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Le voci del fiume Jaume Cabré

Franchismo: l’impossibile perdono nel libro di Jaume Cabré

«Le voci del fiume» intreccia settant’anni di storia spagnola, dal 1943 al 2002, con un giudizio netto da parte dell’autore: il passato è una macchia che non si cancella.
  • Le voci del fiume di Jaume Cabré copre un arco temporale di settant’anni, dal 1943 al 2002, intrecciando tre periodi storici chiave della Spagna.
  • La narrazione è costruita con una struttura complessa formata da sette sezioni, ciascuna delle quali inizia in Vaticano e si conclude dinanzi a una lapide.
  • Cabré prende una posizione netta sul periodo del franchismo, esprimendo l’impossibilità dell’oblio e, ancor di più, l’ineluttabilità del non-perdono.

Le voci del fiume di Jaume Cabré (La Nuova Frontiera, 2026) è un romanzo ambientato nella cornice dei Pirenei catalani, precisamente nel paesino di Torena, oggi disabitato. La sua vicenda si dipana attraverso settant’anni di storia spagnola, dal 1943 al 2002. L’opera si inserisce in un filone di letteratura che non teme di confrontarsi con le ferite aperte del passato, con lo scopo di offrire al lettore una prospettiva critica, ma profondamente umana, sugli eventi che hanno plasmato la Spagna del XX secolo.

Il romanzo si articola su tre distinti periodi storici: l’instaurarsi del franchismo al termine della Guerra Civile, caratterizzato da una repressione brutale; l’offensiva dei maquis, i guerriglieri antifranchisti, che nella regione del Pallars condussero una delle loro operazioni più significative, coinvolgendo circa 6.000 uomini armati; il post-franchismo, con la sua difficile e spesso contraddittoria transizione verso la democrazia.

Trama e protagonisti de Le voci del fiume

Al centro de Le voci del fiume c’è la figura di Oriol Fontelles, un giovane insegnante che giunge a Torena con la moglie Rosa per occupare il posto vacante nella scuola elementare. Oriol è un uomo timoroso, la cui paura di perdere il lavoro lo spinge ad aderire alla Falange e a non opporsi al sindaco Valentí Targa, un ex contrabbandiere violento e falangista convinto, soprannominato «il boia di Torena». La codardia di Oriol allontana Rosa, che lo abbandona pur essendo incinta. La solitudine che ne deriva rende il protagonista ancora più vulnerabile alle manipolazioni del sindaco, la cui figura è particolarmente invisa agli abitanti di Torena.

In segreto, tuttavia, Oriol è tormentato dai sensi di colpa e desideroso di riscattarsi agli occhi della moglie e del figlio mai conosciuto. Motivo per il quale inizia a collaborare con i maquis, diventando informatore del tenente Marcó e arrivando persino a nascondere nella scuola ebrei in fuga dalle persecuzioni naziste. Contemporaneamente Oriol diviene l’amante di Elisenda Vilabrú, erede della tricentenaria fortuna di Casa Gravat, incarnazione del potere economico della vallata.

Elisenda è una femme fatale che usa la sua bellezza per manipolare gli uomini. Si innamora di Oriol, ma la scoperta del suo coinvolgimento con i maquis scatena in lei un odio feroce, che porta all’uccisione di Oriol da parte dei falangisti. Elisenda, tuttavia, ordisce un piano per occultare la verità, accusando i maquis dell’omicidio e trasformando Oriol in un martire della fede cattolica, «caído por Dios y por la Patria».

Il traditore e l’eroe nel romanzo di Cabré

La doppia vita di Oriol, che lo vede di giorno maestro elementare e militante franchista e di notte sostenitore della resistenza, lo rende un personaggio complesso, un intreccio di luci e ombre che richiama il racconto Tema del traditore e dell’eroe di Jorge Luis Borges a cui si ispirò il film Strategia del ragno di Bernardo Bertolucci.

