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stregone Rielli

«Lo stregone» di Rielli va al cuore dell’ossessione per l’alta cucina

Il nuovo romanzo dello scrittore e podcaster usa un ristorante stellato come palcoscenico per svelare che cosa si nasconda spesso dietro il culto della personalità.
  • Lo stregone di Daniele Rielli si svolge all’interno di un ristorante in una singola notte cruciale.
  • La figura dello chef, il  protagonista a cui si rifà il titolo del romanzo, è al centro della vicenda.
  • La storia è raccontata attraverso le voci dei personaggi della brigata e del personale di sala.

Il 22 settembre 2026 è uscito da Mondadori Lo stregone di Daniele Rielli. È un’opera ambientata nel mondo dell’alta cucina ma, soprattutto, è una riflessione sulla natura umana e sul culto della personalità in un’epoca come la nostra, dominata dall’effimero. Il romanzo, nella sua sua struttura corale, nasce dalla volontà dell’autore di confinare la narrazione all’interno di un unico spazio e di un arco temporale ristretto: un ristorante stellato, il Bíos, e una singola notte cruciale che deciderà il suo destino.

Questa scelta, come sottolineato dallo stesso Rielli, è ispirata a opere teatrali e cinematografiche che hanno saputo sfruttare con maestria l’unità di tempo e di luogo per amplificare il conflitto e la psicologia dei personaggi. Lo scrittore cita, a tal proposito, Il dio del Massacro di Yasmina Reza e La cena di Ettore Scola, nonché il film Locke di Steven Knight, come fonti di ispirazione per questa impostazione narrativa. L’obiettivo è chiaro: mettere un gruppo di personaggi in una situazione di pressione, senza vie di fuga, costringendoli ad affrontare le proprie dinamiche interne e le sfide esterne.

Di che cosa parla il romanzo Lo stregone

Al centro del romanzo si colloca la figura enigmatica di Francesco Minervini, lo chef soprannominato appunto “lo stregone”. La sua personalità magnetica e, a tratti, sulfurea, ha generato attorno a sé una vera e propria forma di adorazione, fino a trasformarlo in una figura quasi mitologica nel mondo della gastronomia. Per alcuni, Minervini è un visionario che ha rivoluzionato l’approccio al cibo, capace di cogliere l’essenza stessa della vita attraverso le sue creazioni culinarie. Per altri, è un manipolatore, un “santone” a capo di una setta, la cui influenza è tanto affascinante quanto potenzialmente distruttiva.

La notte in cui si svolge la vicenda è cruciale per il Bíos: si deciderà se il ristorante potrà continuare la sua esistenza o se sarà costretto a chiudere, portando con sé i segreti del suo fondatore. Tuttavia, la storia non è raccontata dal punto di vista dello Stregone, bensì attraverso le voci dei membri della sua brigata e del personale di sala. Questa scelta narrativa, già sperimentata da Rielli nel suo romanzo d’esordio Lascia stare la gallina (Bompiani, 2015; Oscar Mondadori, 2022), permette di offrire una pluralità di prospettive.

I personaggi dello Stregone di Daniele Rielli

Tra i personaggi che animano la notte nel romanzo di Rielli troviamo Aurora, la caposala che conosce ogni ospite; l’autodistruttivo ma brillante sommelier Edoardo, forse l’unica vera amicizia dello Chef; Monica, la compagna dello stregone e direttrice del Bíos; Roberta, la giovane chef che ha rinunciato a un percorso diverso per dedicarsi alla cucina; Mauro, lo sguattero immerso in un ambiente a lui estraneo; Gabriele, che lavora senza compenso per inseguire un sogno; Luciano, che ha trovato una nuova opportunità. A questa variegata umanità si aggiunge un inatteso protagonista: un cinghiale di ottanta chili, la cui unica colpa è di aver sbagliato strada: un elemento surreale che contribuisce a variare il registro narrativo.

