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Europa, che fare? La risposta nel primo libro di Mario Draghi

In «Competere o sparire», l’ex premier si sofferma sulle sfide che il vecchio continente si trova ad affrontare: al centro, la necessità di una profonda trasformazione.
  • Il 16 giugno 2026 è uscito per Rizzoli Competere o sparire. Per un nuovo paesaggio europeo, il primo libro di Mario Draghi.
  • Il volume ma propone una diagnosi dettagliata sulla stagnazione europea, individuando le aree critiche insieme a delle soluzioni concrete.
  • La costruzione dell’Europa, nella visione di Draghi, si fonda su un modello unico, capace di conciliare equità, solidarietà e rispetto dell’ambiente.

Il 16 giugno 2026 è uscito per Rizzoli Competere o sparire. Per un nuovo paesaggio europeo di Mario Draghi. Si tratta del primo libro scritto dall’economista, a eccezione del suo famoso “Rapporto” e di volumi che raggruppano interventi e discorsi sparsi. Non solo, ma si configura come un manifesto politico e strategico che affronta le sfide epocali che il vecchio continente si trova ad affrontare. La pubblicazione, anticipata da locandine al Salone del Libro di Torino e da un riserbo quasi impenetrabile, ha generato un’onda di discussioni, ponendo al centro dell’attenzione la necessità di una profonda riflessione sul ruolo e sulla sopravvivenza dell’Unione europea in un panorama mondiale in rapida e turbolenta evoluzione.

Il libro, arricchito da una prefazione di Martin Wolf, autorevole commentatore economico del Financial Times, intende essere una lucida analisi del nuovo, turbolento mondo in cui viviamo. L’ex presidente della Banca Centrale Europea e già Presidente del Consiglio italiano, noto per il suo intervento risolutivo durante la crisi del debito sovrano del 2012 con il celebre «whatever it takes», e per la sua guida del governo durante la fase più acuta della pandemia nel 2021, lancia un appello per la difesa dei valori fondanti dell’Europa. Democrazia, libertà, pace, equità e prosperità, il tutto inserito in una cornice di sostenibilità ambientale.

La sua tesi centrale è inequivocabile: l’Europa sta assistendo a una progressiva erosione delle fondamenta della sua prosperità, scivolando verso una maggiore dipendenza e insicurezza. Questa vulnerabilità la espone a chi intende sfruttarne le debolezze per dividerla, rendendola, passo dopo passo, meno libera di determinare il proprio destino. Se l’Unione Europea non sarà più in grado di garantire questi valori ai suoi cittadini, la sua stessa ragion d’essere verrà meno.

L’Europa nel primo libro di Mario Draghi

Il contesto in cui si inserisce l’analisi del primo libro di Mario Draghi è quello di un vecchio ordine mondiale andato in frantumi. In ambito economico, l’Italia e il resto dell’Europa evidenziano un notevole ritardo nelle innovazioni tecnologiche, dovendo competere con l’intraprendenza delle due potenze mondiali dominanti: gli Stati Uniti e la Cina. Per quanto riguarda l’aspetto politico, la tranquillità, garantita per decenni principalmente dall’Unione europea, è stata spazzata via da conflitti brutali la cui fine non si profila all’orizzonte.

In un tale scenario, Draghi, che nel 2024 è stato incaricato da Ursula von der Leyen di redigere un rapporto sulla competitività europea, offre le linee guida per un futuro che, sebbene incerto, può ancora essere plasmato. Curiosamente, le stesse forze che oggi sfidano l’Europa stanno realizzando ciò che decenni di quiete e benessere non sono riuscite a fare: stanno spingendo gli europei a riscoprire ciò che li unisce e cosa sono disposti a edificare insieme. È giunto il momento che l’Europa si riappropri del futuro.

La diagnosi sulla stagnazione europea

Il volume di Draghi non si limita a una constatazione dello stato attuale, ma propone una diagnosi dettagliata sulla stagnazione europea, individuando le aree critiche insieme a delle soluzioni concrete. La principale conclusione è che l’Europa è intrappolata in una stagnazione strutturale, dovuta soprattutto a una flessione della produttività. Dagli anni 2000, il divario di PIL rispetto agli Stati Uniti si è progressivamente ampliato, e la situazione attuale, secondo Draghi, è persino peggiore rispetto alle stime del 2024, poiché l’Europa non ha agito con la necessaria risolutezza.

