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- Ester T di Marco Erba, appena pubblicato da Àncora, è un romanzo per ragazzi che forse anche gli adulti dovrebbero leggere.
- Il libro ruota attorno alla figura di Ester, una giovane che, a causa della sua insicurezza, decide di creare un suo alter ego robotico.
- La storia di Ester T è una metafora potente delle sfide che l’umanità deve affrontare oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale.
Ester T di Marco Erba, pubblicato a settembre 2026 da Àncora, è un romanzo per ragazzi (young novel) che forse anche gli adulti dovrebbero leggere. Il libro, sebbene destinato a un pubblico dai dodici anni in su, si rivela un testo di grande attualità per lettori di ogni età. L’autore, grazie alla sua lunga esperienza di insegnante di scuola superiore, si immerge con straordinaria sensibilità nel mondo adolescenziale, proponendo un affresco in cui la tecnologia, se mal gestita, può alterare la percezione di sé e la qualità delle relazioni. Erba non giudica dall’alto, ma si cala nei corridoi scolastici, intercettando quel senso di inadeguatezza che spesso si nasconde dietro lo schermo di uno smartphone.
La tentazione della perfezione artificiale
Il fulcro narrativo dell’opera ruota attorno alla figura di Ester, una giovane che, a causa di profonde insicurezze legate al proprio aspetto fisico e alle proprie abilità sociali, decide di creare un alter ego robotico. Questo robot, denominato Ester T (dove “T” sta per “Top”), è progettato per incarnare la perfezione sociale e comportamentale, e per sostituire integralmente la protagonista nella vita reale.
Mentre Ester si ritira nel microcosmo claustrofobico della sua stanza, osservando attraverso un visore 3D le interazioni della sua controparte artificiale con i compagni di scuola e nel contesto quotidiano, il lettore assiste a uno sdoppiamento inquietante. Ester diventa spettatrice della propria esistenza. La sua controparte sintetica non sbaglia un colpo: è simpatica, spigliata, attraente, riscuote successo. Ma a quale prezzo? Il prezzo è l’annullamento dell’io in favore di un simulacro che risponde solo agli standard di gradimento imposti dall’esterno.
Si può essere gelosi di sé stessi?

La scelta narrativa di Erba si fonda sull’illusione contemporanea che la tecnologia possa emendare i nostri difetti e risolvere ogni problema emotivo. Tanto che la domanda centrale che il romanzo pone è se Ester sarà soddisfatta delle azioni del suo robot o se, al contrario, proverà imbarazzo o invidia per una vita di cui non è la vera protagonista. Si può essere gelosi di sé stessi? La risposta è sì, se la versione “ottimizzata” di noi stessi ci esclude dal mondo.
Il romanzo si inserisce perciò perfettamente nel dibattito attuale incentrato sul ruolo dell’intelligenza artificiale e degli avatar digitali. La storia di Ester T è perciò una metafora potente delle sfide che l’umanità deve affrontare nell’era digitale. Non parliamo di una fantascienza distopica e lontana, ma di una realtà vicina: Ester T è l’estremizzazione fisica dei filtri di Instagram, dei profili TikTok accuratamente curati, delle risposte scritte da ChatGPT per apparire più brillanti nelle chat.
L’algoritmo che non contempla l’errore
Ciò che rende il romanzo di particolare interesse per l’ambito educativo è la sua capacità di analizzare la paura del fallimento. Nella società della performance, l’errore non è contemplato. Ester T rappresenta la risposta cibernetica a questa ansia da prestazione sociale. Tuttavia, Erba dimostra come la perfezione del robot sia intrinsecamente sterile. Manca del calore dell’imprevisto, dell’esitazione, di quel “passo falso” che spesso è l’inizio di un’empatia autentica tra due esseri umani.
I compagni di classe amano Ester T o stanno semplicemente amando un algoritmo ben programmato per piacere? L’inquietudine che attraversa le pagine del libro risiede proprio in questo cortocircuito comunicativo, dove l’autenticità viene sacrificata sull’altare della popolarità immateriale.
Per orientarsi fra testo e contesto
L’autore, attraverso le alterne vicende di Ester, invita i giovani lettori a interrogarsi sulla natura delle relazioni autentiche e sul valore dell’imperfezione umana, contrapponendoli alla perfezione artificiale e spesso ingannevole offerta dalla tecnologia. L’imperfezione non viene vista come una condanna, ma come la chiave d’accesso per la vera connessione con l’altro.
Questo può rendere Ester T un punto di partenza utile per introdurre un dibattito nei contesti educativi – dalle scuole superiori ai gruppi di lettura – che indirizzi alla riscoperta degli altri nella loro autentica unicità. In definitiva, l’opera di Marco Erba ci ricorda il significato profondo dell’essere veramente umani in un mondo sempre più mediato dalla tecnologia: per vivere davvero, bisogna accettare il rischio di essere vulnerabili.







