E-Mail: [email protected]
- L’italianissimo di Antonio Iovane mette al centro il presidente della Repubblica Sandro Pertini.
- Il racconto sviluppa creativamente un episodio veramente successo: il ritardo di Pertini al suo commiato presidenziale.
- Iovane mescola sapientemente elementi storici con invenzioni letterarie per farci guardare in uno specchio.
Un romanzo su Sandro Pertini, uno dei presidenti della Repubblica più amati dagli italiani. È questo L’Italianissimo di Antonio Iovane, appena uscito da Mondadori, opera che si colloca a metà tra la realtà storica e la finzione. Il racconto prende avvio da un episodio realmente accaduto, seppur con una licenza poetica che ne amplifica il significato: il 29 giugno 1985, giorno in cui Pertini avrebbe dovuto concludere il suo settennato presidenziale. Nel cortile d’onore del Quirinale, ministri, corazzieri e il personale sono schierati per un solenne commiato. Tuttavia, il presidente non si presenta.
La sua assenza, unita all’impossibilità di rintracciarlo nel suo studio, genera un’atmosfera di mistero e di preoccupazione. Dopo una ricerca affannosa, il Capo dello Stato viene finalmente ritrovato e, con la sua proverbiale fermezza, annuncia una decisione inaspettata: ha deciso di restare. Il Paese, dice, ha ancora bisogno di lui.
E se quel ritardo alla fine del settennato…

L’incipit del romanzo su Pertini trasforma quella che doveva essere una giornata di addii in un vortice di eventi. La decisione del presidente uscente innesca una serie di situazioni che permettono all’autore di dipingere un ritratto sfaccettato del personaggio. La giornata si trasforma in un “giro di giostra” tra discorsi a reti unificate, momenti di tensione con la moglie Carla e il segretario generale Antonio Maccanico, nonché di incontri con figure di spicco dell’epoca come Eugenio Scalfari, Bettino Craxi e Papa Giovanni Paolo II. Questi confronti, diretti e a distanza, si intrecciano con i ricordi di una vita che non smette di interrogare il presidente fino a spingerlo a riflettere sul suo ruolo e sul futuro dell’Italia.
La domanda centrale che permea il romanzo è: “Che farà, Sandro Pertini? Si ostinerà a rimanere rinchiuso nel Palazzo del Quirinale?” Attraverso questa premessa, Iovane costruisce un’opera che, pur partendo da un fatto storico reale, si avventura nel campo della finzione per conoscere da vicino un uomo diventato un simbolo. Pertini, l’“italianissimo”, viene presentato come una figura alla costante ricerca di un ponte tra il passato e il futuro. In tal senso, diventa lo specchio di un’intera nazione.
Il romanzo su Pertini, specchio dei tempi
Il romanzo di Antonio Iovane su Sandro Pertini si inserisce in un filone narrativo che, negli ultimi anni, ha visto una crescente attenzione verso la rielaborazione di figure storiche e momenti cruciali della storia italiana. La sua presidenza, dal 1978 al 1985, ha rappresentato un periodo di grande fermento e di trasformazione per l’Italia. Dalla gestione degli anni di piombo alla crisi economica, dalla rinascita morale dopo gli scandali alla partecipazione attiva alla vita internazionale, Pertini è stato un punto di riferimento per milioni di italiani, per i quali ha incarnato valori come onestà, integrità e passione civile.
La capacità di Iovane di partire da un dettaglio reale – il ritardo di Pertini al saluto di fine mandato – per costruire un’intera narrazione evidenzia una tecnica giornalistica e letteraria raffinata. Un approccio che permette di superare la mera cronaca per addentrarsi nell’analisi psicologica e simbolica del personaggio. Il libro perciò non si limita a raccontare “cosa è successo”, ma si interroga su “cosa sarebbe potuto succedere”. E, soprattutto, su cosa ha significato la figura di Pertini per l’Italia di ieri e che cosa significa per quella di oggi.
La figura di Pertini, con la sua schiettezza e il suo profondo senso etico, diventa un archetipo dell’uomo di Stato ideale, un modello di riferimento in un’epoca in cui la fiducia nelle istituzioni è spesso messa a dura prova. Il romanzo di Iovane, pur essendo una finzione, si propone dunque come “specchio” in cui i lettori possono riconoscere e interrogare la propria identità e il proprio ruolo nella costruzione di una società migliore.
La tecnica narrativa e il linguaggio
Antonio Iovane, giornalista e scrittore romano nato il 18 maggio 1974, mescola sapientemente elementi storici con invenzioni letterarie. La sua scrittura è caratterizzata da un linguaggio professionale e giornalistico, ma al contempo evocativo, capace di rendere vivida la figura di Pertini e il contesto in cui si muove. La scelta di un romanzo “tra realtà e finzione” non è un espediente per eludere la verità storica, ma piuttosto un modo per esplorare le sfumature e le implicazioni emotive di un personaggio pubblico.
L’autore utilizza un ritmo incalzante, alternando momenti di dialogo serrato che sono altrettanti tasselli con cui delineare la complessità di Pertini. Gli scambi di cui si parla nel romanzo, pur essendo frutto della fantasia dell’autore, restano comunque plausibili e coerenti con la sua personalità e il suo pensiero. Il linguaggio è preciso e curato, ma non pedante, e riesce a trasmettere l’urgenza e la passione che animavano Pertini. Le frasi sono costruite con attenzione, spesso con un tono quasi oratorio, che richiama lo stile comunicativo del Presidente.
Per orientarsi fra testo e contesto
Antonio Iovane, in precedenza, ha pubblicato Il brigatista (2019) e La seduta spiritica (2021) con minimum fax, in entrambi i quali si è addentrato in aspetti controversi della storia recente italiana. Per Mondadori, collana Strade Blu, ha scritto Un uomo solo (2022), sugli ultimi istanti di Luigi Tenco, e Il carnefice (2024), che ripercorre la vicenda di Erich Priebke, la mente dietro l’eccidio delle Fosse Ardeatine.
La scelta di dedicare adesso un romanzo a Sandro Pertini (a cui è dedicata un’altra opera che è stata finalista al Premio Strega 2026) punta a toccare corde universali legate al senso di giustizia, al dovere, alla memoria e all’identità. La lettura di questo libro può essere un’occasione per riflettere su cosa significhi essere “italiani” oggi, su quali valori ci definiscono e su come possiamo contribuire a costruire una società più giusta e consapevole prendendo spunto da una figura che, come Pertini, ha saputo incarnare così bene il volto migliore di una nazione.