Il vecchio paradigma europeo, fondato sull’energia russa a basso costo, sulle esportazioni cinesi e sulla protezione militare globale degli USA, è definitivamente superato. Se l’Europa non dovesse accrescere la propria produttività, non sarebbe più capace di sostenere il suo modello sociale, il welfare e il percorso verso la transizione ecologica. L’alternativa non è tra realizzare riforme o mantenere lo status quo, ma tra le riforme e un lento declino.

Uno dei punti focali della disamina presente nel primo libro di Mario Draghi è il divario tecnologico e l’innovazione. L’Europa è arretrata nell’Intelligenza Artificiale, nelle tecnologie digitali e nei semiconduttori, imprigionata in quella che Draghi definisce la «trappola delle tecnologie intermedie»: abile nell’inventare, ma incapace di commercializzare e scalare le innovazioni sul proprio territorio. Le imprese tecnologiche europee, spesso, scelgono di quotarsi negli Stati Uniti o vengono acquisite dai giganti americani, a causa della frammentazione del mercato dei capitali europeo. Per ridurre questa disparità, Draghi suggerisce di eliminare gli ostacoli normativi che rallentano le startup, di sviluppare infrastrutture di calcolo comuni e di armonizzare le normative su cloud e computing a livello continentale.

Transizione verde e sicurezza energetica

La transizione verde, lungi dall’essere un costo, deve diventare un’opportunità economica. Al momento, le imprese europee sostengono costi per l’elettricità che sono da due a tre volte superiori a quelli delle loro controparti statunitensi, e per il gas naturale il divario è di quattro o cinque volte maggiore. Draghi sottolinea l’importanza di integrare gli obiettivi climatici europei in una strategia industriale complessiva per prevenire la deindustrializzazione. Egli propone di scollegare il costo delle fonti energetiche rinnovabili da quello del gas e di sostenere settori con alte emissioni (come la produzione di cemento e acciaio) attraverso incentivi mirati, in modo che il processo di decarbonizzazione non comporti una delocalizzazione della produzione.

La sicurezza energetica e la riduzione delle dipendenze sono altrettanto cruciali. L’attuale divisione delle reti energetiche nazionali espone l’Europa a vulnerabilità. Draghi promuove con forza la creazione di una vera Unione dell’Energia, basata su acquisti congiunti di gas e materie prime e sul rafforzamento della rete di interconnessione transfrontaliera. Per evitare la dipendenza geopolitica dalla Cina sul versante delle terre rare e dei minerali critici, l’economista suggerisce la formazione di consorzi europei per gli acquisti e l’instaurazione di collaborazioni strategiche con nazioni terze affidabili, supportate da un forte impulso all’economia circolare e al riciclo.

In termini di politica industriale, Draghi esorta l’Europa a non applicare più le regole della concorrenza in modo inflessibile all’interno dei propri confini, ma a considerare la competizione a livello globale. Suggerisce in tal senso di incoraggiare il consolidamento aziendale, consentendo l’emergere di «campioni europei» in settori chiave (quali telecomunicazioni, difesa e farmaceutica) capaci di confrontarsi con i giganti americani e cinesi. Per il settore automobilistico, poi, è necessario un approccio concreto e non ideologico che compensi lo svantaggio competitivo derivante dagli incentivi statali cinesi per i veicoli elettrici.

Il mercato UE nel primo libro di Draghi

Il completamento del mercato unico e l’unione dei mercati di capitali sono priorità assolute. I risparmi privati dei cittadini europei, circa 300 miliardi di euro all’anno, tendono a dirigersi verso l’estero, in particolare verso i mercati finanziari americani, a causa della frammentazione dei mercati azionari e bancari all’interno dell’UE. Senza un mercato dei capitali unificato, l’Europa non riuscirà mai a convogliare le risorse private necessarie per finanziare l’innovazione tecnologica e la transizione ecologica. Si rende necessario un unico ente di supervisione finanziaria a livello europeo, insieme all’armonizzazione delle normative in materia fallimentare e fiscale tra i vari Stati membri.

Per finanziare queste ambiziose riforme, Draghi propone investimenti massicci e nuove forme di finanziamento. L’Europa necessita di un moderno “Piano Marshall”: investimenti aggiuntivi pari a 750-800 miliardi di euro all’anno (circa il 4-5% del PIL della UE), una quota che non si vedeva dagli anni Sessanta-Settanta. Dato che il capitale privato da solo non è sufficiente, l’autore suggerisce l’emissione regolare di titoli di debito pubblico comune europeo (i cosiddetti safe assets), seguendo il modello del NextGenerationEU, per finanziare beni pubblici transnazionali. L’Europa ha bisogno di una propria risposta coordinata all’Inflation Reduction Act americano per proteggere e attirare gli investimenti industriali.

