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visita dello Stato etico

Quando Croce scoprì che la visita dello Stato etico non era indolore

Una raccolta di testi attraverso cui assistiamo al “lento evolversi” della consapevolezza del filosofo: da una cauta apertura al fascismo sino alla rottura definitiva con la dittatura.
  • Una visita dello Stato Etico di Benedetto Croce è un’indagine profonda sulla fragilità delle istituzioni democratiche.
  • Attraverso 61 testi, di cui 2 inediti, il lettore assiste al “lento evolversi” della consapevolezza del filosofo: da una cauta apertura alla rottura con il fascismo.
  • Il volume ha anche il pregio di permettere una mappatura del meccanismo attraverso cui una democrazia parlamentare scivola verso l’autoritarismo.

Una visita dello Stato Etico, a cura di Maurizio Tarantino e pubblicato quest’anno da Graphe.it edizioni, non è solo una cronaca documentaria del rapporto tra Benedetto Croce e il regime fascista, ma un’indagine profonda sulla fragilità delle istituzioni democratiche. Attraverso 61 testi, di cui 2 inediti, il lettore assiste al “lento evolversi” della consapevolezza del filosofo: da una cauta apertura strumentale fino alla rottura definitiva con la dittatura.

Dalle lettere emerge chiaramente che, inizialmente, Croce percepiva il fascismo non come un regime totalitario in nuce, ma come un’opportunità per rinvigorire lo Stato liberale attraverso riforme concrete. Il cuore di questa fase è la Riforma Gentile. Nella lettera del 30 ottobre 1923 al politico siciliano che la ispirò, Croce scriveva:

Io non so quanto resterà del fascismo; ma so che se avrà risoluto nel sostanziale il problema scolastico, avrà acquistato una benemerenza, che appunto i suoi avversarii non vogliono lasciargli acquistare.

Il disvelamento del vero volto del fascismo

Croce vedeva il fascismo come uno “strumento” transitorio. La sua posizione, espressa in un’intervista dello stesso periodo, era quella di «tenere fede al liberalismo e aiutare cordialmente il fascismo». Egli sperava che la forza d’urto mussoliniana potesse essere incanalata nella legalità, senza comprendere che quel movimento avrebbe presto distrutto l’alveo che pretendeva di contenerlo.

Il volume, fra l’altro, ha il pregio di permettere una mappatura del meccanismo attraverso cui una democrazia parlamentare scivola verso l’autoritarismo. Non un colpo di fulmine, ma un’erosione progressiva. Già il 31 ottobre 1923, Croce metteva in guardia Gentile dalla natura del duce, definendo Mussolini «un uomo così impetuoso e spesso sconsiderato». Il passaggio cruciale avvenne quando la violenza, inizialmente tollerata come «necessità di ordine», divenne metodo di governo.

Perché leggere Una visita dello Stato Etico

Si suggerisce la lettura del volume per almeno tre ordini di fattori: il primo è l’autenticità della fonte. In un’epoca di “tuttologi da tastiera” e citazioni decontestualizzate, il libro restituisce la voce autentica di Croce. Leggere i suoi dubbi («Spero che Mussolini sarà all’altezza della situazione») e le sue disillusioni consente di capire la storia fuori dagli schemi precostituiti.

In secondo luogo, il libro documenta quella fase ambigua in cui intellettuali e politici credettero di poter “usare” i movimenti autoritari per i propri fini (la celebre «breccia» menzionata nel testo del 30 ottobre 1923). È un monito eterno su come la democrazia possa essere svenduta in cambio di efficienza o riforme parziali.

Infine, vedere come un uomo di cultura sia passato dal supporto cordiale all’opposizione morale, pagata con la violenza privata, ricorda che la democrazia non è un bene acquisito per sempre, ma un equilibrio delicatissimo che richiede vigilanza costante contro ogni forma di “Stato Etico” che pretenda di sovrapporsi alla libertà individuale.

Per orientarsi fra testo e contesto

Il titolo del volume, Una visita dello Stato Etico, suggella il fallimento della previsione del pensatore abruzzese: l’espressione è l’ironica definizione data da Croce alla devastazione della propria casa da parte degli squadristi nel novembre 1926. Qui, la teoria filosofica dello “Stato Etico” (caro a Gentile) si scontra con la realtà brutale della polizia e della violenza politica. Come riportato dai ritagli di stampa del periodo (ad esempio su Il Regime fascista del 4 novembre 1926), Croce non è più l’alleato critico, ma il nemico da abbattere. La zona grigia dell’incontro fra l’uomo e l’istituzione, che per giunta pretende di incarnare un’istanza morale, sarà illuminata ben presto dalla verità dei fatti.

La lettura del volume ci aiuta sicuramente a comprendere questa “zona grigia” – fornendoci una sorta di manuale di sopravvivenza democratica – in cui un “normale governo” si trasforma in una dittatura.


Articolo ibrido in cui i contenuti selezionati dall’AI sono stati rivisti da un essere umano.(scopri di più)
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