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- Tutte le poesie di Giovanna Sicari offre una panoramica completa del percorso creativo della poetessa scomparsa prematuramente nel 2003.
- Sara Vergari, curatrice della raccolta insieme a Milo De Angelis, descrive la poesia di Sicari come un «canto di vita, di morte e di battaglia».
L’editore Interno Poesia pubblica l’opera omnia di Giovanna Sicari (1954-2003). La raccolta Tutte le poesie, curata da Milo De Angelis e Sara Vergari, ripercorre l’intero arco creativo di Sicari, dalla giovinezza romana alle esperienze milanesi, fino alle ultime composizioni segnate dalla malattia. Sara Vergari, nella prefazione, sottolinea la musicalità del linguaggio di Sicari, descrivendolo come un «canto di vita, di morte e di battaglia». Una definizione che coglie l’essenza della poetessa tarantina, le cui liriche spaziano tra autobiografia, ricordi, luoghi e sensazioni. Come si ricava dal video riportato sotto.
Le varie fasi nelle liriche di Giovanna Sicari
Nelle prime opere, la quotidianità è intrisa di inquietudine e smarrimento, ma anche di una luminosità che scaturisce dall’amore e da una dimensione “carnale” del verso. La fisicità è un elemento centrale, che rende le sue parole vividee potenti.
Nella seconda parte della sua produzione, emerge l’ossessione del sacrificio e della morte, che amplifica la forza espressiva dei versi. I componimenti si fanno più lunghi e immaginifici, fino ad aprire un varco in direzione di un dialogo commovente con il lettore. La poesia di Sicari unisce il carattere visionario con la concretezza, un connubio in cui la realtà è vista attraverso un’incisione profonda, una ferita rimarginata che, tuttavia, potrebbe tornare a sanguinare.
Le ultime poesie, tra cui alcuni inediti, presenti nella raccolta delineano il disfacimento dell’individuo, un’amarezza ineludibile intrisa di incertezze in un futuro nebuloso. La consapevolezza della malattia e della morte si fa sempre più pressante, ma la poesia continua a essere un’ancora di salvezza, un modo per dare voce al dolore e alla speranza. Roma, la città in cui si trasferì con la famiglia a otto anni, riappare nello splendore delle rovine e nel piacere di un tempo differente, un luogo di memoria e di nostalgia.
- Che bello riscoprire questa poetessa! ✨ La sua voce......
- La poesia come catarsi? 🤔 Forse un'analisi troppo......
- Una voce femminile con 'linfa vitale maschile'? 🤷♀️ Un'interpretazione......
«Una poesia che sembra scritta col fiatone»
Alessandro Moscè ha definito quella di Sicari «una poesia che sembra scritta con il fiatone (…), che invoca manchevolezze, episodi mai più vissuti, eppure anelati, che fanno sobbalzare il cuore e vengono conservati, respirati nel sogno». Il flusso dei versi si rivela ininterrotto, una turbolenza di suoni e silenzi, di armonie e riferimenti. Il linguaggio fiorisce come un’esplosione di percezioni, di angosce, di malumori e di euforie, manifestandosi sia in forme liriche sia in forme sperimentali. Ogni particolare è distillato con cura nella tessitura di istanti passeggeri: urbani, domestici, agresti sotto cieli grigi, di regni e creature fantastiche.
Un elemento distintivo di Giovanna Sicari risiede nel suo spirito combattivo e risoluto, animato da una «linfa vitale nella carne». La sua voce si fa spazio con forza, rivendicando un’identità complessa e sfaccettata. In alcuni componimenti, emerge un duetto in cui i protagonisti si muovono all’unisono, alla ricerca di un luogo di rifugio e di comprensione. La poesia di Sicari è immediatamente fruibile, poiché comunica una verità condivisibile nonostante le dissonanze tra i soggetti e il mondo esterno.
Per orientarsi fra testo e contesto
Giovanna Sicari, nata a Taranto nel 1954 e scomparsa prematuramente nel 2003, si distingue per originalità e intensità nel panorama della poesia contemporanea. Tutte le poesie offre al lettore la possibilità di ripercorrere l’intero percorso creativo della poetessa, dalla giovinezza romana alle ultime composizioni, dando uno spaccato di una voce lirica di rara bellezza. Come si evince dalla lirica seguente:
Amore del rifugio e dell’acqua,
amore di poche parole lontano dall’insidia,
amore degli uomini santi, accarezza il viso del turbamento
dammi i nomi del perdono, il canto sepolto della legge,
sento che saremo vicini anche in autunno,
ci abbracceremo nelle case vuote ricordando un antico passato
per dimenticarlo, soltanto l’oro più puro della nostra anima
sarà con noi, forse saremo donna e uomo solamente,
forse farà già freddo e ci abbracceremo fra gli alberi stanchi
ridendo di ogni cosa, il passato ci lascerà e saremo
nuovi, leggeri, redenti.
Sarà ottobre o novembre, nel bosco
Saremo teneri e allegri nelle nostre braccia di terra,
fra acqua e fuoco, smarriti dalle azioni.
Quando ci lasceremo sarà sui polpastrelli la
nostra anima vera, nell’aria ci sarà cura
per la ferita.





