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- Nata Deng Xiaohua nel 1953 a Changsha, in Cina, la scrittrice ha scelto lo pseudonimo di Can Xue.
- In Italia le sue opere sono state tradotte dall’editore Utopia ad opera di Maria Rita Masci.
- Del catalogo Utopia fanno parte: La vecchia nuvola fluttuante, La strada di fango giallo, Dialoghi in cielo, La città del fumo.
Deng Xiaohua scrive sotto lo pseudonimo Can Xue da più di quarant’anni; i romanzi e i racconti, le traduzioni, i saggi, testimoniano una indiscussa attenzione alla scrittrice e critica cinese, evidenziate significativamente dalle candidature al Nobel. In numero decisamente inferiore rispetto a quelle in inglese, nell’ultimo triennio quattro traduzioni italiane sono edite da Utopia ad opera di Maria Rita Masci: 1986 La vecchia nuvola fluttuante (1986), La strada di fango giallo (1987), Dialoghi in cielo (1988), La città del fumo (2023).
La vecchia nuvola fluttuante e La strada di fango giallo
La Cina, il contesto geo-politico della scrittrice Can Xue
Punto di partenza della narrativa di Can Xue è un contesto geo-politico a lei affine, la Cina, con particolarità che inducono in chi legge interesse e curiosità per un mondo culturalmente connotato, oltre che per la toponomastica di persone, luoghi e qualche sparuto cibo, anche per un nucleo concettuale che attraversa le relazioni sociali, familiari, politiche, oggetto di interesse filtrato con criteri estetici. Il lettore si rende conto di aver bisogno, prima ancora che di una lente narratologica che tenga conto di qualche decennio di letteratura contemporanea, anche di criteri di decodifica di un apparato ideologico rispetto al mondo che viene rappresentato, alla tipologia di personaggi e alle relazioni che intercorrono, ai luoghi così poco luoghi, o alle connessioni fra pensiero e azione, elemento tipico del personaggio narrativo.
La narrazione di Can Xue si muove tra mondo rurale e ambiente cittadino, senza che mai appaia una esplicita descrizione del contesto fisico nel quale i personaggi muovono i loro passi, anzi l’ambiente esterno, vie, fiumi, le abitazioni, i cortili, le strade, sono asfittici nei due romanzi degli anni Ottanta: scalcinati e colpiti dagli effetti di una catastrofe ambientale ne La strada di fango giallo, limitrofa a un crematorio e a un’azienda di non precisati macchinari, neanche funzionante «la fabbrica S», e ne La vecchia nuvola fluttuante un contesto forse più vicino alla città caratterizzato, alla stregua del primo romanzo, da forme di collettivizzazione economica e lavorativa pressanti.
La natura malata in cui ogni cosa è irreparabilmente corrotta

A rendere opprimente l’ambiente è la corporeità, il peso specifico dell’aria, indifferentemente troppo calda o fredda, piena di insetti, volatili, vermi, serpenti, microscopici o di dimensioni spaventose, che invadono la terra, la casa o la carne, sbocciando come vita dentro la vita, in spaventevole simbiosi vissute con perversa e compiaciuta paura. I tramezzi che dividono le stanze fra più famiglie, fisicamente conviventi in casupole o i tuguri a più piani provvisti di abbaino, ai due lati della strettissima strada di fango giallo, proteggono molto poco dalla pioggia torrenziale, dal vento, dal sole cattivo, e i personaggi sono costretti a improvvisati e vani ripari in cucina o sotto il letto dove trovano altre minacce e fastidi pronti ad assalirli, a camminargli sulla faccia, a trafiggere il cuoio capelluto con unghie, becco o zampine artigliate.
La natura è malata, irreparabilmente corrotta, avvelenata, tossica, il contatto fra specie diverse sporca, apre vesciche, fa gocciolare olio, pus, sangue, liquidi puzzolenti, fa venir fuori dalla pelle zampe di galline, esplodere escrescenze mostruose, scoppiare o friggere i peli, determinando detonazioni, flatulenze, defecazioni abnormi, che nascondono e annullano ogni possibilità di fascino del corpo, ottundono i sensi, fanno crollare nel sonno della ragione.
I personaggi farneticanti dell’universo di Can Xue
Chi non combatte muore. I personaggi corrono, appaiono, scompaiono, interagiscono più con idee irrazionali e urla che con gesti e discorsi compiuti, così il lettore non riesce a seguirne una traiettoria completa, o comunque a percepire un punto di arrivo dei movimenti né sviluppi dei discorsi farneticanti.
