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- A settembre è tornata in Italia una nuova edizione de La mosca dorata di Edmund Crispin.
- Il libro, uscito per la prima volta nel 1944, è il primo capitolo della serie con protagonista il professor Gervase Fen.
- Edmund Crispin riesce a fondere la tradizione del giallo classico inglese con un’ironia che lo rendono sorprendentemente moderno.
Questo settembre è tornata nelle librerie italiane la nuova edizione di un classico del giallo inglese: La mosca dorata di Edmund Crispin, pseudonimo di Robert Bruce Montgomery. Uscito nel 1944 con il titolo The case of the gilded fly, il romanzo è stato pubblicato all’inizio in Italia da Casini Editore nel 1954 con il titolo Delitto a Oxford e poi, nel 1993, nei Classici del Giallo Mondadori con il titolo attuale. La storia funge da introduzione alla serie con protagonista Gervase Fen, un singolare professore universitario che affronta enigmi criminosi sia dentro sia fuori dalle mura accademiche. La nuova edizione rientra nella linea editoriale dedicata alla valorizzazione dei capolavori senza tempo di Blackie Edizioni, casa editrice indipendente con sede a Milano, nata nel 2020 come “sorellina” di Blackie Books di Barcellona.
Le prime righe del racconto sono ambientate durante i mesi iniziali della Seconda Guerra Mondiale. È proprio fra le inquietudini collettive del periodo che la città universitaria di Oxford si prepara a dare vita alle prove di uno spettacolo d’avanguardia, realizzato dal rinomato drammaturgo Robert Warner, dal titolo Metromania. La vita della compagnia è un microcosmo dove convivono intrecci relazionali intricati. Al centro della scena troviamo Rachel West nel ruolo dell’attrice legata a Warner, Sheila McGaw nella posizione cruciale della regista, la giovane Jean Whitelegge responsabile degli oggetti di scena, oltre alle sorelle, attrici, Helen e Yseut Haskell. A questo nucleo si aggregano figure quali Nigel Blake (giornalista), Nicholas Barkley (intellettuale) e Donald Fellowes (organista).
L’innesco nel romanzo La mosca dorata
Un aspetto chiave del racconto risiede nella figura controversa di Yseut Haskell: nonostante sia considerata un’attrice dal talento limitato, lei si cimenta nel mondo del teatro spinta dall’interesse personale (è infatti sorretta da una notevole disponibilità economica) piuttosto che da una vera vocazione artistica. In più, ha bisogno di costante attenzione, eccede nell’assunzione d’alcol e intrattiene rapporti romantici con uomini già fidanzati, incluso lo stesso Robert Warner. Un comportamento che le ha attirato le antipatie, per non dire l’odio profondo, di alcuni tra i membri della troupe.

Non sorprende, quindi, che la sua morte diventi il punto di partenza dell’indagine. Yseut viene trovata senza vita nel suo camerino, colpita alla testa da un proiettile. Il suono dello sparo è stato udito, ma nessuno ha visto avvicinarsi o allontanarsi chicchessia dalla stanza. Inizialmente, la polizia propende per l’ipotesi del suicidio, una conclusione che sembra però stridere con il carattere esuberante e vitale della vittima. A complicare ulteriormente il quadro, un anello con una mosca dorata posto sulla mano della morta. È a questo punto che entra in scena Gervase Fen, il professore di letteratura di Oxford, la cui natura estroversa e la sua acuta intelligenza lo spingono a dubitare della versione ufficiale e a intraprendere un’indagine personale che lo porterà a svelare la verità.
La mosca dorata tra giallo e humor inglese
La caratteristica di La mosca dorata e, più in generale, dell’opera di Edmund Crispin risiede nella sua capacità di fondere la tradizione del giallo classico inglese, con le sue atmosfere raffinate e i suoi enigmi, con un’ironia e uno stile che lo rendono sorprendentemente moderno. Come evidenziato da critici come Anthony Boucher, Crispin è un «maestro nel giallo dal ritmo incalzante e umoristico, una miscela di John Dickson Carr, Michael Innes, M. R. James, e i Fratelli Marx». Una commistione di elementi che rende i suoi romanzi, e in particolare i nove che vedono protagonista Gervase Fen, tra le opere più originali nel loro genere.
Crispin, nato a Chesham Bois, nel Buckinghamshire, nel 1921, e scomparso nel 1978, ha studiato a Oxford, laureandosi in Lingue moderne nel 1943. Questo background accademico si riflette profondamente nelle sue opere, che sono permeate da un amore per la letteratura classica e per la musica, passioni che egli ha saputo intrecciare con maestria nelle sue trame. I suoi romanzi gialli sono caratterizzati da un tono brillante e si inseriscono nel filone del “delitto impossibile”, un sottogenere che richiede una notevole abilità costruttiva per ingannare il lettore per poi condurlo a una soluzione sorprendente. Non a caso Crispin trae ispirazione da scrittori quali P. G. Wodehouse e John Dickson Carr, maestri nell’arte di creare personaggi memorabili e situazioni paradossali, seppure all’interno di una rigorosa logica investigativa.
Per orientarsi fra testo e contesto
Il ritorno de La mosca dorata è un’occasione per riscoprire la tradizione del whodunit inglese, a cui Crispin aggiunge suspense, umorismo e una profonda conoscenza della cultura letteraria e musicale. Per chi si avvicina per la prima volta allo scrittore britannico, La mosca dorata è un ottimo punto di partenza. Oltre ai romanzi con Gervase Fen, come il successivo Il diavolo nella cattedrale, Crispin è stato anche un apprezzato critico letterario e un compositore di colonne sonore per il cinema, tanto da firmare diverse musiche per commedie di successo negli anni Cinquanta e Sessanta.
Per gli amanti del genere, si raccomandano le creazioni letterarie di Dorothy L. Sayers, in particolare dei romanzi incentrati su Lord Peter Wimsey, e le opere di Ngaio Marsh, autrice nota per collocare i propri crimini nell’affascinante universo dello spettacolo.







