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Amal Bouchared

Amal Bouchareb e la feroce eredità con cui fare i conti

«I boccioli del mandorlo», attraverso il protagonista, ripercorre in filigrana un secolo di storia: dalla colonizzazione del Nord Africa all’esilio degli ebrei sefarditi in Israele.
  • I boccioli del mandorlo di Amal Bouchared è ambientato all’interno della cucina di una caserma militare israeliana.
  • Il protagonista, lo chef Azriel Boniche, nutre un genuino amore per le sue origini, mentre partecipa alla guerra israelo-palestinese.
  • Nel libro, ogni generazione deve decidere cosa vada rigettato e quanto del patrimonio è da porre alla base della propria azione.

I boccioli del mandorlo. Rifiorire in Palestina di Amal Bouchared (Vallecchi, 2026) mette al centro la vita all’interno della cucina di una caserma militare israeliana che svolge un ruolo di primo piano negli eventi internazionali contemporanei. Un’occasione per percorrere in filigrana un secolo di storia in un crocevia d’eccezione: la colonizzazione del Nord Africa, l’esilio degli ebrei sefarditi in Israele, la convivenza fra le comunità musulmana ed ebraica, che si sentono parte di un popolo.

Nel libro, lo chef Azriel Boniche nutre un genuino amore per le sue origini, mentre partecipa alla guerra israelo-palestinese. Guida il personale di cucina della base con diplomazia e attenzione alle intricate tradizioni della dieta kosher o degli aromi e odori della cucina algerina, terra percepita come patria dalla sua famiglia che conserva memoria della permanenza in Andalusia.

La diversità, partecipazione alla bellezza

Dell’esilio che costituisce la storia personale e familiare in Azriel resta un fondo di pace e di creatività musicale, gastronomica, poetica, ma soprattutto la propensione all’incontro con il diverso e la sensibilità a cogliere e accogliere la diversità per restituirla alla sinfonica partecipazione a una bellezza e armonia superiore. L’educazione impartita a Daniel, suo figlio, mette a dura prova l’unità familiare e l’equilibrio che Azriel ha pazientemente trovato fra obblighi professionali e convinzioni personali.

Azriel ha deciso di costruire partendo dalle ricette che la famiglia custodisce da secoli, dai canti imparati nelle feste ebraiche, dall’inno algerino al quale il padre teneva e, a sua volta, ha definito un equilibrio in famiglia e al lavoro. Un equilibrio che alcuni fatti mettono in crisi: il servizio militare del figlio nell’IDF (Israel Defense Forces), l’attivismo della moglie dopo l’inizio della guerra a Gaza, le recrudescenze dell’inimicizia che cova nel difficile ambiente militare, fra i rischi sempre vivi di tradimento o di collaborazionismo con il nemico. Ma Azriel vuole essere un leader nel gruppo di cuochi e apprendisti che gli è affidato, e sceglie la via della paternità e della tutela delle relazioni, anche laddove i disequilibri potrebbero determinare contrasti e lacerazioni.

Amal Bouchareb e il patrimonio da accettare

Amal Bouchareb sa per esperienza che ogni generazione è costretta a fare i conti con una feroce eredità, deve decidere cosa vada rigettato e quanto del patrimonio è da porre alla base della propria azione. Sempre la ricerca di un contributo originale è frutto di un conflitto interiore non visibile, ma è anche segno di un giudizio e di una necessaria presa di distanza.

Decidere la posizione da prendere nella convivenza porta a un bivio: accettare in se stessi le divergenze o tagliare via parti di sé, fare guerra o patteggiare, separarsi o integrare, capire le differenze e accoglierle o rinchiudersi in una assoluta solitudine che sfocia in tensione ultimamente suicidaria e in autodistruzione. Il primo passo, l’accettazione della verità è però frutto di un lavoro sulla coscienza individuale che si mette a nudo e si interroga sul proprio percorso nella storia, senza alibi.

Attraverso una serie di cambi del punto di vista narrativo, il lettore è guidato all’interno della base militare, negli ambienti della cucina e della mensa, nel mercato di Haifa, nelle stanze dei bottoni, dentro il rapporto tra marito e moglie. Intento del narratore è proporre uno scandaglio della coscienza e delle crisi, per mettere in luce l’assoluta non scontatezza della pace e il misterioso accadere o prosciugarsi dell’amicizia, che è la perfezione delle interazioni tra gli uomini. Territorio del conflitto sono tutte le relazioni e le aree di interesse e di passione, campo di battaglia è il cuore umano: perde chi abbandona il campo e rinuncia alla relazione.

Per orientarsi fra testo e contesto

Amal Bouchareb (Damasco, 1984) è una scrittrice, traduttrice e docente algerino italiana, editorialista per Alaraby Aljadeed e Aljazeera. Ha curato il programma di scrittura creativa del ministero della Cultura saudita e dirige la rivista Arabesque. Il genere narrativo scelto per I boccioli del mandorlo è quello del thriller, che dà forma a un vero scavo interiore collettivo. I personaggi si confrontano sul senso degli eventi che vivono – e che vive anche il lettore per la contemporaneità dei fatti narrati -, ripercorrono la storia loro e della comunità con la quale si identificano, proponendone letture variegate. Giudizi e pregiudizi si scontrano, attraversati a volte con lucidità e con umile desiderio di accettazione del destino.

Nel suo libro, Amal Bouchareb offre uno spaccato originale di eventi sui quali sembra doveroso sospendere il giudizio. Ha il coraggio di interrogarsi su scelte politiche e trasformazioni delle comunità umane di lungo periodo. Prende le mosse da alcune interpretazioni della storia contemporanea e interpella chi legge suscitando un atteggiamento di empatica partecipazione, costringendolo non alla sospensione del giudizio, ma a una tensione positiva verso una normalità di convivenza.


Articolo scritto interamente da un essere umano “a mano”, cioè senza l’uso di AI.(scopri di più)
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