Peraltro, se La vecchia nuvola fluttuante ruota intorno a un nucleo abitato da due coppie e relative espansioni familiari come presenze fantasmatiche prolungate nello spazio e in un tempo quasi perfetto che non può diventare ideale; La strada di fango giallo vuole avere un respiro più ampio rispetto alla modernità della struttura del romanzo, che passa da una narrazione corale a una narrazione che valorizza i gruppi contrapposti all’interno della esigua quanto fastidiosa e infastidita comunità di mendicanti, di ribelli alla rivoluzione culturale o di ribelli, e quindi reietti in quanto da rieducare da parte del partito, come marionette o personaggi fissi senza psicologia.
Questo originale strumento di narrazione che sembra fare scorrere la voce del racconto in modo fino a un certo punto poco prevedibile, permette alla scrittrice di mettere in luce il clima di sospetto, i mal celati contrasti che diventano omicidi, in conseguenza della furbizia, del comodo, dell’assenza di controllo da parte dell’autorità, di rispetto per la vita dei neonati come dei vecchi non autosufficienti.
Attraverso due forme della narrazione lunga, tipiche della contemporaneità, rilette in modo originale poiché entrambe prive di tradizionali protagonisti e di trama, prende forma sotto la penna della Xue la scaturigine dei comportamenti disumani come cogliendo la base dell’individualismo e delle derive egotiste: padri e madri senza figli, ridotti a essere mogli e mariti che presto si odiano sconfinando nell’indifferenza o nel tentativo rabbioso di possesso che arriva fino alla morte. Vicini e colleghi, uomini e donne che si sfiorano con uno sguardo sempre al limite di una relazione adultera e ultimamente omicida, viventi nell’umana comunità pronti a sbranarsi per un riconoscimento sociale o comunitario che li metta in una luce migliore rispetto ad altri, in una apoteosi di miseria che non sa trovare alternative.
Tra sogno e sonno, una costante nella narrativa di Can Xue

Il passaggio tra sogno e sonno è una costante dei due romanzi, solo che La vecchia nuvola fluttuante è ambientato nella stagione del decotto dei fiori bianchi del gelso che producono insonni allucinazioni, ne La strada di fango giallo, come in un frenetico refrain, i personaggi si avvolgono, quasi in un utero protettivo di imbottite, combattendo senza successo con il caldo straziante che induce il sonno; sono preda di sogni, individuali o collettivi, che in base ai ragionamenti illogici e assurdi, determinerebbero o sarebbero conseguenze di eventi meteo catastrofici.
«Il caso di Wang Ziguang agita ancora gli animi!» Annunciò Yu per strada con il cappello in testa, «io penso che l’atteggiamento verso il comitato sia di cruciale importanza. Recentemente gira voce che fosse un falso organismo, io voglio raccogliere dati per confutare questa vergognosa calunnia. Ho ricevuto l’ordine di informarvi che: il comitato lavora regolarmente, nessuno può avanzare dubbi sulla sua utilità, o perdere la fiducia e darsi per vinto…» .
Indifferentemente vittime e carnefici, a turno
«Compagni, la verità è venuta a galla». La critica politica è pungente ne La strada di fango giallo in cui gli abitanti appaiono attaccati fino alla consunzione a questa oasi innaturale della mutazione genetica irrorata da liquami gialli e da una cenere chimica salata; anzi nei tratti mostruosi e deformati fino al ferino, che alla lontana richiama l’animalesco della fiaba di Orwell in chiave splatter, i dominanti e i dominati sono a turno sotto scacco, ora carnefici ora vittime, grigi funzionari abbandonati dall’entusiasmo e in cerca di delatori, o alle prese con insulse indagini per risolvere problemi inesistenti e nascondere le epurazioni, l’arbitrarietà delle decisioni, la cialtroneria dei capi della fabbrica, del distretto, del partito; di contro, ribelli denunciatari chiusi a difendere con altrettanta violenza il proprio contropotere, pronti a usare indifferentemente l’omicidio o a collaborare.
Un’immagine evoca in modo enigmatico il senso complessivo di imbroglio, menzogna, ricerca di alibi e assenza di responsabilità:
Per tutto il giorno Hu San tirò su l’acqua dal pozzo davanti casa con un secchio di ferro bucato dalla ruggine. Ogni volta che lo tirava su, l’acqua usciva dai buchi e lo vuotava. L’uomo allora lo rigettava dentro per rifare l’acqua e tirarlo su (…). Saltando come una cavalletta Qi Ergou annunciò «Compagni, la verità è venuta a galla».
