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- Angelina, il nuovo romanzo di Ciriaco Offeddu, è ambientato nella Sardegna del dopoguerra.
- L’opera si sofferma sulle dinamiche familiari, spesso oppressive, che caratterizzano la società sarda dell’epoca.
- Il romanzo richiama alla mente opere come Canne al vento di Grazia Deledda, per l’ambientazione e per la rappresentazione di un mondo arcaico.
Il 15 aprile 2026 è uscito per Bompiani Angelina, il nuovo romanzo di Ciriaco Offeddu, un autore che ha già conquistato il pubblico con il suo precedente Istella mea (Giunti, 2025) che ha venduto 30 mila copie. Questa volta Offeddu ci conduce in un viaggio emotivo attraverso la storia di Assunta, una madre bambina vittima di abusi, e di Angelina, la figlia data in adozione. Un racconto ambientato nella Sardegna del dopoguerra, intriso di dolore ma illuminato da una profonda umanità.
Assunta, privata della figlia all’età di undici anni, intraprende un percorso di allontanamento dal passato, per poi sentire l’irresistibile richiamo della sua terra e la necessità di ritrovare Angelina, la bambina avuta in seguito a un incesto, di cui conserva solo un fugace ricordo. La narrazione si sviluppa su due binari paralleli: da un lato, la vita di Assunta, segnata dal trauma e dalla rimozione; dall’altro, quella di Angelina, cresciuta con un senso di vuoto incolmabile. L’assenza di Angelina è il motore trainante dell’intera storia, tanto da giustificare la scelta di intitolare il romanzo con il nome della figlia, invece che della madre.
La scelta di dare in adozione Angelina è una decisione dolorosa ma necessaria, dettata dalla volontà di proteggere la bambina da un ambiente ostile e di offrirle una vita migliore. Tuttavia, questa separazione lascia un segno sia in Assunta sia in Angelina, generando un senso di vuoto e di incompletezza che le accompagnerà per tutta la vita. La ricerca della figlia diventa per Assunta una vera e propria ossessione, un modo per espiare le proprie colpe e per dare un senso al proprio passato.
Madre e figlia, un medesimo dolore
La figura di Angelina, pur essendo assente per gran parte del romanzo, è centrale nella narrazione. La sua assenza è una presenza costante, un vuoto che si fa sentire in ogni pagina. La sua storia è quella di una bambina strappata alla propria madre e alla propria terra, cresciuta in un ambiente diverso e alla ricerca di una propria identità. Il suo percorso è segnato dalla solitudine, dall’incomprensione e dalla difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo.
Offeddu intreccia sapientemente il reale con l’onirico, suggerendo come la vita sia costellata di incontri, presenze e coincidenze che sfuggono alla nostra comprensione razionale, ma che contribuiscono a definire chi siamo. Angelina è un’opera che si concentra sul dolore di due donne e sulla loro capacità di trovare un significato alle proprie esistenze, seppure nella consapevolezza dell’impossibilità di una completa riparazione ai torti subiti.
L’autore, dopo aver esplorato le radici e l’identità sarda in Istella mea, ha sentito l’esigenza di confrontarsi con un’altra dimensione della memoria: quella legata al trauma e alla perdita. In Angelina, le due figure femminili, madre e figlia, si esprimono pienamente, ponendosi domande, ritrovandosi nei sogni e cercandosi a vicenda, con l’obiettivo di ricomporre ciò che è stato loro sottratto e di dare contorni definiti a esistenze frammentate. Assunta e Angelina, pur separate dalle circostanze, rappresentano le due facce di una stessa medaglia, unite da un legame impossibile da sciogliere.
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- Angelina come metafora della perdita e......
- La lingua sarda rende l'atmosfera più autentica... ✨...
- Assunta e Angelina, due facce della stessa medaglia... 💔...
