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- Il Premio Campiello celebra la sua 64ª edizione, confermandosi un punto di riferimento per la narrativa italiana da oltre 60 anni.
- La Giuria dei Letterati ha selezionato la cinquina finalista il 30 maggio 2025.
- La cerimonia di premiazione si terrà per la prima volta al Palazzo del Cinema al Lido di Venezia il 3 ottobre.
- Il vincitore del Campiello riceverà diecimila euro, mentre ai finalisti andranno cinquemila euro ciascuno.
In un panorama editoriale saturo di premi letterari, il Premio Campiello continua a funzionare come un barometro per chi deve valutare narrativa e posizionamento: un dispositivo che intreccia selezione critica e risposta dei lettori, con effetti diretti sulla visibilità dei titoli. Nato nel 1962 su iniziativa degli industriali del Veneto e legato oggi all’omonima Fondazione di Confindustria Veneto, prende il nome dalla commedia goldoniana Il Campiello, a sua volta ispirata ai “campielli” veneziani come luoghi di incontro e scambio. La sua architettura a doppio livello, che affianca una giuria tecnica a una giuria popolare, lo differenzia da molti altri premi letterari e rende la finale un terreno utile anche per chi, in casa editrice, deve decidere su scouting, investimento in comunicazione e timing commerciale.
Verso la 64ª edizione (2026)
La macchina organizzativa del premio è già proiettata verso la 64ª edizione, che vedrà un cambio significativo alla presidenza della Giuria dei Letterati. Roberto Cicutto, manager culturale ed ex presidente della Biennale di Venezia, guiderà la giuria, segnando un nuovo corso per le selezioni del 2026.
Dal primo riconoscimento del 1963, che vide assegnato il premio a La tregua di Primo Levi, nel tempo il premio ha affiancato alla competizione principale ulteriori riconoscimenti: dal 1996 esiste il Campiello Giovani (15-22 anni, racconto a tema libero), dal 2004 il Campiello Opera Prima, mentre tra 1997 e 2003 la Fondazione ha assegnato anche un Premio Speciale della Giuria dei Letterati. La cerimonia si svolge a Venezia, con location ricorrenti come Palazzo Ducale e, dal 2004, il Gran Teatro La Fenice. La messa in onda televisiva è seguita dalla Rai sin dal 1965, con diretta su Rai 5 a partire dal 2013 (con eccezioni in alcune edizioni). Per chi lavora su catalogo e diritti, questi dettagli contano: il premio non è soltanto un sigillo, ma un acceleratore di attenzione mediatica.
La Giuria dei Letterati

La Giuria dei Letterati rappresenta la prima fase di selezione per il Premio Campiello, costituita da dieci esperti lettori e guidata da una figura di spicco del panorama culturale italiano. Il suo compito è individuare, tra i libri di narrativa pubblicati e regolarmente in commercio nel periodo di riferimento, una rosa di cinque titoli che diventano ufficialmente “Selezione Giuria dei Letterati”. Le opere ammesse sono romanzi e racconti di narrativa italiana; restano fuori i testi propriamente saggistici, mentre non sono esclusi i lavori d’ispirazione autobiografica.
La nuova Giuria dei Letterati per il 2026
Per la 64ª edizione, il Comitato di Gestione ha nominato Roberto Cicutto come nuovo presidente della Giuria dei Letterati. Nato a Venezia nel 1948, Cicutto è un produttore cinematografico e manager culturale, già presidente della Biennale di Venezia (2020-2023) e dell’Istituto Luce-Cinecittà. La sua presidenza è affiancata da tre nuovi ingressi:
- Matteo Caccia: autore e conduttore radiofonico, esperto di storytelling.
- Stefano Mancuso: scienziato e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale.
- Alessandra Tedesco: giornalista di Radio 24-Il Sole 24 Ore, conduce la rubrica “Il cacciatore di libri”.
La giuria è completata da figure autorevoli come Alessandro Beretta, Daniela Brogi, Daria Galateria, Rita Librandi, Liliana Rampello, Stefano Salis, Lorenzo Tomasin e Roberto Vecchioni.
Quando la selezione è solida, la cinquina offre un colpo d’occhio su temi e registri che attraversano l’editoria italiana: nel 2024 i finalisti sono stati Il fuoco che ti porti dentro di Antonio Franchini (Marsilio), La casa del mago di Emanuele Trevi (Ponte alle Grazie), Locus Desperatus di Michele Mari (Einaudi), Dilaga ovunque di Vanni Santoni (Laterza) e Alma di Federica Manzon (Feltrinelli), risultata vincitrice. Per la 63ª edizione, i cinque libri in lizza per la vittoria, presentati alla Fenice il 13 settembre, includevano Nord Nord di Marco Belpoliti (Einaudi), Di spalle a questo mondo di Wanda Marasco (Neri Pozza), che ha vinto, Inverness di Monica Pareschi (Polidoro), Troncamacchioni di Alberto Prunetti (Feltrinelli) e Bebelplatz di Fabio Stassi (Sellerio). Nella stessa edizione, il Campiello Opera Prima è andato ad Antonio Galetta con Pietà (Einaudi), esordio ambientato in un paese immaginario dell’Italia meridionale, costruito su una voce narrante corale (“noi”) e su una lingua che alterna registri comici e burocratici, grotteschi e lirici.