Un io apre e chiude la narrazione entrando sulla strada di fango giallo e alla fine cercando segni della sua esistenza, come si cerca di ricordare un incubo quando, oramai, ai margini di una città mai descritta ma evocata mediante il rintocco dell’orologio la strada di fango giallo sembra essere stata bonificata ed essere sparita.
Le raccolte di racconti Dialoghi in cielo e La città del fumo
La ricostruzione biografica in chiave lirica di Deng Xiaohua
In questo orizzonte di mistero, interiore e nel quale l’uomo è immerso, va intesa la raccolta di racconti ai quali è affidata, a eccezione di qualcuno, una cospicua sezione biografica della scrittrice, che coniuga, adeguando il punto di vista progressivamente più maturo, la trasposizione onirica dei ricordi prima di bambina poi di giovane pronta all’amore, e la rappresentazione lirica, che dissolvono i nessi logici, cronologici e spaziali.
«Al sud le notti d’estate erano piene di mistero» avverte l’io lirico nell’incipit di Dialoghi in cielo, dopo una quindicina di righe in corsivo che ripercorrono alcuni eventi tragici della separazione dei suoi genitori dai figli e da lei, Deng, affidata alla nonna.

Il secondo racconto Quello che mi è capitato in quel mondo (A un amico), riporta eventi risalenti a una non meglio specificata mezzanotte gelata, quando una folla di lavoranti, impegnati a impiantare una paulonia nel giardino di casa sua, fa irruzione «con facce da dementi» e «con la saliva che colava dalla bocca», nella stanza della fanciulla, mentre lei è sdraiata, supina, solleva un dito e lo vede «coperto di disegni di brina».
In una serie di immagini non collegate fra loro (la folla nella stanza, un corteo funebre che come cordicelle girano intorno alla montagnola, l’eccitazione dei lavoranti per piantare la paulonia, la paura, la vecchia che richiama all’ordine e si muta in aquila, il flauto di bambù nel corteo funebre che si avvicina), immagini e pensieri del personaggio, che per urgenza narrativa e senza collegamento logico, scorrono l’una nell’altra, viene evocata la sua crescita:
Quando quel tremante riflesso di luce ha cominciato a brillare, ho sentito un prurito in tutto il corpo, come se numerose gemme volessero spuntarmi fuori.
O viene evocata la fine, sua o della vecchia che nel buco della paulonia è stata seppellita:
Ora verranno a prendermi, chiudo la porta ermeticamente, poi entro in una cassa di legno e chiudo il coperchio.
L’amico, ne sembra certa, sa a cosa lei alluda e così possono ora insieme ricordare un’esperienza comune: erano seduti a cantare. Gli ostacoli sono qui rappresentati dai parenti di lei, fino a una intrigante rivelazione che dà avvio a un’altra storia:
Amico, è giunto il momento. Ascolta, scoppia una tempesta (…) l’acqua del mare ondeggia sensualmente. Noi due, mano nella mano, emergiamo (….) con la cavità toracica cantiamo …
I tre dialoghi in cielo, I, II e III, amplificano questa idea di relazione amorosa con le modalità espressive già descritte che non riescono mai ripetitive e si rivelano funzionali alla relazione che ciascuno dei racconti costruisce fra un Io-donna e un Tu-uomo:
Quella volta stavo con te in riva al lago dall’acqua luccicante. Improvvisamente gli occhi mi si sono gonfiati e sono diventati rossi. (…) è stato allora che mi hai rivelato il segreto della tuberosa, che mi hai detto di attenderlo ogni notte a mezzanotte, e che talvolta non sarebbe venuto perché non esiste. (….) «Tu puoi solo attendere».
Vivere e conoscere, vedere e non capire in tre storie
La città del fumo, titolo di una raccolta di quattordici racconti, di recente pubblicazione, sembra andare in una direzione diversa; il fumo, il buio, come assenza di luce, visibilità o impossibilità di visione, sono la condizione prevalente in narrazioni più o meno brevi caratterizzate da un io monologante che ricorda e motiva eventi vissuti o racconti in cui il ricordo si mischia a un’esperienza che ancora non si è conclusa. Protagonista è in realtà lo shock conoscitivo tra il vedere e non capire, che può diventare shock esistenziale tra guardare e rendersi disponibile ad accogliere eventi che rimangono incomprensibili oppure chiudersi totalmente nel rifiuto che lo rinchiude nella rabbia e nell’incapacità di capire.
