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- Le stelle del cane di Peter Heller, pubblicato in Italia nel 2013, è tornato in una nuova edizione nelle librerie italiane.
- L’occasione è offerta dall’adattamento cinematografico diretto dal grande regista Ridley Scott.
- Libro e film appartengono al filone delle apocalissi post-pandemiche, ma pongono enfasi alla dimensione emotiva e psicologica dei personaggi.
A fine agosto è uscito nelle sale cinematografiche The Dog Stars. Le stelle dopo la fine, l’adattamento del romanzo distopico di Peter Heller, Le stelle del cane, diretto dal maestro Ridley Scott. Nel cast della pellicola figurano Jacob Elordi, Margaret Qualley, Josh Brolin, Allison Janney, Guy Pearce e Benedict Wong. Il romanzo, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 2012 e in Italia nel 2013 da Rizzoli, per l’occasione è tornato nelle librerie italiane in una nuova edizione pubblicata da Bompiani.
Il romanzo di Heller dipinge un futuro prossimo in cui una pandemia influenzale ha decimato la popolazione mondiale, lasciando dietro di sé città fantasma e una natura che lentamente riconquista i suoi spazi. In questo scenario desolato, emerge la figura di Hig, un pilota sopravvissuto che vive nell’hangar di un piccolo aeroporto su un altipiano del Colorado sforzandosi di mantenere la propria umanità in un mondo quasi privo di civiltà. La narrazione si concentra non solo sulla sopravvivenza fisica, ma anche sulla ricerca di un significato in un’esistenza svuotata, ponendo interrogativi fondamentali sul valore della vita quando tutto ciò che si conosceva è svanito.
I personaggi principali delle Stelle del cane

L’esistenza di Hig è scandita dalla compagnia inseparabile di Jasper, il suo cane e copilota, un vero e proprio confidente silenzioso con cui il protagonista vive un nesso tangibile con il mondo perduto. Ecco perché la morte di Jasper coincide con la fine dell’ultimo legame con l’umanità, il punto di svolta che spinge Hig a intraprendere un viaggio oltre il “punto di non ritorno”. Una decisione che fa leva su una misteriosa trasmissione radio, un flebile segnale che riaccende in lui la speranza di un mondo non completamente perduto.
Accanto a Hig, in un rapporto di convivenza forzata e pragmatica, c’è Bangley, un ex militare disilluso e armato fino ai denti, la cui unica regola è la sopravvivenza a ogni costo. La tensione tra i due personaggi non si limita a una divergenza di metodi per affrontare la nuova realtà, ma si estende a una profonda differenza filosofica: Bangley cerca di restare vivo, mentre Hig desidera ancora vivere.
Il romanzo di Peter Heller intreccia, a una tensione narrativa avvincente, una riflessione sul rapporto tra l’uomo e la natura anche negli scenari più desolati. Hig, tormentato dai ricordi di ciò che ha perduto, trova sollievo nel cielo, volando con il suo Cessna del 1965 ed esplorando le foreste e i fiumi. La natura, pur ferita e mutilata, nella sua terrificante bellezza, lo fa sentire ancora vivo. La connessione con l’ambiente circostante diventa un elemento cruciale per la sua sopravvivenza psicologica, un contrappunto alla brutalità del mondo esterno.
La pellicola The Dog Stars di Ridley Scott
L’adattamento cinematografico di Ridley Scott, con la sceneggiatura di Mark L. Smith (noto per la serie televisiva Untamed), prova a catturare l’essenza del romanzo, portando sul grande schermo la storia di Hig e la sua ricerca di speranza. La scelta di Ridley Scott alla regia non è casuale: il cineasta, noto per le sue incursioni in ambienti ostili in opere come Alien, Blade Runner e The Martian, è il candidato ideale per tradurre visivamente la vastità paesaggistica del romanzo di Heller. Il film si inserisce nel filone delle apocalissi post-pandemiche, un genere che ha visto un rinnovato interesse negli ultimi anni (chissà perché), ma si distingue per la sua enfasi sulla dimensione emotiva e psicologica dei personaggi. Scott cerca di preservarere l’anima malinconica del libro, pur adattando la sua introspezione al linguaggio cinematografico.

Il romanzo di Heller, e di conseguenza il film di Scott, non è solo un racconto sulla fine del mondo, ma una profonda riflessione sulla resistenza umana, sulla capacità di trovare un senso e una bellezza anche nella desolazione più profonda. È una storia sulla memoria, sull’amore e sulla speranza che continua a dare significato alla vita anche dopo una perdita irreparabile. Il suo interesse nel panorama della narrativa e del cinema moderno risiede nella sua capacità di toccare temi universali come la solitudine, la perdita, la ricerca di un significato e la connessione con la natura, in un contesto distopico che amplifica queste riflessioni.
Per orientarsi fra testo e contesto
La prima opera che viene in mente, rispetto al libro di Heller e al film di Scott, è La strada di Cormac McCarthy (Einaudi, 2007), un’opera cruda e commovente sulla sopravvivenza di un padre e un figlio in un mondo post-apocalittico. Anche Station Eleven di Emily St. John Mandel (Einaudi, 2015), parla della bellezza dell’arte e della memoria in un mondo devastato da una pandemia. Se pensiamo al cinema, si possono citare film come Children of Men di Alfonso Cuarón (2006), che dipinge un futuro distopico senza speranza di procreazione, oppure Arrival di Denis Villeneuve (2016) che, pur non appartenendo al filone post-apocalittico, indaga sulla comunicazione e l’esigenza di comprensione in un contesto di crisi globale.