- Il processo di selezione tecnica
- Secondo il regolamento ufficiale, il processo di ammissione e selezione delle opere è strutturato in più fasi. Inizialmente, un Comitato Tecnico, composto da tre specialisti di letteratura contemporanea, valuta l’ammissibilità dei libri proposti, assicurando che rispettino i requisiti di genere e pubblicazione. Successivamente, ogni membro della Giuria dei Letterati segnala da un minimo di cinque a un massimo di quindici opere tra quelle ammesse, che diventano ufficialmente parte del concorso.
Per un editore, la fase della giuria campiello è utile anche come strumento comparativo: osservare quali progetti arrivano in cinquina, quali case editrici presidiano la shortlist e quali soluzioni di costruzione narrativa vengono premiate può orientare acquisizioni e piani di editing. È una logica che ricompare anche in altri contesti seguiti da Elzevir, dove il lavoro delle giurie diventa una lente sul valore e sulla coerenza editoriale, come accade nel Premio donna scrittrice, che prevede una giuria tecnica e una giuria popolare con voto congiunto durante la cerimonia conclusiva a Genova.
La giuria popolare
Dopo la selezione dei letterati, entra in gioco la Giuria dei Lettori, nota anche come Giuria dei Trecento: 300 lettori di provenienza sociale, età, cultura e professione diverse, rinnovati di anno in anno, chiamati a votare tra i cinque finalisti. Il regolamento prevede che si possa partecipare una sola volta. È il secondo binario, quello che misura il passaggio dalla legittimazione critica all’adozione da parte di un pubblico ampio; per l’editoria è un dato cruciale, perché rende la finale un test di mercato “assistito” da un contesto altamente visibile.
Il Premio Campiello è nato dalla visione degli industriali del Veneto come forma di restituzione al paese e alle future generazioni: restituire cultura, valore e identità.
Raffaele Boscaini, Presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto
Promuovere la cultura è, al giorno d’oggi, un investimento fondamentale per il futuro del paese, agendo come catalizzatore per lo sviluppo civile, sociale ed economico.
Confrontare i libri finalisti

Alla luce della macchina di selezione, la cinquina del Premio Campiello non è soltanto un elenco di titoli: è una griglia di confronto tra linee editoriali, scelte di posizionamento e capacità di un romanzo di reggere la pressione della visibilità. Nel 2024 la finale ha portato in concorrenza marchi e cataloghi diversi (Marsilio, Ponte alle Grazie, Einaudi, Laterza, Feltrinelli), con un esito nettamente misurabile in termini di preferenze della giuria popolare. Nel 2025, con una cinquina altrettanto eterogenea (Einaudi, Neri Pozza, Polidoro, Feltrinelli, Sellerio), l’evento è stato preceduto da un tour estivo che ha portato gli autori a presentare le opere in località turistiche italiane, rafforzando la dimensione di promozione sul territorio.
Per una direzione editoriale, questa lettura comparativa diventa più incisiva quando si incrocia con segnali esterni al perimetro nazionale. La lista dei migliori libri del 2025 del New Yorker (nel suo anno del centenario) ha incluso anche autori italiani: Vincenzo Latronico con Le perfezioni (Bompiani), finalista all’International Booker Prize, e Domenico Starnone con Il vecchio al mare (Einaudi), romanzo sulla vecchiaia e sulla passione per la scrittura, definito “buffo e impassibile”. Per Latronico viene citata anche la traduzione inglese, curata da Sophie Hughes con la collaborazione dello stesso autore, dettaglio che pesa nella tenuta internazionale di un titolo.
Le scelte stilistiche dei titoli
Il confronto tra i finalisti del Campiello 2024 evidenzia una pluralità di soluzioni narrative che, per un editore, equivalgono a diversi profili di lettore e diverse promesse di collana. I risultati della votazione mostrano anche che il gusto della Giuria dei Trecento può concentrarsi su un libro capace di tenere insieme tema e ambientazione in modo riconoscibile: in Alma Federica Manzon lavora su identità, memoria e Storia personale e familiare, con Trieste come punto d’osservazione; nel racconto pubblico dell’opera rientra anche il fatto che l’autrice viva tra Milano e Trieste.
