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- Fare film è un inferno di Gabriele Niola, appena uscito da UTET, racconta il dietro le quinte di opere cinematografiche divenute iconiche.
- Fra i vari film presi in esame, Biancaneve e i sette nani ha rappresentato per la Walt Disney una delle sfide che ha cambiato la sua stessa sorte.
- Alla fine il lungometraggio generò un incasso complessivo di 8 milioni di dollari, salvando la Disney dalla bancarotta.
Nel 1937, l’idea di un lungometraggio animato era considerata una chimera e, per molti, un azzardo destinato al fallimento. Eppure, fu proprio in questo clima di scetticismo che Walt Disney decise di giocarsi il tutto per tutto con Biancaneve e i sette nani. Lo rivela il libro Fare film è un inferno di Gabriele Niola, appena uscito da UTET. Non è l’unico film di cui si occupa il volume, che spazia da Apocalypse Now di Francis Ford Coppola a Titanic di James Cameron, passando per Thelma & Louise di Ridley Scott che avrebbe potuto intitolarsi Tette & Proiettili. Ma in questo articolo abbiamo deciso di occuparci soltanto delle rivelazioni di Niola attorno alla produzione di Biancaneve e i sette nani.
Il viaggio di Walt Disney in Europa
Negli anni Trenta, la Walt Disney Productions era uno dei tanti studi di animazione americani, non il più antico né il più affermato, e il settore non era certo noto per generare profitti stratosferici. L’ambizione di creare un film con una trama complessa, personaggi umani animati con un realismo senza precedenti e una narrazione capace di coinvolgere sia i bambini sia gli adulti, era un rischio imprenditoriale che avrebbe potuto segnare la fine dello studio.
Fare film è un inferno offre uno spaccato illuminante su questa fase cruciale, descrivendo le tensioni e lo stress che attanagliarono Walt Disney durante la produzione. Il progetto, che mirava a superare la mera produzione di cortometraggi per affermarsi nel mondo del lungometraggio, spinse Disney sull’orlo dell’esaurimento nervoso. La situazione era così grave che il fratello Roy, responsabile delle finanze, lo convinse a prendersi una pausa di ben undici settimane, un periodo quasi impensabile data la mole di lavoro e i ritardi accumulati. La vacanza, trascorsa in Europa con le rispettive mogli, si rivelò tuttavia cruciale. Non solo Walt Disney ebbe modo di ammirare castelli che avrebbero ispirato la dimora della Regina Grimilde – in particolare l’Alcázar di Segovia – ma entrò anche in contatto con stili pittorici che avrebbero influenzato gli sfondi del film, arricchendone l’estetica e la profondità visiva.
La Disney (di nuovo) sull’orlo del fallimento

Al ritorno dal viaggio, la situazione finanziaria si presentò in tutta la sua cruda realtà. Roy Disney comunicò a Walt che i fondi per completare il film erano finiti. L’indecisione creativa di Walt aveva contribuito in modo significativo a far lievitare i costi: intere sequenze, come quella dei nani che mangiano la zuppa o quella della costruzione del letto per Biancaneve, erano state realizzate con mesi di lavoro da un team di animatori, per poi essere tagliate perché Walt era costantemente insoddisatto del risultato. Roy, pur mentendo sulla cifra esatta, stimò che sarebbero stati necessari altri 250 mila dollari, una somma che in realtà non sarebbe bastata a concludere le riprese. Tornare indietro non era più un’opzione: dopo due anni di lavoro, abbandonare il progetto avrebbe significato la bancarotta.
In un gesto che ricordava la tenacia di un esordiente, Walt Disney, insieme al fratello, si presentò a Joe Rosenberg, direttore della Bank of America di Los Angeles. Con un proiettore e un telone, mostrarono i frammenti del film già completati. Nonostante la Disney avesse già sfiorato il fallimento in due occasioni, lasciando i dipendenti senza stipendio per mesi, Rosenberg fu profondamente colpito dalla grandezza e dalla portata della storia. La sua reazione fu così entusiasta che concesse un prestito di 650 mila dollari. Una boccata d’ossigeno vitale per la produzione.