In un racconto-cornice – che comprende Una giornata di Zia Wang, Il giardiniere della città del fumo e La ragazza che dormirà nella stazioncina – una voce narrante unisce questi primi tre racconti e dà una apparente unità di attesa:
Ascoltando queste tre storie, non avete forse sentito il fascino particolare della nostra città del fumo? Ho sessantotto anni, non sono nostalgico, guardo avanti e ho il cuore pieno di aspettativa.
Nei tre racconti uomini, piante, animali, il corporeo e l’incorporeo, luce e ombra, vivi e morti, sono misteriosamente collegati da un unico flusso di energia che può realizzarsi in parola, sospiri, il canto delle montagne, il mormorio delle piante, la corteccia che produce un fruscio di approvazione, le pietre che appaiono scompaiono, crescono, insegnano compiaciute, le montagne di carbone che aiutano gli uomini.
Tra corpo e scoperta, la dinamica della ricerca in Can Xue

Nelle storie il protagonista inizia un viaggio, un movimento del corpo o di scoperta, perché cerca o è affascinato da qualcosa o da qualcuno, oppure riceve una proposta, un invito o un evento traumatico che, però, non lo traumatizza come se si trattasse di un sogno ad occhi aperti; è costretto a confrontarsi in modo non pacifico con una situazione diversa da quella che si aspettava. I bambini e i vecchi assumono alcuni tratti ripetitivi: sono interlocutori o testimoni, tentatori o demotivatori.
Negli ultimi tempi Zhao vedeva spesso un orecchio, che non sapeva se fosse un buon segno. Un orecchio sensuale, cesellato con finezza, che si manifestava spontaneamente ed era difficile da afferrare.
Come il sogno di cadere. In molti racconti un io narra in prima persona; inoltre il protagonista è assalito dai dubbi su come risolvere il problema che lo affligge, deve capire se e come cambiare le sue idee e poi cosa fare. L’espressione di una serie di domande espresse in forma diretta, è un altro elemento comune a tutti i racconti della raccolta. Ma la domanda è solo l’inizio che può metterlo in discussione fino al punto di accettare le contraddizioni di un interlocutore, un apparente aiutante, quello che ha il compito di infondere fiducia nella fase iniziale, appianare tutto oppure confondere il protagonista, non mostrare la soluzione e la traiettoria da seguire, metterne alla prova la sincerità e la tenuta oppure mostrarne la cattiveria o essere cattivo lui stesso.
Non tutti riconoscono nei segni che hanno davanti e individuano la via da seguire, ma è evidente che l’assoluta solitudine nella quale cadono e che la scrittrice sa far toccare con la sua scrittura, li pone in una condizione di pericolo a volte mortale, oppure in un momento di crescita, poiché si trovano di fronte a eventi irrazionali e imprevedibili, come il sogno di cadere.
Per orientarsi fra testo e contesto
A questo punto la modalità espressiva alla quale la Xue ha abituato il lettore mostra ulteriori opportunità espressive, sempre spiazzanti e sorprendenti, di straniamento, all’interno di una gamma di soluzioni che spostano la narrazione verso il fiabesco, il fantasy, l’horror, il giallo, il noir, l’avventura: i personaggi bussano alle porte del mistero, attraversano la sottile parete tra la vita e il sogno, la vita e la morte, eppure le storie malgrado si giunga alla conclusione, possono rimanere senza soluzione. Non c’è un atteggiamento razionale che conduca a una salvifica e solida posizione, ma neanche irrazionale, sembra dirci chi scrive.
I cliché vengono smontati uno dopo l’altro a partire dagli atteggiamenti e dai comportamenti virtuosi che impariamo da bambini. La rappresentazione narrativa intercetta i pensieri, le vibrazioni dell’animo, cerca tacite corrispondenze fra esseri viventi e non viventi, esaltando le potenzialità della dinamica del sogno a occhi aperti, dell’incubo che si avvera, del desiderio più esaltante che trova risposte impossibili, come accade agli occhi di un bambino.
Fratello dell’ovest, ci dobbiamo salutare, stringiamoci la
mano », dice Mirto.
Lui tende la mano, lei cerca di prenderla ma non ci riesce.
« Che succede? », chiede spaventata.
« È un mistero, lo custodisca nel cuore », risponde commosso,
« ho deciso che farò di quel treno la mia casa. Il che vuol dire che
verrò qui a intervalli regolari ».
« È il benvenuto, Fratello dell’ovest! ».