| Finalista 2025 | Autore/Autrice | Casa Editrice | Voti Ricevuti |
|---|---|---|---|
| Di spalle a questo mondo (Vincitore) | Wanda Marasco | Neri Pozza | 86 |
| Bebelplatz | Fabio Stassi | Sellerio | 83 |
| Inverness | Monica Pareschi | Polidoro | 58 |
| Troncamacchioni | Alberto Prunetti | Feltrinelli | 36 |
| Nord Nord | Marco Belpoliti | Einaudi | 19 |
Per orientarsi nel lessico delle scelte, può essere utile osservare come un premio internazionale verbalizza i propri criteri. Nel Booker Prize 2025, vinto da David Szalay con Flesh (edito in Italia nel 2025 da Adelphi come Nella carne), la giuria ha rimarcato la sobrietà e la precisione di una scrittura in cui i “non detti” diventano struttura: pause, spazi bianchi e silenzi veicolano dolore, tensione e mistero più delle spiegazioni. Nel romanzo, István parte da origini umili ungheresi e attraversa un percorso che lo porta nell’alta società londinese; la migrazione è resa senza retorica. La giuria era presieduta da Roddy Doyle e includeva Sarah Jessica Parker; il premio vale 50 mila sterline e ha segnato anche il decimo Booker Prize per Jonathan Cape.
Questo tipo di indicazioni aiuta a leggere anche il tema Premio Campiello finalisti in chiave editoriale, oltre la sinossi: non solo “di cosa parla” un testo, ma come sostiene la propria autorevolezza stilistica. Due criteri operativi ricorrono con frequenza nella pratica:
- Gestione del non detto, cioè quanto il testo sa affidare al lettore senza perdere chiarezza.
- Coerenza di contesto, ovvero quanto temi, ambientazione e voce narrante risultano allineati e credibili nel posizionamento.
L’impatto sulle vendite
Quando la cinquina entra nella fase finale, la dimensione commerciale non è un corollario ma parte della dinamica: il premio amplifica la visibilità e crea un picco di attenzione che può tradursi in sell-out, soprattutto se la comunicazione riesce a trasformare motivazioni, contesto e dichiarazioni in materiali coerenti. Nel caso del Booker Prize 2025, la fonte esplicita che il riconoscimento è un “trampolino di lancio” per la visibilità e per il successo commerciale, legandolo anche al valore economico del premio (50 mila sterline) e alla storicità dell’albo dal 1969.
Ho molta gioia per questo premio, è come se mettessi un chiodo duro e morbido alla mia storia.
Wanda Marasco, vincitrice del Premio Campiello 2025
Per il Campiello 2024 l’impatto mediatico è quantificabile almeno nella trasparenza del voto: 287 preferenze espresse su 300 lettori, con 13 schede non assegnate, e una distribuzione che ha separato in modo netto i titoli in gara. Per chi pianifica ristampe e promozione, questa informazione lavora in due direzioni: consente di leggere la forza relativa dei finalisti su un campione ampio e diversificato e permette di calibrare, immediatamente dopo la serata alla Fenice, la spinta su disponibilità, eventi e diritti.
Nel 2025, la valorizzazione del premio ha incluso un tour estivo di presentazioni dei cinque autori in luoghi turistici italiani prima della proclamazione del 13 settembre alla Fenice: un passaggio operativo che trasforma la finale in una campagna con calendario e continuità. In parallelo, il Campiello Giovani 2025 mostra come la Fondazione lavori su filiere diverse: la cinquina è stata selezionata il 4 aprile al Teatro Nuovo di Verona da un Comitato Tecnico (Ermanno Paccagnini, Giulia Belloni, Michela Possamai, Daniela Tonolini), il vincitore Giacomo Bonato (17 anni) è stato annunciato il 12 settembre al Teatro Goldoni di Venezia e premiato ufficialmente il 13 settembre alla Fenice, con una vacanza-studio di due settimane e la pubblicazione dei racconti in una collana dedicata.
I cinque autori finalisti dell’edizione 2026
Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia, edito da Quodlibet
Marcello Fois con L’immensa distrazione, edito da Einaudi
Valeria Parrella con La ragazzina, edito da Feltrinelli
Alcide Pierantozzi con Lo sbilico, edito da Einaudi
Elena Varvello con La vita sempre, edito da Guanda
A ognuna delle cinque opere selezionate viene conferito un riconoscimento in denaro di cinquemila euro e il prestigio del titolo “Premio Campiello – Selezione Giuria dei Letterati”. Gli editori delle opere finaliste sono tenuti a inviare seicentocinquanta copie gratuite alla segreteria del Premio e a consentire l’acquisto di ulteriori copie con uno sconto del 50% sul prezzo di copertina. Gli autori, inoltre, si impegnano a partecipare agli eventi organizzati dal Premio, inclusi gli incontri di presentazione dei libri.
Al vincitore andranno diecimila euro.
Calendario Premio Campiello 2026
Per gli operatori del settore, le date chiave della 64ª edizione sono già state definite, offrendo una chiara timeline per le strategie editoriali:
- 30 aprile 2026: Termine ultimo per l’iscrizione delle opere pubblicate.
- 29 maggio 2026: Annuncio della cinquina finalista e del vincitore del Premio Opera Prima.
- 3 ottobre 2026: Serata finale di premiazione presso il Palazzo del Cinema al Lido di Venezia.







