazionale con la soprano polacca Aleksandra Kurzak nel ruolo di Adriana Lecouvreur e il tenore statunitense Brian Jagde come Maurizio, Conte di Sassonia.

A distanza di dieci anni dalla sua ultima rappresentazione, l’opera lirica Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea ritorna al Teatro di San Carlo di Napoli. Dal 14 al 20 giugno 2026, il capolavoro del repertorio italiano viene messo in scena sul palco del San Carlo con l’innovativa rilettura registica di Davide Livermore. La sua visione, già insignita del Prix de la Critique de l’Europe Francophone, punta a offrire al pubblico una prospettiva inedita e profondamente attuale su un’opera che affonda le radici nella Francia del Settecento, ma che, grazie a questa interpretazione, dialoga con l’estetica e le inquietudini della Belle Époque.

L’allestimento, frutto di una coproduzione internazionale che vede coinvolte l’Opéra de Monte-Carlo, l’Opéra de Saint-Étienne e l’Opéra de Marseille, trascende la mera riproposizione storica. Livermore, infatti, sceglie di spostare l’azione dalla Francia settecentesca agli anni che precedono la Grande Guerra, un periodo di grande fermento culturale e sociale. Questa scelta non è casuale: la Belle Époque, con la sua effervescenza artistica e le sue crescenti tensioni, diventa lo sfondo ideale per le tematiche universali dell’amore, della gelosia, dell’arte e della vita, che sono al centro della vicenda di Adriana Lecouvreur. La protagonista, una celebre attrice della Comédie-Française, viene qui reinterpretata come una diva moderna, in un ideale dialogo con la figura iconica di Sarah Bernhardt, la grande attrice francese che, con la sua arte e la sua personalità, contribuì a perpetuare il mito di Adrienne Lecouvreur.

Il cast dell’Adriana Lecouvreur al San Carlo

La produzione vanta un cast di calibro internazionale e una direzione musicale di altissimo livello, elementi che contribuiscono a elevare l’esperienza artistica proposta al pubblico. Sul podio, a guidare l’Orchestra e il Coro del Teatro di San Carlo diretto dal maestro Fabrizio Cassi, il maestro Pinchas Steinberg porta la cui esperienza e sensibilità in vista di un’esecuzione musicale di grande impatto.

Nel ruolo della protagonista, Adriana Lecouvreur, si esibisce il soprano polacco Aleksandra Kurzak, una delle voci più apprezzate del panorama lirico contemporaneo. La sua interpretazione, al centro di una vicenda intrisa di passione e dramma, la vede coinvolta in un triangolo amoroso con Maurizio, Conte di Sassonia, interpretato dal tenore statunitense Brian Jagde, e la Principessa di Bouillon, sua rivale in amore, cui dà voce il mezzosoprano lettone Elina Garanca.

Il cast è completato da altri interpreti di spicco: Antonio Di Matteo veste i panni del Principe di Bouillon, mentre Pietro Spagnoli interpreta Michonnet, il fedele direttore di scena innamorato di Adriana. Quinault e Poisson, due attori della compagnia, sono rispettivamente impersonati da Pawel Horodyski e Matteo Macchioni. Le figure femminili di Mademoiselle Jouvenot e Mademoiselle Dangeville sono affidate ad Anna Grotto e Monica Bacelli. L’Abate di Chazeuil ha in Roberto Covatta il suo interprete, mentre Salvatore De Crescenzo, membro del Coro del Teatro di San Carlo, assume il ruolo di maggiordomo.

La visione registica di Davide Livermore

L’allestimento del regista Davide Livermore si concretizza pone l’accento sull’innovazione scenica e sulla dimensione metateatrale dell’opera. Le scene, ideate da Giò Forma, sono un elemento centrale e dinamico della produzione. Si articolano attorno a una grande struttura rotante che non è un semplice fondale, ma un vero e proprio elemento narrativo. Un meccanismo scenico che scandisce il fluire costante tra il primo piano della scena, i retroscena e la dimensione esistenziale dei personaggi, mettendo in risalto la dimensione riflessiva dell’opera. Il movimento della scena simboleggia la fluidità dei confini tra arte e vita, tra l’illusione teatrale e la cruda realtà, un tema che evoca le inquietudini del teatro e del cinema contemporaneo.

I costumi, disegnati da Gianluca Falaschi, contribuiscono a definire l’atmosfera della Belle Époque, con un’attenzione ai dettagli che sottolinea l’eleganza di quel periodo storico. Le luci, curate da Nicolas Bovey, giocano un ruolo fondamentale nel creare le diverse atmosfere e soffermarsi sui momenti chiave della narrazione: da illuminazioni sfarzose a penombre suggestive. La coreografia di Eugénie Andrin, infine, arricchisce la messa in scena con movimenti che contribuiscono a esprimere le emozioni e i conflitti interiori dei personaggi.

Per orientarsi fra testo e contesto

Adriana Lecouvreur, composta da Francesco Cilea su libretto di Arturo Colautti, basato sul dramma di Eugène Scribe e Ernest Legouvé, debuttò al Teatro Lirico di Milano il 26 novembre 1902. Si tratta di un’opera che, pur non raggiungendo la fama di alcuni capolavori verdiani o pucciniani, ha saputo conquistare un posto nel repertorio del melodramma grazie alla sua melodia avvolgente e alla sua drammaticità. La trama, incentrata sulla figura di Adrienne Lecouvreur, celebre attrice francese del XVIII secolo, e sul suo tragico amore per Maurizio, Conte di Sassonia, è un classico esempio di melodramma verista, sebbene con sfumature più eleganti e meno crude rispetto ad altri esponenti del genere.

La rilettura dell’Adriana Lecouvreur al Teatro San Carlo, lontana da una sterile riproposizione filologica, cerca di attualizzare il messaggio dell’opera, rendendolo accessibile e stimolante per il pubblico contemporaneo. La scelta di ambientare la vicenda nella Belle Époque, con l’ombra incombente della Prima Guerra Mondiale, aggiunge un ulteriore strato di significato, proiettando le vicende private dei personaggi su uno sfondo di grandi trasformazioni storiche e sociali.


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