L’uscita a Natale di Biancaneve e i sette nani
A quattro anni dall’ideazione del progetto, la RKO Radio Pictures, la società di distribuzione, premeva per l’uscita nelle sale. Il periodo scelto era il Natale del 1937. Sebbene neppure la RKO avesse compreso appieno il potenziale del film (tanto da voler eliminare “e i sette nani” dal titolo), la sua insistenza sulla data di uscita si rivelò determinante. Non c’era altro periodo che avrebbe massimizzato gli incassi di un film così innovativo. Lo studio Disney non poteva permettersi un lteriore ritardo, e la pazienza della Bank of America stava per esaurirsi. Si adottarono turni di lavoro estesi, fino a quindici ore al giorno, per completare l’animazione. A settembre, a meno di quattro mesi dall’esordio, Walt Disney stava ancora dando l’approvazione finale agli sfondi. Alla fine la pellicola fu terminata nel mese di novembre.
La fretta fu tale che il filmato promozionale venne diffuso appena dieci giorni prima della première, salvo poi essere quasi subito ritirato a causa di un errore di montaggio: un paio di fotogrammi fuori posto facevano sembrare che il principe si rialzasse e si riabbassasse durante il bacio. Il materiale pubblicitario dichiarava con enfasi: «La più audace avventura nell’intrattenimento cinematografico dalla sua genesi». Una dichiarazione che, per la storia e per la lavorazione, si rivelò profetica.
Un nuovo paradigma dell’animazione
Quando Biancaneve e i sette nani debuttò nelle sale, la Walt Disney Productions era gravata da debiti colossali. Il fallimento della scommessa avrebbe significato la chiusura definitiva dello studio. I concorrenti, come i fratelli Fleischer, osservavano con apprensione, chiedendosi se avrebbero dovuto emulare la “follia” di Disney o se sarebbero rimasti gli unici sul mercato. La première, un evento celebrativo e a inviti, vide un Walt Disney visibilmente nervoso, tanto da non riuscire a ricordare i nomi di tutti e sette i nani durante un’intervista radiofonica. Tuttavia, l’atmosfera cambiò radicalmente una volta che il film iniziò. Il pubblico, composto da celebrità e addetti ai lavori, fu rapito, estasiato. Nessuno aveva mai assistito a qualcosa di simile, se non Joe Rosenberg della Bank of America. Le risate, le lacrime e gli applausi culminarono in una standing ovation.
È difficile, oggi, cogliere appieno la portata di quel traguardo. Un film animato, una fiaba modernizzata, personaggi delineati con pochi tratti ma dotati di una straordinaria espressività, una storia romantica e commovente, capace di divertire e toccare il cuore di grandi e piccini. Fu come assistere al più grande dei film Pixar senza che nulla di simile fosse mai esistito prima. Biancaneve e i sette nani fu acclamato come film dell’anno dalla critica, e l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences conferì a Walt Disney un Oscar speciale, composto da una statuetta di dimensioni normali e sette più piccole, consegnate da Shirley Temple.
La colonna sonora fu commercializzata su vinile, e la pellicola generò un incasso complessivo di 8 milioni di dollari, superando di oltre sei volte il suo costo di produzione pari a 1.488.422,74 dollari. Il primato di film con il maggior incasso di tutti i tempi sarebbe stato superato due anni dopo da Via col vento.
Per orientarsi fra testo e contesto
Biancaneve e i sette nani è stato il primo lungometraggio d’animazione della Disney, con la produzione supervisionata da David Hand e le sequenze dirette da Perce Pearce, William Cottrell, Larry Morey, Wilfred Jackson e Ben Sharpsteen. Il debutto assoluto al pubblico si tenne al Carthay Circle Theatre di Los Angeles il 21 dicembre 1937. Il successo fu tale che nel 1989 il film è stato selezionato per la conservazione nel National Film Registry degli Stati Uniti dalla Biblioteca del Congresso come «culturalmente, storicamente o esteticamente significativo», e l’American Film Institute lo ha classificato tra i 100 più grandi film americani, nominandolo nel 2008 come il più grande film d’animazione americano di tutti i tempi.
Nel libro Fare film è un inferno di Gabriele Niola, oltre alle vicende del film della Disney, si parla anche dei seguenti lungometraggi:
- A qualcuno piace caldo
- Apocalypse Now
- Dune
- Dirty Dancing
- Titanic







