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Concerto in nero

Le madonne di pena e le regine da ribalta di «Concerto in nero»

Giorgio Podestà fa un ritratto di dieci donne vissute fra il 1300 e il 1600, le cui vicende sono ben diverse da come sono state descritte nei dipinti dell’epoca.
  • In Concerto in nero, appena pubblicato da Graphe.it, dieci voci di donne ci raggiungono attraverso la ricostruzione che ne fa Giorgio Podestà.
  • Le storie si dipanano in un arco temporale compreso fra il 1300 e il 1600, svolgendosi tutte nell’area europea, in contesti raffinati e nobili.
  • L’Europa post-medioevale non riserva alle donne un trattamento degno dei fastosi broccati, delle sete lumeggiate o del loro delicato incarnato.

In Concerto in nero, appena pubblicato da Graphe.it, dieci voci di donna ci raggiungono attraverso la ricostruzione narrativa della loro vita che ne fa Giorgio Podestà. Tutte le vicende prendono le mosse dai testi citati in calce nella poliedrica bibliografia e diventano confessioni sussurrate o urlate, tentativi di dialogo senza alcun orecchio disponibile ad ascoltarle, richieste di aiuto lanciate verso un mondo che non intende portarne il peso. O non può.

Le storie si dipanano in un arco temporale compreso fra il 1300 e il 1600, svolgendosi tutte nell’area europea, in contesti raffinati e nobili, corroborati dalla ricchezza, dalla stima – che dà o non riconosce il valore -, dalla oscura vicinanza al potere, minacciate da un ambivalente vischiosità delle relazioni intra e interfamiliari.

Le dieci donne di Concerto in nero

Orfane per intrighi di palazzo, aspiranti consorti di regnanti, principesse deluse dalle strategie matrimoniali mal riuscite o parzialmente andate a segno, consorti destinate a prigioni dorate pur di farle separare e rimanere lontane da unioni coniugali pericolose per le dinastie regali di turno, ereditiere ripudiate per malformazioni o conclamata sterilità. Queste alcune caratterizzazioni sociologiche della serie di vicende al femminile che si snoda nel percorso cronologicamente a ritroso tracciato nel testo.

In Concerto in nero Podestà immagina queste donne all’interno di uno degli ensemble sicuramente esistiti nell’ambito delle corti italiane e non. Donne segnate a dito e sopportate con sospetto, probabilmente apprezzate nell’alternarsi delle ipocrisie convenzionali, ipotizza Valeria Palumbo nella prefazione. La dinamica delle storie fatica a trovare un epilogo innovativo: il lettore ne è avvertito dalla tragicità delle immagini a corredo delle storie, realizzate da Roberto Pasqua. L’Europa post-medioevale non riserva alle donne un trattamento degno dei fastosi broccati, delle sete lumeggiate o del delicato incarnato e dei gioielli delle dame grazie a cui appaiono madonne di pena e regine di palcoscenico nei dipinti dell’epoca.

Nei ginecei delle tante Europe del passato

Il lettore entra lentamente, grazie a un fluire di vicende raccontate prima in terza poi in prima persona, nelle stanze o più correttamente nel gineceo delle tante Europe che si contano lungo la storia dei tre secoli durante i quali alle guerre tra gli Stati dovevano intrecciarsi altri conflitti sotterranei per porre ai primi una fine, non sempre riuscendoci.

«Quella che doveva essere una nuova solida alleanza tra i Farnese, i Gonzaga e gli Este, parenti stretti dei signori di Mantova, si stava trasformando in un terreno insidioso da cui sarebbero scaturiti odi implacabili.»

Il fuoco della macchina da presa si stringe sulla vittima di turno, visto che a una a una le donne si presentano, raccontano variamente di sé e di aspetti del loro percorso umano che dà ragioni del loro temperamento. Di come si sia forgiato un carattere mansueto e pacificamente disperato, appassionato e irascibile, incapace di altro che di sprezzante lontananza. Queste donne ricordano momenti dell’infanzia, frammenti di felicità o di dolore per cui hanno unanimamente dovuto prendere coscienza del ruolo da loro giocato in un momento della grande storia, la storia dei libri, che atterra e uccide chi non la sa dominare.

Per orientarsi fra testo e contesto

«Il loro primo incontro, solo una settimana prima del matrimonio, l’aveva travolta. Il suo cuore di fanciulla, non ancora del tutto uscito dall’infanzia, aveva preso a battere all’impazzata. Se lo sentiva in gola. Ai polsi. Ovunque. Il Gonzaga era – e come non avrebbe potuto esserlo? – il principe dei suoi sogni di bimba. Ciononostante, dopo il matrimonio celebrato il 2 marzo 1581, le cose si erano messe subito male.»

Podestà tratta una materia scottante senza attribuire facili assoluzioni o colpe, non separa i cattivi dai buoni, sebbene rappresenti momenti di caduta verso il giudizio capitale, costellati da boia in fiammanti uniformi, spie e informatori disponibili a vendersi. L’autore, in sostanza, apre squarci su tribunali familiari camuffati da amorevoli fratellanze pronte a stringersi intorno a un collo del coniuge o sororale. Per questo il suo è un Concerto in nero.


Articolo scritto interamente da un essere umano “a mano”, cioè senza l’uso di AI.(scopri di più)
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