Lo stregone di Rielli, tuttavia, va oltre la semplice carrellata di voci per diventare una riflessione sulle dinamiche sociali e culturali del nostro tempo. La scelta dell’alta cucina come sfondo del racconto non è casuale. Il cibo, elemento primario dell’esistenza umana, ha sempre rivestito un ruolo centrale nel simbolismo religioso e culturale di ogni epoca. Ogni civiltà si posiziona su un arco che va dal bisogno primario al virtuosismo in tavola, e questa posizione rivela molto sulla natura della civiltà stessa.

Dalla mania per i consumi al settarismo

Negli ultimi anni, l’Occidente ha assistito a una vera e propria ossessione per la cucina, con investimenti economici significativi. Questa ossessione per i consumi effimeri, in un contesto di crescenti difficoltà economiche, solleva interrogativi fondamentali. Perché tanta gente cerca un significato più profondo nell’atto di nutrirsi, nella sua trasformazione e nelle sue molteplici espressioni? Questa è una delle domande centrali che Lo stregone si propone di esplorare.

Il romanzo indaga anche sul fenomeno del culto della personalità e sui miti che sfociano nel settarismo. La figura dello stregone, il protagonista, rappresenta l’emblema di questa dinamica. La domanda che Rielli pone è se la responsabilità di questa dinamica ricada esclusivamente sul “profeta” o se anche i seguaci giochino un ruolo fondamentale nel far sì che ciò accada. Una riflessione che, evidentemente, si estende al di là del contesto culinario, toccando temi universali legati al potere, all’influenza e alla ricerca di figure carismatiche in grado di offrire risposte al proprio bisogno di significato.

La vera realtà della cucina stellata

Contrariamente all’immagine stereotipata delle cucine stellate, spesso rappresentate come campi di battaglia urlanti (come nella serie The Bear), Rielli nello Stregone rivela che la realtà è spesso caratterizzata da «molto silenzio e rispetto», necessari per un’organizzazione efficiente. Tuttavia, ciò non esclude tensioni e conflitti, che assumono forme diverse da quelle preventivate. L’autore ha trovato nella cucina il luogo ideale per far «confliggere fra loro i personaggi» in un ambiente circoscritto.

La ricerca di senso, per Rielli, si trova nell’accettazione dell’imperfezione, sia propria sia degli esseri umani in generale. L’impegno non è verso una perfezione irraggiungibile, ma verso un costante tentativo di avvicinarsi a essa. Questa filosofia si riflette anche nel suo approccio alla scrittura, un’ambizione coltivata fin dall’infanzia e divenuta realtà grazie alla pubblicazione con un editore importante. L’ego, pur presente in ogni artista, viene relativizzato dall’autore, che pone l’accento sulla «compattezza e la forza dell’opera finale» piuttosto che sulla propria persona.

Per orientarsi fra testo e contesto

Daniele Rielli, classe 1982, già autore di opere come Odio (Mondadori, 2020) e Il fuoco invisibile (Rizzoli, 2023, in dozzina al Premio Strega e finalista al Premio Grand Continent per il miglior romanzo europeo), si conferma con Lo stregone un osservatore acuto delle contraddizioni del nostro tempo. L’autore, noto anche per il suo podcast di interviste PDR, affronta nel romanzo temi come la tossicità di certi ambienti lavorativi, il valore del tempo e la trappola dei social media.

Rielli, con Lo stregone, prosegue un percorso autoriale caratterizzato da una profonda indagine della realtà contemporanea. Le sue precedenti opere, come Odio (Mondadori, 2020), un’esplorazione delle dinamiche dell’odio online, e Il fuoco invisibile (Rizzoli, 2023), che affronta il tema della Xylella e delle “catastrofi umane” celate dietro quelle naturali, dimostrano una costante attenzione ai fenomeni sociali e alle loro implicazioni. Il suo romanzo d’esordio, Lascia stare la gallina (Bompiani, 2015), e Storie dal mondo nuovo (Adelphi, 2016) hanno già mostrato la sua predilezione per narrazioni complesse e per l’uso di molteplici prospettive.


Articolo ibrido in cui i contenuti selezionati dall’AI sono stati rivisti da un essere umano.(scopri di più)
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