Nel romanzo, la linea temporale più vicina al presente è rappresentata da Tina Bros, una maestra appassionata di fotografia. Durante l’allestimento di una mostra sulle scuole del Pallars, Tina visita la scuola di Torena, in procinto di essere demolita. Qui, dietro una lavagna, scopre per caso il diario nascosto da Oriol, da cui prende il via la sua indagine sulla memoria storica. Tina è uno specchio di Oriol: entrambi insegnanti, entrambi segnati dalla solitudine (Oriol abbandonato dalla moglie, Tina tradita dal marito Jordi) e dalla doppia vita (Oriol con i maquis, Tina con una diagnosi di cancro al seno tenuta segreta).

Se la memoria pesa come un macigno

Il tema centrale di Le voci del fiume è il recupero della memoria storica, personale e collettiva, di un passato il cui riconoscimento è stato ostacolato dalle persistenti influenze del franchismo anche in epoca democratica. Cabré prende una posizione netta in materia, esprimendo l’impossibilità dell’oblio e, ancor di più, l’ineluttabilità del non-perdono, sia sul piano politico sia su quello emotivo. La citazione del filosofo Vladimir Jankélévitch che apre il romanzo, «Padre, non li perdonare, perché sanno quello che fanno», sintetizza perfettamente la visione dell’autore. Un’altra epigrafe, attribuita alla vecchia serva Bibiana, recita: «Non si sa mai la fine della disgrazia», proprio per sottolineare come il ricordo non svanisca, anche dopo decenni.

Le ombre del passato rimangono vive e i morti continuano a morire nel ricordo dei sopravvissuti, in un’atmosfera di odio e silenzio che ha permeato Torena per troppo tempo. Le voci dei defunti, trasportate dal fiume Pamano, rivelano la verità solo a chi è disposto ad ascoltare, a chi osa aprire la “scatola polverosa” della storia. La vittoria del potere, per Cabré, non si limita a sottomettere i vinti, ma si estende alla manipolazione della realtà, alla cancellazione dei ricordi e alla falsificazione della verità storica. Le critiche più aspre dell’autore sono rivolte al potere religioso, coinvolto in compromessi, abusi e oscurantismo. Il clero, dai sacerdoti locali come don Rella di Torena fino ai vertici vaticani, è direttamente implicato nella dissimulazione della verità, alleandosi con i potenti e operando per fini economici.

La morte in Vaticano e al cimitero

La struttura di Le voci del fiume è di rara complessità, vero e proprio tour de force narrativo. Ognuna delle sette sezioni del romanzo prende avvio con una sequenza ambientata in Vaticano, dove, attraverso gli anni, si assiste alla discussa procedura di beatificazione dell’insegnante di Torena. Viceversa, il segmento conclusivo di ciascuna parte si chiude con la raffigurazione della lapide di un personaggio defunto.

Questi due scenari, il Vaticano e il cimitero di Torena, incarnano due modi diversi di confrontarsi con la morte: nel primo, si cerca di travisare il significato della vita di una persona per trasformarla in qualcosa che non è mai stata; nel secondo, i becchini Serrallac padre e figlio intessono conversazioni quasi amletiche tra le tombe, incidendo nella pietra la fine di ogni esperienza, sia essa veritiera o manipolata. La morte, in questo contesto, è l’unica certezza, l’unica verità inalterabile.

L’albero del racconto in Le voci del fiume

La narrazione è un flusso ininterrotto di storie di personaggi che si mescolano, generando continui cambiamenti di focalizzazione. La trama, simile a un intricato albero ramificato, proietta il lettore avanti e indietro nel tempo, usando ambientazioni e oggetti come filo conduttore tra scene che si svolgono in epoche differenti. La lettura è costantemente stimolata da sorprese, a partire dal “capitolo zero” – che si ripete nel finale – in cui il misterioso Iuri Andreevic assiste impassibile a un furto, la cui identità verrà svelata solo molte pagine dopo.