L’isola raccontata da Ciriaco Offeddu
La Sardegna, con i suoi paesaggi aspri e la sua storia millenaria, fa da sfondo a questo dramma familiare. L’isola non è solo un luogo fisico, ma un vero e proprio personaggio, con le sue tradizioni, i suoi silenzi e i suoi segreti. Il dopoguerra sardo, un periodo di grandi cambiamenti sociali ed economici, è il contesto in cui si consuma la tragedia di Assunta. La povertà, l’ignoranza e il peso del giudizio sociale contribuiscono a rendere ancora più difficile la sua situazione.
Il romanzo si sofferma sulle dinamiche familiari, spesso oppressive, che caratterizzano la società sarda dell’epoca. Il ruolo della donna, relegata a una posizione subalterna, è messo in discussione dalla forza di Assunta che, nonostante le avversità, cerca di riappropriarsi della propria vita per dare anche un futuro a sua figlia. La figura del nonno paterno, l’artefice dell’abuso, incarna il lato oscuro della tradizione, la violenza e il potere maschile che si esercita sulle donne. Nell’affrontare temi delicati come l’incesto, l’abuso minorile e l’adozione, Offeddu evita il sensazionalismo e si concentra sulla dimensione umana dei personaggi, cercando di comprendere le loro motivazioni e le loro sofferenze. La sua scrittura è asciutta e precisa, ma al tempo stesso capace di evocare emozioni intense e profonde.
Memoria, trauma e identità spezzate
Il romanzo di Ciriaco Offeddu si addentra nelle profondità della memoria, illustrando come i traumi del passato possano plasmare il presente e influenzare il futuro. La memoria, in Angelina, è un elemento vivo e pulsante, capace di condizionare le scelte e le relazioni dei personaggi. Il trauma subito da Assunta, l’abuso e la successiva separazione dalla figlia, la segnano profondamente, lasciando cicatrici indelebili che si riaprono nel corso della sua vita.
La rimozione è un meccanismo di difesa che Assunta mette in atto per proteggersi dal dolore, ma che allo stesso tempo la priva di una parte importante della sua identità. Il silenzio che circonda la sua storia, il tabù che impedisce di parlare dell’incesto e dell’adozione, contribuiscono a creare un clima di omertà e di vergogna che rende ancora più difficile la sua guarigione. La decisione di tornare in Sardegna e di cercare Angelina è un atto di coraggio, un tentativo di affrontare il passato e di riappropriarsi della propria storia.
Angelina, cresciuta senza conoscere le proprie origini, vive con un senso di vuoto e di incompletezza. La sua identità è frammentata, priva di radici e di un punto di riferimento stabile. La ricerca della madre diventa per lei una necessità esistenziale, un modo per dare un senso alla propria vita e per colmare il vuoto che la tormenta. Il suo percorso è costellato di difficoltà, di delusioni e di incontri significativi che la aiutano a comprendere meglio se stessa e il mondo che la circonda.
Per orientarsi fra testo e contesto
In Angelina Offeddu utilizza una scrittura evocativa per descrivere i sentimenti e le emozioni dei personaggi. Il suo stile è preciso e asciutto, ma al tempo stesso capace di creare immagini vivide e intense. La lingua sarda, con le sue espressioni dialettali e i suoi ritmi ancestrali, contribuisce a creare un’atmosfera autentica. La narrazione si snoda attraverso flashback e analessi, affinché il lettore possa ricostruire gradualmente la storia di Assunta e di Angelina. Il ritmo è lento e cadenzato, in linea con la natura introspettiva della storia. L’autore si sofferma sui dettagli, sui piccoli gesti e sulle espressioni del viso dei personaggi, cercando di cogliere la loro interiorità e di trasmettere al lettore le loro emozioni.
Il romanzo richiama alla mente opere come Canne al vento di Grazia Deledda, per l’ambientazione sarda e per la rappresentazione di una società arcaica e legata alle tradizioni. Allo stesso tempo, il tema dell’abuso e della violenza sulle donne evoca romanzi come La ciociara di Alberto Moravia, che racconta le sofferenze delle donne durante la Seconda Guerra Mondiale.







