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- Filumena è una pièce di Carmelo Greco che si ispira all’Hecyra del commediografo romano Publio Terenzio Afro, rivisitata in chiave contemporanea.
- Messa in scena l’1 giugno 2026 dagli alunni del liceo Bartolo di Pachino, in provincia di Siracusa, è stata una delle opere rappresentate al Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani.
- La stessa operazione condotta nell’Hecyra, che scardina i luoghi comuni sulle suocere e sulle cortigiane, si realizza in Filumena.
Filumena è una pièce di Carmelo Greco che si ispira all’Hecyra del commediografo romano Publio Terenzio Afro (Cartagine, 190-185 a.C. circa – Stinfalo, 159 a.C.), rivisitata in chiave moderna alla luce delle innovazioni e delle tecnologie che ormai fanno parte del nostro vivere quotidiano. Messa in scena l’1 giugno 2026 dagli alunni del liceo Bartolo di Pachino, in provincia di Siracusa, è stata una delle opere rappresentate in occasione del XXX Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani. Si tratta della manifestazione organizzata dall’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico), all’interno del teatro di Akrai di Palazzolo Acreide, a cui quest’anno hanno partecipato un centinaio di scuole provenienti da tutta Italia, oltre che da Grecia, Lussemburgo, Belgio e Francia.
Dall’Hecyra antica alla Filumena di oggi
L’Hecyra fu scritta e rappresentata per la prima volta a Roma nel 165 a.C. ed ebbe una storia tormentata, prima di ottenere cinque anni dopo pieno successo. È frutto della contaminatio, cioè dell’unione di elementi da più fonti greche, ma si basa principalmente su una commedia di Apollodoro di Caristo. Anche in Filumena la contaminatio è presente poiché, rispetto all’originale di Terenzio, si introduce un elemento tipicamente plautino come il servus callidus (assente nell’Hecyra) insieme al magistero pirandelliano che ha portato a compimento il dramma borghese.
L’Hecyra stessa è stata definita una sorta di dramma borgese ante litteram. L’opera infatti mette in scena la vicenda del giovane Panfilo che, sebbene innamorato della cortigiana Bacchide, è costretto dal padre Lachete a sposare Filumena. Ma, proprio a causa del suo amore nei confronti di Bacchide, non consuma il matrimonio. Con il tempo però l’affetto per la moglie prende il sopravvento. Panfilo tuttavia è costretto a partire per andare a sbrigare degli affari di famiglia fuori da Atene. Durante la sua assenza Filumena, inspiegabilmente, lascia la casa coniugale per tornare dai suoi genitori. La motivazione ufficiale è la presunta ostilità di Sostrata, la suocera (da cui il titolo della commedia terenziana), che viene additata come la causa della separazione.
La trama della commedia di Terenzio

Al suo ritorno, Panfilo scopre la verità: Filumena è incinta di un bambino concepito prima del matrimonio. La donna era stata violentata di notte da uno sconosciuto e il suo segreto era stato nascosto per salvare l’onore della famiglia. L’allontanamento quindi era dovuto all’imminente parto. Panfilo si trova in un dilemma morale: pur amando Filumena, non può accettare un figlio non suo. Il personaggio ha dei tratti che ricordano quelli dei tanti “inetti” tratteggiati dalla letteratura del Novecento, in primis da Italo Svevo. Panfilo è il medesimo marito inaffidabile nell’Hecyra e in Filumena. Quest’ultima non appare mai nella commedia di Terenzio, mentre viene posta al centro della versione che, non a caso, le viene intitolata.
Nell’Hecyra la svolta arriva inaspettata grazie all’ex amante, Bacchide, la quale, nel mostrare l’anello che Panfilo le aveva regalato, fa scattare l’agnizione. Il violentatore altri non era che Panfilo e, di conseguenza, il bambino è figlio suo. In Filumena l’agnizione viene riproposta e attualizzata all’interno di un tribunale. Davanti al giudice sfilano alcuni dei protagonisti della commedia terenziana. Analogamente a ciò che lì accade, ognuno qui propone la sua versione, affinché l’idea dell’humanitas propugnata da Terenzio si innesti in un punto di vista moderno.
Per orientarsi fra testo e contesto
La stessa operazione condotta nell’Hecyra, che scardina i luoghi comuni sulle suocere e sulle cortigiane – incolpevoli le prime e virtuose le seconde -, si realizza in Filumena di fronte al pubblico contemporaneo, succube della pervasiva influenza dei social network. Il “messaggio” però è diverso, come si ricava esplicitamente dal monologo finale della protagonista, e intende portare fino in fondo quello implicito della commedia originale. Se allora il rovesciamento riguardava i cliché della società latina, adesso verte sul ruolo delle vittime e dei colpevoli nell’era della polarizzazione etica, dove tutto passa dal tribunale dei social network.