Infine, il gap di competenze e capitale umano rappresenta un freno significativo. La carenza di lavoratori qualificati nei settori high-tech e green rischia di compromettere la crescita europea. Da qui la necessità di riformare i sistemi educativi e universitari, potenziando le discipline STEM e creando programmi massicci di reskilling per gli adulti affinché sia garantito che i lavoratori dei settori in declino non vengano abbandonati, ma riposizionati nelle nuove filiere industriali.

La necessità di un federalismo pragmatico

Il monito di Draghi sulla necessità di «competere o sparire» risuona con particolare forza nel contesto della solitudine dell’Europa, una condizione che non deriva dall’essere isolati, ma dal non essere pienamente compresi o, peggio, dal non riuscire a comunicare efficacemente ciò che è fondamentale per il proprio futuro. Questa riflessione, che richiama il pensiero di Carl Gustav Jung, evidenzia la condizione politica di un’Europa che si trova di fronte al crollo delle sicurezze nell’essere parte integrante e protetta di un Occidente costruito sull’asse dell’amicizia e dei legami con gli Stati Uniti. La frase «Per la prima volta siamo soli, insieme», pronunciata da Draghi ad Aquisgrana in occasione del premio Carlo Magno, cattura l’essenza di questa nuova realtà.

L’ossimoro “soli, insieme” svela la gravità di una situazione che coinvolge i nodi cruciali della realtà politica europea attuale: sicurezza, energia, tecnologie emergenti, indirizzo industriale e relazioni internazionali. In un mondo in così rapida trasformazione, le diversità intrinseche all’Europa, anziché costituire un ostacolo, possono trasformarsi in un punto di forza da sfruttare. Draghi esorta l’Europa a prendere finalmente le decisioni indispensabili per evitare di essere stritolata dalla morsa delle relazioni tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping, che mirano a un nuovo equilibrio globale fondato su un G2 che rimpiazzi di fatto il G7 e il G8.

Il categorico avvertimento di Draghi contro l’isolamento è una sorta di riproposizione, con una valenza politica ben più ambiziosa e drammatica, di quel «whatever it takes» con cui, da presidente della BCE, salvò l’euro e, di conseguenza, il futuro economico dell’Unione europea da una delle più gravi crisi della moneta comune. Il libro Competere o sparire. Per un nuovo paesaggio europeo riprende e amplifica questo concetto, sottolineando la necessità di riconoscere che un mondo ormai appartiene al passato, quello caratterizzato dall’equilibrio bipolare, dall'”ombrello della Nato” e dalla speciale amicizia atlantica. È indispensabile imparare a navigare in acque molto più insidiose, rischiose e sconosciute.

Il futuro della competività europea

Ciò comporta una revisione profonda della governance dell’UE, con l’abbandono dei vincoli di unanimità e delle burocrazie eccessivamente regolatorie, salvo sui principi fondamentali dei diritti e delle libertà, a partire da quelle economiche, dalla concorrenza e dal mercato unico finalmente attuato. È cruciale concepire e attuare politiche condivise, anche procedendo in anticipo con gli Stati membri più disposti: la difesa, le tecnologie, la ricerca scientifica e la formazione, nonché una strategia industriale che massimizzi i vantaggi dell’UE, a cominciare dalla cultura del “fare, e fare bene” e dalla qualità diffusa di una manodopera industriale e un insieme di competenze tra le migliori a livello mondiale.

Esiste un’altra leva politica da sfruttare: le relazioni che l’UE, in piena autonomia. Gli accordi del Mercosur ne sono un esempio, così come i rapporti con Canada, Giappone, Corea, mondo arabo ecc. In altre parole, da una crisi si esce solo attraverso scelte politiche che sappiano guardare al futuro con ambizione. Lo scenario del declino europeo non è affatto inevitabile. La formula proposta da Draghi è quella di un federalismo pragmatico, distante dall’idealismo di figure come Spinelli, Colorni e Rossi. Si tratta di attuare le riforme con chi è disposto, e, in particolare, di realizzarle all’interno dell’Eurozona, dotando la moneta unica di un sistema fiscale armonizzato e di un’Unione Bancaria, elementi strutturali capaci di sostenere in seguito l’Unione dei Capitali.