Non mancano espedienti propri della narrativa popolare, come manoscritti casualmente rinvenuti o la scoperta di figli con nomi diversi. Ogni tassello si incastra con precisione, le informazioni sono dosate con maestria, e piste false e autentiche si mescolano per guidare il lettore attraverso le quasi seicento pagine, fino al finale che vede la morte “non accidentale” di Tina e una dichiarazione d’amore di Jaume Serrallac che lei non riceverà mai.

La morte di Tina lascia la storia di Oriol nuovamente senza una voce narrante. La stessa storia di Tina rimane in attesa che qualcuno, come accaduto per Oriol, ne scopra la verità. Questo meccanismo narrativo, che Cabré ha sviluppato e perfezionato nel corso della sua carriera, è un tratto distintivo del suo stile. Come ha spiegato l’autore, la scelta di un narratore con punti di vista mobili è una costante nella sua opera.

In L’ombra dell’eunuco (La Nuova Frontiera, 2010), ad esempio, l’alternanza tra la prima e la terza persona crea un effetto di “zoom” sulla narrazione. In Le voci del fiume, l’obiettivo è eliminare il tempo, relativizzarlo, per avvicinare Tina e Oriol e sottolineare le conseguenze del male, indipendentemente dal passare degli anni. Questo approccio, che l’autore paragona al linguaggio cinematografico, permette di mantenere il lettore costantemente immerso in tutte le epoche del romanzo, senza che si perda mai il filo della narrazione.

Per orientarsi fra testo e contesto

Jaume Cabré i Fabré, nato a Barcellona il 30 aprile 1947, è una figura poliedrica nel panorama culturale catalano e internazionale. Laureato in filosofia, ha svolto la professione di insegnante di lingua e letteratura in diverse scuole superiori di Barcellona ed è attualmente docente di scrittura audiovisiva presso l’Università di Lleida, oltre a far parte della Sezione Filologica dell’Institut d’Estudis Catalans. La sua carriera letteraria, iniziata con i libri di racconti Faules de mal desar (Ed. Selecta, 1974) e Toquen a morts (Ed. La Magrana, 1977), ha visto la pubblicazione del suo primo romanzo, Galceran, l’heroi de la guerra negra, nel 1978. Già in quest’opera emergono due temi centrali della sua produzione: il potere e la condizione umana.

Cabré ha saputo coniugare la scrittura letteraria con l’attività di sceneggiatore, contribuendo a successi televisivi come La Granja (1989-1992), Estació d’Enllaç (1994-1998) e Crims (2000), e a telefilm come La dama blanca (1987), Nines russes (2003) e Sara (2003). Nel cinema, ha co-sceneggiato La teranyina (1990) e Havanera (1993). Tra le sue opere più significative, oltre a Le voci del fiume, spiccano Senyoria (Editorial Proa, 1991; tradotto in italiano come Signoria, La Nuova Frontiera, 2009), un romanzo sulla corruzione giudiziaria ambientato nella Barcellona del XVIII secolo per il quale ha vinto il Prix Mediterranée in Francia.

Un altro titolo di rilievo è L’ombra de l’eunuc (Ed. Proa, 1996; tradotto in italiano come L’ombra dell’eunuco, La Nuova Frontiera, 2010), che esplora gli anni della fine del franchismo e della transizione, riflettendo sulla creazione artistica, in particolare musicale, con una struttura narrativa ispirata al Concerto per violino e orchestra di Alban Berg. Nel 2011 ha pubblicato Jo confesso (Ed. Proa), tradotto in italiano come Io confesso (Rizzoli, 2012), e più recentemente Consumits pel foc (Proa, 2021).

La sua ricca produzione letteraria è stata insignita di numerosi premi, tra cui il Premi Sant Jordi nel 1983 per La teranyina, il Premi Crítica Serra d’Or nel 1985 per Fra Junoy o l’agonia dels sons, il Premi Nacional de Literatura nel 1992 per La Granja, e il Premi d’Honor de les Lletres Catalanes nel 2010, il più alto riconoscimento per la letteratura catalana.


Articolo ibrido in cui i contenuti selezionati dall’AI sono stati rivisti da un essere umano.(scopri di più)
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