Questo approccio, che fonde la conoscenza economica con la perspicacia politica, è un appello alla fiducia, una fiducia che dovrebbe rendere gli europei più consapevoli dell’importanza del compito che li attende. Dal 2020, le perturbazioni esterne si sono susseguite, ognuna aggravando la precedente e riducendo il margine di manovra per qualsiasi incertezza. Il conflitto in Medio Oriente, ad esempio, ha riacceso l’inflazione nelle economie europee e l’inquietudine nelle famiglie, e le ripercussioni della chiusura dello stretto di Hormuz potrebbero prolungarsi per mesi o anni, anche dopo eventuali accordi di pace.

L’Europa, se agisce in modo coordinato, può diventare forte quanto Elon Musk, potente quanto gli Stati Uniti di Donald Trump, ma deve farlo con concretezza. L’azione congiunta è divenuta una condizione imprescindibile per affrontare la competizione con le altre grandi potenze mondiali, ma anche per preservare quei valori che, nel corso degli anni, hanno plasmato questa identità comune. La costruzione dell’Europa si fonda su un modello economico e sociale unico, capace di conciliare equità, solidarietà e rispetto dell’ambiente. Questo libro è insieme l’analisi dell’attuale situazione politico-economica e un concreto piano d’azione che ruota attorno al rapporto Il futuro della competitività europea presentato nel settembre 2024.

Per orientarsi fra testo e contesto

Il libro di Mario Draghi si inserisce in un contesto di crescente consapevolezza delle sfide globali che l’Europa deve affrontare. La sua pubblicazione non è un evento isolato, ma il culmine di un percorso di riflessione e azione che ha visto Draghi protagonista in diverse vesti istituzionali. Il suo precedente volume, “Dieci anni di sfide”, edito da Treccani, offriva già uno spaccato del suo pensiero, ma “Competere o sparire” si distingue per essere un’opera d’autore, con parti nuove e una visione fortemente politica. Un altro esempio del suo pensiero è il discorso per il premio Cavour del 2016, pubblicato da Aragno, che testimonia la sua costante attenzione ai temi europei e alla necessità di riforme strutturali.

Il dibattito sulla competitività europea è più che mai attuale. Mentre gli Stati Uniti stanno vivendo un boom di produttività, spinto dall’intelligenza artificiale e da altri fattori come il lavoro da casa e la nascita di nuove imprese, l’Europa rischia di rimanere indietro. Tre decenni fa, con la comparsa di Internet, si manifestò una tendenza analoga: gli Stati Uniti registrarono un’accelerazione, mentre l’Europa rimase indietro, con la conseguenza che una famiglia europea media oggi è circa il 30% più povera di una famiglia americana. Questa disuguaglianza, mai più colmata, rischia di allargarsi ulteriormente.

In Italia, la situazione è particolarmente complessa. Le aziende si presentano spesso sottodimensionate e incontrano difficoltà nell’adottare le nuove tecnologie. Programmi come “Industria 4.0” avevano mostrato un certo successo nel promuovere gli investimenti in macchinari, ma la successiva introduzione di “Transizione 5.0” e i successivi ripensamenti hanno creato incertezza. Il problema non è solo la mancanza di grandi scienziati, ma la carenza di tecnici, informatici e periti industriali qualificati, necessari per sfruttare appieno il potenziale dell’intelligenza artificiale. Sono necessari maggiori investimenti, meno norme che ostacolano la crescita (come la perdita di agevolazioni fiscali oltre gli 85mila euro di fatturato) e una formazione pratica e rapida per i giovani.

Il volume di Draghi è un invito a non temporeggiare, a concentrarsi su ciò che realmente serve alle imprese per aumentare la produttività, anziché rimandare ogni decisione alle prossime consultazioni elettorali. Altrimenti, il treno dell’innovazione e dello sviluppo proseguirà, e risalire a bordo sarà estremamente difficile. Draghi lo ha compreso da tempo; l’Europa, forse, ancora no. La sua opera è un richiamo all’azione, un’esortazione a superare le inerzie e le divisioni per costruire un futuro in cui l’Europa possa non solo competere, ma prosperare, mantenendo fede ai suoi valori fondanti.


Articolo ibrido in cui i contenuti selezionati dall’AI sono stati rivisti da un essere umano.(scopri di più)
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